VinoEnea: “Tu, donna! alzati e vattene, ché sei indegna di siffatta compagnia”.

CD: “Cazzo vuoi, io ero seduta qui prima di te”.

Enea: “Non diciamo eresie. Codesta è la mia postazione da ore e ore, financo pria tu giungessi in località Bagnacavallo per cenare alla tavola imbandita, otto o nove ore avanti, quando la notte era ancora in là da venire”.

CD: “No. Io ero seduta qui, tu mi sei arenato di fianco, hai oscillato un pò e alla fine sei anche cascato sulle mie gambe”.

Enea: “Oh! Quale impudicizia in sì grandi menzogne! Basta, taci, spudorata!”

CD: “Sei fuori? E’ successo dieci minuti fa! Ti ho rialzato con una gomitata”.

Enea
: “Tu perseveri, donna, come il diavolo nell’errore”.

Marco: “Lascia perdere, guarda, ha ragione lei”.

CD
: “Ecco, vedi? Lo dice anche lui!”

Enea: “Che fai, compagno, mi rompi i coglioni pure tu?”

Marco: “No, fidati, con loro non ci puoi fare niente. Le donne hanno la memoria storica nell’utero. E’ come se avessero un hard disk da 20 giga nella passera”.

settembre 27th, 2007Barzelletta

Il ragno e la rana

(Si ringrazia Toscio per averla raccontata).

MisantropoPerché le persone, guardate da un certo punto di vista, sono francamente oscene.
Questi ammassi di carne che pulsa e friziona, con orifizi che sfiatano miasmi e la convinzione di essere nel giusto, sono immondi.

A volte, quando mi trovo in mezzo alla gente e sono particolarmente suscettibile, provo ribrezzo per quell’agglomerato di carne sudata e molla, che pende e sfrega e lascia la sua impronta su ogni superficie.
Mi ripudiano il tanfo digestivo dei fiati che risale dalle interiora, il fetore acre delle secrezioni e l’olezzo della pelle ripiegata su sé stessa.
Mi nausea il modo in cui i corpi spingono, pestano, sbattono e si comprimono l’uno contro l’altro, gli occhi disapprovano e i sospiri ammorbano l’aria con l’odore della carne in decomposizione.
In momenti come questi mi chiedo perché l’uomo stia ancora proliferando sul pianeta e penso che l’estinzione volontaria della razza umana sia una buona idea.

L’altro giorno mi è capitato uno di questi momenti; però ero a Venezia e stavo passeggiando, con altri dieci milioni di persone (densità percepita) sotto i portici del palazzo ducale.
E allora ho pensato che c’è un motivo per cui l’uomo non va estirpato dalla terra come una schifosa erbaccia, senza rimpianto e con decisione: il motivo è quel portico.
Il motivo è che, tra gli uomini, ce ne sono stati alcuni che hanno inventato, progettato e costruito quel portico, con quelle belle volte e le colonne di marmo chiaro che stemperano la luce e la calura.
Il motivo è l’arte.
L’uomo merita di restare al mondo perché produce arte.
Non ci dobbiamo sterminare con il napalm, evviva!, perché alcuni tra noi sanno fare cose come quella colonna.

Quella colonna vi riscatta.
Per merito suo posso tollerare le vostre ascelle pezzate, i rigurgiti improvvisi, le opinioni più meschine. Posso tollerare quelli che mi passano davanti in fila, quelli che mi pestano i piedi, quelli che non mi tollerano. Posso tollerare gli intolleranti. Posso tollerare tutto.
Tollero tutto.

E lo stesso fate voi.

La gente prende d’assedio le mostre e si interessa di cultura perché sa queste cose e cerca una ragione per essere salvata.
Finchè c’è arte c’è tolleranza.
E finchè c’è tolleranza c’è salvezza.

Immagino sia per questo che arte e religione sono sempre state intrecciate, e ora capisco i detrattori dell’arte contemporanea (non è immediato accettare di meritare la salvezza per una cacca dentro un barattolo).

Per cui, alla fine, è abbastanza facile capire cosa è arte e cosa non lo è: quello che ti fa tirare un respiro di sollievo è arte, il resto no.

Da qui discende la mia personale definizione di arte, che è: “Arte è quando senti di avere il culo parato”.

settembre 24th, 2007Segnalazioni

Dichiarazione di intentiHo accumulato roba da diffondere al mondo, ed è giunto il momento di smaltirla.

Quindi segnalo:

  • Il blog di Andreaxmas, che è un gioiellino sia per i contenuti che per la scelta grafica – innanzi alla quale mi inchino umilmente.
  • Il libro di Robert Neumann dal titolo “Lungo i fiumi di Babilonia”.

    Chi pensa che la questione ebraica non possa essere affrontata con ironia e leggerezza dovrà ricredersi dopo questa lettura, davvero sorprendente.
    L’unico problema è reperire il testo, che risulta fuori catalogo.
    A me l’ha consigliato mia nonna, alla faccia di anobii e delle vostre diavolerie elettroniche.

  • La Biennale di Venezia, sezione arte.
    Quest’anno il titolo dell’esposizione, scelto per venire incontro ad un pubblico generalista e facilitare l’accesso ai contenuti, è “Realismo Trascendentale”.
    In pratica il tema è la guerra.
    In mostra numerose foto, quadri e video, con poche installazioni rispetto alle edizioni precedenti.

    Un’esposizione interessante, con opere contemporanee che non inventano nuovi canoni ma che meritano certamente un’occhiata.

  • Virgin Radio, che ha rivoluzionato i miei viaggi in macchina solitari.
    Non mi è mai piaciuto ascoltare la radio, ma adesso è diverso: Virgin passa solo musica rock, ininterrottamente. C’è poca pubblicità e non esistono programmi, con speaker che commentano le notizie sul sito dell’Ansa e ascoltatori che chiamano per farci sapere cos’hanno mangiato a colazione.
    Grandiosa.
  • Ikea. A me non piacciono i centri commerciali perché mi danno la sensazione che siano gli oggetti a guardarmi invece del contrario, e sentirmi fissata da un battaglione di detergenti per il pavimento non è proprio il massimo.
    Ma all’Ikea i mobili non mi spiano: sono io a sceglierli.
    E i risultati sono ottimi: adesso ho una fantastica sedia Mammut rosa, alta 30 centimetri, completamente inutile e che non so dove mettere.

    Prossima volta compro il tavolino da nani in abbinato e indico una tavola rotonda sul libero arbitrio.

settembre 20th, 2007Sweet, Sugar, Candyman

PasticciereMi hanno detto che sul blog sembro una pazza furiosa perché scrivo in maniera sconclusionata, salto di palo in frasca e tiro fuori senza preavviso argomenti e pensieri che non si aggrappano a niente, che non stanno da nessuna parte e dei quali non si comprende il capo né la coda, l’utilità né lo scopo, il senso né la forma.

“In ogni post dai l’idea di una che sia stata rinchiusa per anni in una camera isolata, senza mai comunicare con altre persone. Poi un giorno arriva qualcuno che dice: ‘Ecco, adesso puoi dire quello che hai da dire’, e lì, finalmente, ti scateni. E fai paura”.

E’ seguita una breve discussione in cui io testimoniavo per la mia sanità mentale e l’interlocutore mi raccontava dei suoi amici con blog normali, in cui scrivono i resoconti delle serate con gli amici e pubblicano foto delle vacanze al mare.

Tutto ciò mi ha fatto molto penare , e il mio animo sensibile si è sentito oppresso e tormentato da siffatta tenzone.

Finché ho letto Kierkegaard e Montaigne, e ho capito che il mio modo di scrivere non ravvisa quello dei pazzi furiosi, bensì dei filosofi.
Ah! Stolidi blogger con istantanee di culi pelosi che oltraggiano spiagge cristalline, laggiù, nel meriggio!

Io sono una filosofa e non lo sapevo.
Ora ho preso coscienza, ora so.

Nella fattispecie, so cosa chiedere al pasticcere che lavora da mia mamma.

Sto leggendo uno dei saggi di Montaigne dal titolato “Dell’educazione dei fanciulli”.
Nel saggio il filosofo spiega il modo in cui un precettore dovrebbe istruire un allievo che gli viene affidato.
Il precettore dovrebbe fare un sacco di roba, secondo Montaigne.
Tra le altre: adattarsi alle capacità del discepolo senza prevaricarlo; far fare al ragazzo esperienza del mondo e delle persone, evitando di riempirgli la testa di nozioni mnemoniche; insegnarli il valore, la temperanza e la giustizia; educarlo a capire gli impulsi che ci muovono e le loro cause.
Tutto condivisibile e stimolante.

Dopo trenta pagine su questo tono, il fanciullo arriva a formarsi un giudizio.
A questo punto è pronto per lo studio di retorica, matematica, fisica e geometria, che gli indicheranno la scienza a lui più congeniale, alla quale dedicare la sua vita.

Se però il fanciullo, dopo tutte questo sbattimento, è rimasto uno zotico con la passione per la lotta e le favole, allora non c’è davvero speranza.
Abbattuto, Montaigne getta la spugna.
E chiosa: “non trovo altro rimedio se non che al più presto il suo precettore lo strangoli, se non ci sono testimoni, oppure che lo si metta a fare il pasticcere in qualche buona città, fosse anche il figlio di un Duca”.

Domani vado da Sandro, il pasticcere, e gli punto una meringa alle tempie gridando: “La morte o i tortellini!”.
Poi gli racconto di Montaigne e gli chiedo come ci si sente a essere un buzzurro paraculato.

Secondo me non la prende bene.


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