ottobre 29th, 2007Baci

Bacio VIP

Eva Longoria e Tony Parker si baciano tra il disgusto dei natanti.

ottobre 26th, 2007Your ad here!

Stamattina sono andata a Bologna a prendere un libro per la tesi – mento, in realtà sono andata a fare shopping – e ho trovato la stazione ricoperta di cartelloni come questo:

Pane amore sanita'

Si tratta della “campagna per aumentare la consapevolezza dei cittadini sulla “buona sanità” offerta dal Servizio Sanitario Nazionale” ed è stata realizzata da Oliviero Toscani per celebrare i 30 anni della sanità pubblica.

Il claim recita: “Pane, amore e sanità”.

Ora, io ho seri problemi con le pubblicità.

Nonostante stia per laurearmi in comunicazione di massa e possa aspirare a lavorare come copy, non capisco mai il senso dei claim. Lo interpreto male, o non lo interpreto affatto: il 90% degli spot mi sembrano insensati o sbagliati. Le pubblicità non mi avvicinano ai prodotti; semplicemente, mi fanno sentire estranea.

Il claim di cui sopra, ad esempio: cosa dovrebbe significare? A cosa dovrebbe farmi pensare?
Di primo acchito mi ha portato alla mente il titolo del celebre film di Comencini, “Pane, amore e fantasia”.
A questo punto ho fatto la (necessaria?) identificazione tra “Fantasia” e “Sanità”.
Ipotizzando che tutto ciò sia corretto (ossia che Toscani si aspettasse proprio questo dal pubblico), il claim è sbagliato.
L’associazione tra fantasia e sanità non è per niente positiva, ai miei occhi, anzi: è tutto il contrario. Una sanità che ha fantasia, per come la vedo io, è quella in cui i medici tirano a indovinare sulle cure da somministrare ai pazienti. E’ una sanità che conosciamo troppo bene, oltretutto, e che non è il caso di sbandierare con cartelloni giganti e spot sui megaschermi.
Ma evidentemente, non è questo il messaggio che passa.
Il messaggio percepito è sicuramente un altro, ma io non riesco a capire quale, né posso immaginarlo.

Alfa RomeoUn altro spot che mi lascia sbigottita è quello del’Alfa Romeo (qui c’è il video, se volete rinfrescarvi la memoria).
Questa pubblicità, per me, è stata completamente senza senso finché ho letto l’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam.
Ecco il payoff:

Osservate con quanta previdenza la Natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia.
Infuse nell’uomo più passione che ragione, perché tutto fosse meno triste.

Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe.
Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati, godrebbero felici di un’eterna giovinezza.
La vita umana non è altro che un gioco della follia.
Il cuore ha sempre ragione
.”

ErasmoDopo aver letto Erasmo ho scoperto che le cinque frasi di cui si compone sono tratte da capitoli diversi del suo Elogio, riscritte e semplificate per funzionare all’interno di uno spot.
La seconda frase del playoff, ad esempio (“Infuse nell’uomo più passione che ragione, perché tutto fosse meno triste”) recita testualmente: “Perché la vita umana non fosse del tutto improntata a malinconica severità, Giove infuse nell’uomo molta più passione che ragione”.

Le frasi sono diverse e vengono attribuite a soggetti differenti (nello spot l’artefice è la natura, mentre nel libro è Giove), ma il senso resta, bene o male, inalterato.

Quella che mi ha sempre lasciata perplessa, comunque, è la terza frase.
Secondo me è in contraddizione con tutte le altre: all’interno di un elogio della follia, la frase centrale elogia la ragione. E quindi il claim è sbagliato.
Ho provato a riscrivere la frase, per capire se l’errore è mio.
La frase, riscritta, diventa: “Se l’uomo non ha rapporti con la saggezza, allora non c’è la vecchiaia”, cioè: “Se l’uomo ha rapporti con saggezza, allora c’è la vecchiaia”, e quindi vuol dire: senza saggezza la razza umana sarebbe estinta.
No?

Ho cercato il passaggio in cui Erasmo enuclea questo principio.
Non lo enuclea. Al contrario: dice che la razza umana si estinguerebbe se fosse saggia.
Nel capitolo 31, infatti, parla di coloro che commettono suicidio, e spiega che sono “quelli che alla sapienza si erano accostati di più”. Quindi chiosa: “Credo vi sia chiaro che cosa accadrebbe se la sapienza si diffondesse; sarebbe necessario altro fango e un secondo Prometeo capace di plasmare altri uomini”.

Tradotta, la frase diventa: “Se l’uomo fosse saggio, allora l’uomo sarebbe estinto”, cioè “con saggezza la razza umana sarebbe estinta”.
Il che è l’esatto opposto di quello che dice la voce fuori campo dello spot.

Insomma, secondo me i pubblicitari sono delle capre.

ottobre 25th, 2007Idee

Gallina alla moda

Gallina sofisticata.

ottobre 24th, 2007Somiglianze

Somiglianze

A sinistra, modella sfila con un cappello di Alexander McQueen.
A destra, fattone a un rave.

11.JPG

L’argomento di oggi è: Graziano Cecchini, che ha tinto di rosso l’acqua della fontana di Trevi.
(Jingle di apertura)

I giornali, i telegiornali e i politici lo definiscono vandalo, ma questo significa solo che i ghost writer usano male l’italiano (poco credibile) oppure che la comunicazione di massa necessita di parole concise capaci di veicolare un’immagine chiara, definita e indipendente dall’oggetto cui si applicano (già meglio).

Vandalo è chi, secondo il Devoto-Oli, “distrugge o guasta, per gusto pervertito o per grossolana ignoranza o insensibilità”.
Graziano Cecchini non ha distrutto né guastato la Fontana (il colorante usato non ha danneggiato i marmi in maniera permanente), e il suo gesto non è stato dettato da grossolana ignoranza o insensibilità, ma serviva a veicolare un messaggio.
Non è neppure un innovatore (“chi propone o impone radicali revisioni e nuove soluzioni”), a differenza di quei futuristi cui rende omaggio: al massimo può essere definito un provocatore, cioè uno che “induce altri a commettere un reato o, mimetizzato tra la folla, suscita incidenti per turbare l’ordine pubblico”.

La sua provocazione si inscrive perfettamente nel sistema di valori esistente, non segna alcuna radicale rottura: riconosce la Fontana di Trevi come simbolo, riconosce il rosso come colore di pericolo, riconosce l’importanza dei monumenti nazionali e la necessità di non danneggiarli – in una parola, riconosce le convenzioni sociali, la legittimità delle leggi che infrange e l’autorità dello stato che le ha redatte.
E’ una provocazione istituzionale e conservatrice, che stabilizza invece di destabilizzare, che conserva invece di distruggere.

Questo è il motivo per cui molti l’hanno applaudita e altri auspicano di poterla replicare una volta a settimana: è solo un’allegra buffonata, che non minaccia nessuno, non spaventa e permette di sfogare un generico malcontento (Contestiamo! Tutti in piazza! Vaffanculo! Tingiamo la fontana di rosso!) mantenendo salde le proprie certezze.
Suppongo soddisfi anche la voluttà adolescenziale di sentirsi contestatori, ribelli e dannati senza mettere in discussione lo stile di vita.

Quindi, è arte oppure no?
(In realtà ho scritto tutta ’sta trafila solo per applicare la mia personale definizione di Arte e vedere se funziona).

Se arte è ciò che fa sentire di avere il culo parato, tingere di rosso l’acqua della fontata di Trevi è arte oppure no?
No, direi di no. Piuttosto che farmi sentire il culo parato, mi fa ridere per l’esistenza, là fuori, di simpatici cazzoni dediti a gesta strampalate.
No, non è arte.

Però è un sacco divertente.


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