<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Un blog a trazione posteriore &#187; Lettere</title>
	<atom:link href="http://www.culodritto.com/category/lettere/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.culodritto.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 11 May 2010 21:24:24 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Your ad here!</title>
		<link>http://www.culodritto.com/2007/your-ad-here/</link>
		<comments>http://www.culodritto.com/2007/your-ad-here/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Oct 2007 18:23:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CuloDritto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Quesiti esistenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Sulla notizia]]></category>
		<category><![CDATA[Automobile]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.culodritto.com/?p=426</guid>
		<description><![CDATA[Stamattina sono andata a Bologna a prendere un libro per la tesi – mento, in realtà sono andata a fare shopping – e ho trovato la stazione ricoperta di cartelloni come questo:

Si tratta della “campagna per aumentare la consapevolezza dei cittadini sulla “buona sanità” offerta dal Servizio Sanitario Nazionale” ed è stata realizzata da Oliviero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina sono andata a Bologna a prendere un libro per la tesi – mento, in realtà sono andata a fare shopping – e ho trovato la stazione ricoperta di cartelloni come questo:</p>
<p><img id="image741" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/10/Pane%20amore%20sanit%C3%A0.jpg" alt="Pane amore sanita'"></p>
<p>Si tratta della “<a href="http://www.ministerosalute.it/servizio/galleria.jsp?lang=italiano&amp;id=537&amp;dad=s&amp;men=campagne07&amp;label=buona">campagna per aumentare la consapevolezza dei cittadini sulla “buona sanità” offerta dal Servizio Sanitario Nazionale</a>” ed è stata realizzata da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oliviero_Toscani">Oliviero Toscani</a> per celebrare i 30 anni della sanità pubblica.</p>
<p>Il claim recita: “Pane, amore e sanità”.</p>
<p>Ora, io ho seri problemi con le pubblicità.</p>
<p>Nonostante stia per laurearmi in comunicazione di massa e possa aspirare a lavorare come copy, non capisco mai il senso dei claim. Lo interpreto male, o non lo interpreto affatto: il 90% degli spot mi sembrano insensati o sbagliati. Le pubblicità non mi avvicinano ai prodotti; semplicemente, mi fanno sentire estranea.</p>
<p>Il claim di cui sopra, ad esempio: cosa dovrebbe significare? A cosa dovrebbe farmi pensare?<br />
Di primo acchito mi ha portato alla mente il titolo del celebre film di Comencini, “<a href="http://www.italica.rai.it/cinema/film/pane.htm">Pane, amore e fantasia</a>”.<br />
A questo punto ho fatto la (necessaria?) identificazione tra  “Fantasia” e “Sanità”.<br />
Ipotizzando che tutto ciò sia corretto (ossia che Toscani si aspettasse proprio questo dal pubblico), il claim è sbagliato.<br />
L’associazione tra fantasia e sanità non è per niente positiva, ai miei occhi, anzi: è tutto il contrario. Una sanità che ha fantasia, per come la vedo io, è quella in cui i medici tirano a indovinare sulle cure da somministrare ai pazienti. E’ una sanità che conosciamo troppo bene, oltretutto, e che non è  il caso di sbandierare con cartelloni giganti e spot sui megaschermi.<br />
Ma evidentemente, non è questo il messaggio che passa.<br />
Il messaggio percepito è sicuramente un altro, ma io non riesco a capire quale, né posso immaginarlo. </p>
<p><img id="image743" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/10/alfa%20romeo.jpg" alt="Alfa Romeo" align="right">Un altro spot che mi lascia sbigottita è quello del’Alfa Romeo (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=YUlnP9UOW7A">qui</a> c’è il video, se volete rinfrescarvi la memoria).<br />
Questa pubblicità, per me, è stata completamente senza senso finché ho letto l’<a href="http://www.anobii.com/books/Elogio_della_follia/9788804354482/01f8672ee5dddc4af4/">Elogio della Follia</a> di Erasmo da Rotterdam.<br />
Ecco il payoff:</p>
<p>“<em>Osservate con quanta previdenza la Natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia.<br />
Infuse nell’uomo più passione che ragione, perché tutto fosse meno triste.</p>
<p>Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe.<br />
Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati, godrebbero felici di un’eterna giovinezza.<br />
La vita umana non è altro che un gioco della follia.<br />
Il cuore ha sempre ragione</em>.”</p>
<p><img id="image744" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/10/Erasmo.jpg" alt="Erasmo" align="right">Dopo aver letto Erasmo ho scoperto che le cinque frasi di cui si compone sono tratte da capitoli diversi del suo Elogio, riscritte e semplificate per funzionare all’interno di uno spot.<br />
La seconda frase del playoff, ad esempio (“<em>Infuse nell’uomo più passione che ragione, perché tutto fosse meno triste</em>”) recita testualmente: “<em>Perché la vita umana non fosse del tutto improntata a malinconica severità, Giove infuse nell’uomo molta più passione che ragione</em>”.</p>
<p>Le frasi sono diverse e vengono attribuite a soggetti differenti (nello spot l’artefice è la natura, mentre nel libro è Giove), ma il senso resta, bene o male, inalterato.</p>
<p>Quella che mi ha sempre lasciata perplessa, comunque, è la terza frase.<br />
Secondo me è in contraddizione con tutte le altre: all’interno di un elogio della follia, la frase centrale elogia la ragione. E quindi il claim è sbagliato.<br />
Ho provato a riscrivere la frase, per capire se l’errore è mio.<br />
La frase, riscritta, diventa: “Se l’uomo non ha rapporti con la saggezza, allora non c’è la vecchiaia”, cioè: “Se l’uomo ha rapporti con saggezza, allora c’è la vecchiaia”, e quindi vuol dire: senza saggezza la razza umana sarebbe estinta.<br />
No?</p>
<p>Ho cercato il passaggio in cui Erasmo enuclea questo principio.<br />
Non lo enuclea. Al contrario: dice che la razza umana si estinguerebbe se fosse saggia.<br />
Nel capitolo 31, infatti, parla di coloro che commettono suicidio, e spiega che sono “<em>quelli che alla sapienza si erano accostati di più</em>”. Quindi chiosa: “<em>Credo vi sia chiaro che cosa accadrebbe se la sapienza si diffondesse; sarebbe necessario altro fango e un secondo Prometeo capace di plasmare altri uomini</em>”.</p>
<p>Tradotta, la frase diventa: “Se l’uomo fosse saggio, allora l’uomo sarebbe estinto”, cioè “con saggezza la razza umana sarebbe estinta”.<br />
Il che è l’esatto opposto di quello che dice la voce fuori campo dello spot.</p>
<p>Insomma, secondo me i pubblicitari sono delle capre.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.culodritto.com/2007/your-ad-here/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Segnalazioni</title>
		<link>http://www.culodritto.com/2007/segnalazioni/</link>
		<comments>http://www.culodritto.com/2007/segnalazioni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 16:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CuloDritto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Vita vissuta]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Automobile]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Shopping]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.culodritto.com/?p=451</guid>
		<description><![CDATA[Ho accumulato roba da diffondere al mondo, ed è giunto il momento di smaltirla.
Quindi segnalo:


 Il blog di Andreaxmas, che è un gioiellino sia per i contenuti che per la scelta grafica &#8211; innanzi alla quale mi inchino umilmente.

 Il libro di Robert Neumann dal titolo “Lungo i fiumi di Babilonia”.
Chi pensa che la questione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image654" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/09/Dichiarazione%20di%20intenti.jpg" alt="Dichiarazione di intenti" align="right">Ho accumulato roba da diffondere al mondo, ed è giunto il momento di smaltirla.</p>
<p>Quindi segnalo:</p>
<ul>
<li>
 Il blog di <a href="http://www.andreaxmas.com/blog.asp"><strong>Andreaxmas</strong></a>, che è un gioiellino sia per i contenuti che per la scelta grafica &#8211; innanzi alla quale mi inchino umilmente.</li>
</p>
<li> Il libro di Robert Neumann dal titolo “Lungo i fiumi di Babilonia”.
<p>Chi pensa che la questione ebraica non possa essere affrontata con ironia e leggerezza dovrà ricredersi dopo questa lettura, davvero sorprendente.<br />
L’unico problema è reperire il testo, che risulta fuori catalogo.<br />
A me l’ha consigliato mia nonna, alla faccia di anobii e delle vostre diavolerie elettroniche.</li>
</p>
<li>La <a href="http://www.labiennale.org/it/"><strong>Biennale di Venezia</strong></a>, sezione arte.<br />
Quest’anno il titolo dell’esposizione, scelto per venire incontro ad un pubblico generalista e facilitare l’accesso ai contenuti,  è “Realismo Trascendentale”.<br />
In pratica il tema è la guerra.<br />
In mostra numerose foto, quadri e video, con poche installazioni rispetto alle edizioni precedenti.</p>
<p>Un’esposizione interessante, con opere contemporanee che non inventano nuovi canoni ma che meritano certamente un’occhiata.
</li>
</p>
<li><a href="http://www.virginradioitaly.it/"><strong>Virgin Radio</strong></a>, che ha rivoluzionato i miei viaggi in macchina solitari.<br />
Non mi è mai piaciuto ascoltare la radio, ma adesso è diverso: Virgin passa solo musica rock, ininterrottamente. C’è poca pubblicità e non esistono programmi, con speaker che commentano le notizie sul sito dell’Ansa e ascoltatori che chiamano per farci sapere cos’hanno mangiato a colazione.<br />
Grandiosa.</li>
</p>
<li><a href="http://www.ikea.com/it/"><strong>Ikea</strong></a>. A me non piacciono i centri commerciali perché mi danno la sensazione che siano gli oggetti a guardarmi invece del contrario, e sentirmi fissata da un battaglione di detergenti per il pavimento non è proprio il massimo.<br />
Ma all’Ikea i mobili non mi spiano: sono io a sceglierli.<br />
E i risultati sono ottimi: adesso ho una fantastica <a href="http://www.ikea.com/it/it/catalog/products/70099494"><strong>sedia Mammut</strong></a> rosa, alta 30 centimetri, completamente inutile e che non so dove mettere.</p>
<p>Prossima volta compro il tavolino da nani in abbinato e indico una tavola rotonda sul libero arbitrio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.culodritto.com/2007/segnalazioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La diagnosi esistenzialista</title>
		<link>http://www.culodritto.com/2007/la-diagnosi-esistenzialista/</link>
		<comments>http://www.culodritto.com/2007/la-diagnosi-esistenzialista/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 16:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CuloDritto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
		<category><![CDATA[Vita vissuta]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.culodritto.com/?p=455</guid>
		<description><![CDATA[Tempo fa avevo scritto un post sul senso di straniamento di quando “mi capita di provare un’incolmabile distanza tra me e il mio nome; è come se la parola Federica si svuotasse improvvisamente del suo significato, cioè non fosse più il mio nome proprio ma una parola tra le altre, più vuota delle altre, trasparente; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image650" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/09/Sartre.jpg" alt="Sartre" align="right">Tempo fa avevo scritto un post sul senso di straniamento di quando “<a href="http://www.culodritto.com/2007/abbiamo-conosciuto-una-donna-presa-da-fissazione-stingeva-fortissimo-il-pollice-e-affermava-di-sostenere-tutto-il-mondo/">mi capita di provare un’incolmabile distanza tra me e il mio nome; è come se la parola Federica si svuotasse improvvisamente del suo significato, cioè non fosse più il mio nome proprio ma una parola tra le altre, più vuota delle altre, trasparente; e se ne stesse a pendere inerte davanti al mio naso, dandomi la sensazione di fissare la mia morte</a>”.</p>
<p>Ora che studio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Paul_Sartre">Sartre</a> ho scoperto cos’è.</p>
<p>Ecco la spiegazione, tratta da <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788806173470/sartre-jean-paul/nausea.html">La Nausea</a>:</p>
<p>“Le parole erano scomparse, e con esse, il significato delle cose, i modi del loro uso, i tenui segni di riconoscimento che gli uomini han tracciato sulla loro superficie”.</p>
<p>“Di solito l’esistenza si nasconde. (…) Quando credevo di pensare ad essa, evidentemente non pensavo nulla, avevo la testa vuota, o soltanto una parola, in testa, la parola ‘essere’. Oppure pensavo (…) all’appartenenza, mi dicevo che il mare apparteneva alla classe degli oggetti verdi o che il verde faceva parte delle qualità del mare. Anche quando guardavo le cose, ero a cento miglia dal pensare che esistevano: m’apparivano come un ornamento”.</p>
<p>“E poi, ecco: d’un tratto, era lì, chiaro come il giorno: l’esistenza s’era improvvisamente svelata. Aveva perduto il suo aspetto inoffensivo di categoria astratta, era la materia stessa delle cose (…). O piuttosto (…) tutto era scomparso: la diversità delle cose e la loro individualità non erano che apparenza, una vernice. Questa vernice s’era dissolta, restavano delle masse mostruose e molli in disordine – nude, d’una spaventosa e oscena nudità”.</p>
<p>“La parola Assurdità nasce ora sotto la mia penna (…) Capivo che avevo trovato la chiave dell’Esistenza, la chiave delle mie Nausee, della mia vita stessa. Difatti, tutto ciò che ho potuto afferrare in seguito si riporta a questa assurdità fondamentale (…) Poco fa ho fatto l’esperienza dell’assoluto: l’assoluto o l’assurdo”.</p>
<p>“Il mondo delle spiegazioni e delle ragioni non è quello dell’esistenza. Un cerchio non è assurdo, si spiega benissimo con la rotazione d’un segmento intorno ad una delle sue estremità. Ma pure il cerchio non esiste. Quella radice, al contrario, esisteva, e in modo che io non potevo spiegarla. Nodosa, inerte, senza nome, essa mi affascinava, mi riempiva gli occhi, mi riportava continuamente alla sua propria esistenza (…) La funzione non spiegava niente: permetteva di comprendere all’ingrosso che cos’era una radice, ma per nulla affatto la radice stessa. Questa radice qui (…) era… al di sotto di qualsiasi spiegazione. Ciascuna delle sue qualità le sfuggiva un poco, traboccava fuori di essa, si solidificava a metà, diventava quasi una cosa; ciascuna di esse era di troppo alla radice”.</p>
<p>“Ho raschiato  il mio tallone contro quell’artiglio nero: avrei voluto scorticarlo un po’ (…) per giuocare con l’assurdità del mondo. Ma quando ho ritirato il piede ho visto che la corteccia era rimasta nera. Nera? Ho sentito la parola sgonfiarsi, svuotarsi del suo senso con una rapidità straordinaria. Nera? La radice non era nera (…) il nero, come il cerchio, non esisteva”.</p>
<p>“Loschi, ecco cosa erano, i suoni, i profumi, i sapori (…) Quel nero lì, presenza amorfa e fiacca, oltrepassava di gran lunga la vista, l’odorato e il gusto. Ma questa dovizia finiva per diventare confusione, e, infine, non era più niente perché era troppo”.</p>
<p>“Questo momento è stato straordinario (…) un’estasi orribile. Ma nel seno stesso di quest’estasi era nascosto qualcosa di nuovo: comprendevo la Nausea, ora, la possedevo”.</p>
<p>“Era questo il vero segreto dell’esistenza. Mi sono ricordato che una domenica, non più di tre settimane fa, avevo già sorpreso sulle cose una specie d’aria di complicità. Era diretta a me? Ho sentito con disappunto che non avevo alcun mezzo di comprendere. Nessun mezzo. E tuttavia era là, in attesa, sembrava uno sguardo. (…) Le cose si sarebbero dette pensieri che si fermassero a metà strada, che s’obliassero, che obliassero ciò che avevano voluto pensare, e che restassero così, ondeggianti, con un bizzarro, piccolo significato che le sorpassava. M’infastidiva, questo piccolo significato: non potevo comprenderlo (…) avevo appreso sull’esistenza tutto quello che potevo sapere”.</p>
<p>Ecco cos’era il mio senso di estraneità: semplice Nausea dovuta alla comprensione dell’Esistenza, che è Assurda e della quale non posso sapere altro.</p>
<p>Non fa una piega.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.culodritto.com/2007/la-diagnosi-esistenzialista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CuloDritto si mimetizza tra gli intellettuali</title>
		<link>http://www.culodritto.com/2007/culodritto-si-mimetizza-tra-gli-intellettuali/</link>
		<comments>http://www.culodritto.com/2007/culodritto-si-mimetizza-tra-gli-intellettuali/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 16:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CuloDritto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Vita vissuta]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.culodritto.com/?p=457</guid>
		<description><![CDATA[Sono stata al Festival della Letteratura.
Pensavo si trattasse di una cosa un pò snob, con un pubblico selezionato ed eventi interessanti cui assistere in atteggiamento compassato.
Nonostante tutto sono andata in avanscoperta, e dato che la Fortuna premia gli audaci non ho trovato niente di tutto questo.
Il Festival, al contrario, è pieno di giovani e si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image643" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/09/Letteratura.jpg" alt="Festival della Letteratura" align="right">Sono stata al <a href="http://www.festivaletteratura.it/">Festival della Letteratura</a>.</p>
<p>Pensavo si trattasse di una cosa un pò snob, con un pubblico selezionato ed eventi interessanti cui assistere in atteggiamento compassato.<br />
Nonostante tutto sono andata in avanscoperta, e dato che la Fortuna premia gli audaci non ho trovato niente di tutto questo.</p>
<p>Il Festival, al contrario, è pieno di giovani e si respira un’aria frizzante; gli incontri con gli autori si svolgono in un’atmosfera cameratesca, le strade di Mantova sono cariche di stand, colori, bambini che corrono, forestieri che girano col naso all’aria e gente che vaga senza riuscire a decidersi tra Orhan Pamuk e Natalino Balasso.<br />
Insomma, è una figata galattica.</p>
<p>Mantova, poi, è splendida di suo; e <a href="http://www.casadelbetto.it/listino.php">Casa del Betto</a>, il b&amp;b in cui ho dormito, è una villa patronale ristrutturata a nuovo, con una <a href="http://www.casadelbetto.it/stanze.php?img=3">camera arancio</a> che soddisfa la voluttà di sentirsi ricchi sfondati almeno per un giorno.</p>
<p>Dato che sono una stordita impenitente, però, non avevo prenotato alcun incontro; così ho passato la mattinata a girovagare tra la biglietteria e lo stadio, cogliendo l’occasione per fare una capatina a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Te">Palazzo Te</a> (di cui avevo ingnorato l’esistenza fino alla settimana scorsa, e che per penitenza mi ha lasciata a bocca aperta).</p>
<p><img id="image648" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/09/Narrativa.jpg" alt="Narrativa" align="right">Il pomeriggio sono andata ad ascoltare <a href="http://www.accademiabelleartibologna.it/it/docenti_scheda.asp?id=188">Giacomo Callo</a> e <a href="http://www.ilgrandetalk.it/programma/staff/">Alessandro Zaccuri </a>che hanno spiegato come si disegna una collana di narrativa  &#8211; e mi sono compiaciuta con me stessa perché hanno parlato di questioni di editoria che già conoscevo, il che testimonia che Scienze della Comunicazione non è una facoltà inutile: serve ad ascoltare con consapevolezza due tizi che non conosci mentre parlano di questioni che ai più non interessano.</p>
<p><img id="image644" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/09/Guixe.jpg" alt="Guixé.jpg" align="right">Dopodiché sono stata all’incontro con <a href="http://www.guixe.com/">Martì Guixé</a>, che si occupa di food design e pare sia un artista coi controcazzi.<br />
Per lo meno <a href="http://www.festivaletteratura.it/2007/schedaautore2007.php?autid=1014">Beppe Finessi</a>, che ha partecipato all’incontro con lui, pendeva letteralmente dalle sue labbra e lo fissava con la devozione di un discepolo.</p>
<p>Comunque questo Guixé è davvero forte.<br />
Uno dei suoi progetti è il <a href="http://www.guixe.com/projects/Food_Facility/index.html">Food Facilities</a>, un ristorante in cui si va a cena e si ordina ciò che si desidera, poi i gestori del locale telefonano alle rosticcerie d’asporto e si fanno consegnare la tua ordinazione. In questo modo non si litiga con gli amici perché uno vuole mangiare la pizza, un altro sushi e un altro ancora pretende tortillas messicane.<br />
Geniale, no?<br />
Se vi piace il genere, allucinato-ironico, vi consiglio un giro sul suo sito.</p>
<p><img id="image645" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/09/Gaiman.jpg" alt="Neil Gaiman" align="right">Di sera sono andata all’incontro con<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Gaiman"> Neil Gaiman</a> in Piazza Virgiliana organizzato dai bravissimi ragazzi di Blurandevù, travestiti per l’occasione da personaggi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sandman_%28Vertigo%29">Sandman</a>.</p>
<p>Gaiman è come lo immaginavo: brillante, alla mano e spettinato.<br />
Uno dei cinque aggettivi coi quali si è descritto è stato “<em>very very very very very lazy</em>”, e dopo essere stato tradotto ha commentato “<em>I thought that it would have been translated into ‘Lazissimo</em>’”.<br />
Poi ha letto un brano di <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788804520832/gaiman-neil/american-gods.html">American Gods</a>, e lì mi sono sciolta.<br />
A parte che ho amato molto il romanzo, non avevo mai sentito uno scrittore leggere in presa diretta un suo pezzo.<br />
E’ emozionante!<br />
Da grande farò la groupie di scrittori.</p>
<p><img id="image646" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/09/Zizek.jpg" alt="Zizek" align="right">Domenica mattina, a un orario da disperati, ho visto la terza parte della <a href="http://www.thepervertsguide.com/">Pervert’s guide to cinema</a> in un piccolo cinema d’essai parrocchiale.<br />
Nella pellicola c’è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Slavoj_%C5%BDi%C5%BEek">Zizek</a> ripreso in diverse ambientazioni (davanti a un sipario, in salotto, su sfondo bianco, sopra una barca) mentre spiega alcuni film, ruggisce allo spettatore e gesticola furioso – come gli insegnati esasperati che ripetono una spiegazione per la quarta volta allo studente più lento della classe.<br />
Difatti il pubblico in sala  ha riso a voce alta quando il presentatore, prima della proiezione, ha detto “libido zizekiana”.</p>
<p><img id="image647" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/09/DanieleSilvestri.jpg" alt="Daniele Silvestri" align="right">Alle due del pomeriggio, infine, sono stata all’incontro con <a href="http://www.festivaletteratura.it/novita.php?id=915&amp;cat=all">Daniele Silvestri</a>, del quale confesso di non conoscere alcuna canzone (tranne La Paranza, suonata in Dolby Surround mentre è salito sul palco).<br />
Anche lui è un bel tipo. Si è seduto davanti alla folla e ha iniziato a parlare con noi estranei della sua vita, delle sue idee, della sua musica e in genere di una scodellata incredibile di cazzi suoi.</p>
<p>Tranquillissimo, oltretutto.<br />
Sembrava una di quelle chicchierate intime che ti fai con un vecchio amico dopo vari drink, intorno alle quattro e mezzo del mattino, blaterando serenamente cose che mai vorresti far sapere al prossimo e delle quali il giorno dopo avrai un ricordo offuscato ma piacevole.<br />
Con la differenza che Daniele non barcollava sulla sedia rischiando di rovinare sulla folla, è chiaro.</p>
<p>Non che a me sia mai capitato, eh.</p>
<p>Dicevo per dire.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.culodritto.com/2007/culodritto-si-mimetizza-tra-gli-intellettuali/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una tranquilla serata di fine estate</title>
		<link>http://www.culodritto.com/2007/una-tranquilla-serata-di-fine-estate/</link>
		<comments>http://www.culodritto.com/2007/una-tranquilla-serata-di-fine-estate/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Sep 2007 16:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CuloDritto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Vita vissuta]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.culodritto.com/?p=461</guid>
		<description><![CDATA[Stavo taggando i miei libri su anobii e sono stata colta da dubbi.
Ad esempio, l’etichetta “Disagio” per quali testi va usata?
A naso direi che può andare bene per Arancia Meccanica ed Estensione del dominio della lotta, ma non mi sembra adatta per Furore e Germinale.  
Quindi ho pensato che il busillis possa dipendere dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image636" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/09/tiosserva.jpg" alt="Il tuo monitor ti osserva" align="right">Stavo taggando i miei libri su<a href="http://www.anobii.com/"> anobii </a>e sono stata colta da dubbi.</p>
<p>Ad esempio, l’etichetta “Disagio” per quali testi va usata?<br />
A naso direi che può andare bene per <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788806173562/burgess-anthony/arancia-meccanica.html">Arancia Meccanica</a> ed <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788845247705/houellebecq-michel/estensione-del-dominio.html">Estensione del dominio della lotta</a>, ma non mi sembra adatta per <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788845249075/steinbeck-john/furore.html">Furore</a> e <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788806177584/zola-eacutemile/germinale.html">Germinale</a>.  </p>
<p>Quindi ho pensato che il busillis possa dipendere dal significato che  attribuisco alla parola “Disagio”, e ho stabilito che è qualcosa tipo “Insoddisfazione nonostante il benessere”.<br />
Per questo non la trovo idonea a due romanzi che raccontano storie di poveracci, sfruttati e miserabili, mentre mi pare perfetta per quelli che trattano di borghesi con le ansie da prestazione.</p>
<p>E’ anche vero, però, che i disperati senza soldi e senza casa provano certamente diversi tipi di Disagio (gastronomico, logistico, esistenziale), per cui forse la mia definizione è riduttiva.</p>
<p>Ma è davvero un Disagio, quello che provano queste persone, o è qualcosa di più profondo?<br />
Secondo me è qualcosa di più profondo, quindi i libri andrebbero taggati con parole come “Disperazione”, “Miseria”, “Pietà“.</p>
<p>Da questo ragionamento discende che Disagio è meno profondo di Disperazione e Miseria  &#8211; e non suscita pietà ma, non so, riprovazione?  Fastidio? Paura? Vabbè.<br />
Comunque i tre termini appartengono alla stessa classe di elementi, che suppongo essere “Sofferenza”.</p>
<p>Ma non posso usare il tag “Sofferenza” perché un certo grado  di sofferenza è presente in qualsiasi romanzo, e oserei dire in qualsiasi vita, quindi dovrei usarla per l’intera produzione narrativa mondiale, o per spiegare l’uomo, e così la svuoterei di significato.</p>
<p>Guardo sul <a href="http://www.garzantilinguistica.it/">dizionario</a>.</p>
<p>Dice che Disagio significa “<em>mancanza di agi, di comodità</em>” oppure “<em>imbarazzo</em>” o anche “<em>mancanza di una cosa utile, necessaria</em>”.<br />
Sofferenza, invece, è “<em>dolore fisico o morale</em>” oppure “<em>sopportazione, pazienza</em>” o anche “<em>credito non riscosso alla scadenza</em>” (questa mi mancava).<br />
Disperazione è lo “<em>stato d’animo di chi non ha più alcuna speranza e vive nello sconforto e nell’angoscia</em>”.</p>
<p>Questo mi getta nel caos, perché chi vive nello sconforto e nell’angoscia prova certamente dolore morale, ma chi non ha agi non prova necessariamente dolore fisico (stare seduti su una sedia è più scomodo che stendersi sul divano; ma per cenare, ad esempio, è l’ideale. Mangiare sui triclini doveva essere micidiale per la digestione).</p>
<p>Pesco il Devoto-Oli e mi ricordo perché Internet è il Demonio.<br />
Il Disagio, stampato su carta, diventa “<em>Condizione o situazione sgradevole per motivi morali, economici, di salute</em>”, oppure “<em>condizione di privazione e di emarginazione economica o morale sofferta da alcuni gruppi di una società</em>”, ma anche “<em>senso di molestia o di imbarazzo</em>” e “<em>privazione, sofferenza, mancanza</em>”.<br />
Sofferenza è una “<em>condizione tormentosa provocata dall’assiduità del dolore</em>”, “<em>patimento</em>”, “<em>pazienza, sopportazione</em>” e il solito “<em>reddito di difficile riscossione</em>”.</p>
<p>Disperazione è uno “<em>stato di abbattimento, di sconforto, provocato dall’incapacità di reagire di fronte alle avversità</em>”, “<em>motivo di cruccio, scoraggiamento, avvilimento</em>”.</p>
<p>Concludo che il Disagio va bene per i borghesi con ansia da prestazione ma anche per i poveri affamati; che la Sofferenza è caratterizzata da un’ estensione temporale (questo è un colpo basso, Devoto-Oli) e che la Disperazione c’entra qualcosa con l’apatia.</p>
<p>Così decido di scrivere un virus per impallare il funzionamento delle tag su anobii, pestare il monitor con la mazza chiodata e uscire a prendermi un drink.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.culodritto.com/2007/una-tranquilla-serata-di-fine-estate/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il cazzeggio nobilita l’uomo</title>
		<link>http://www.culodritto.com/2007/il-cazzeggio-nobilita-l%e2%80%99uomo/</link>
		<comments>http://www.culodritto.com/2007/il-cazzeggio-nobilita-l%e2%80%99uomo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Aug 2007 16:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CuloDritto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Sulla notizia]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[giornali]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.culodritto.com/?p=465</guid>
		<description><![CDATA[O almeno CuloDritto, che è lo stesso.
Essendo libera di cazzeggiare, sto leggendo un sacco di roba.
Ad esempio ho trovato un articolo che parla dei trenta-quarantenni americani ai quali “non basta più restare adolescenti”, ma che “vogliono ritornare bambini”.
Praticamente c’è un esercito di dirigenti, impiegati e varia umanità che si ingozza di dolcetti per infanti, guarda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image612" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/08/politic.jpg" alt="politic.jpg" align="left">O almeno CuloDritto, che è lo stesso.</p>
<p>Essendo libera di cazzeggiare, sto leggendo un sacco di roba.</p>
<p>Ad esempio ho trovato un articolo che parla dei trenta-quarantenni americani ai quali “<em>non basta più restare adolescenti</em>”, ma che “v<em>ogliono ritornare bambini</em>”.<br />
Praticamente c’è un esercito di dirigenti, impiegati e varia umanità che si ingozza di dolcetti per infanti, guarda cartoni animati, gioca alla Play, si iscrive ai tornei di kickball, fa skate e passa il tempo a giocare esattamente come i figli iscritti all’asilo nido.</p>
<p>Gli americani hanno coniato anche un termine per classificare il fenomeno: queste persone sono “<a href="http://www.urbandictionary.com/define.php?term=adultescent">adultiscenti</a>”, metà adolescenti e metà adulti. Geniale, no?</p>
<p>Comunque la cosa bella è la scoperta che i dipendenti più produttivi sono quelli che si divertono di più, per cui gli impiegati delle maggiori aziende statunitensi sono attivamente incentivati a “<em>tirare fuori il bambino che è in loro</em>”.</p>
<p>Io da piccola facevo le stesse cose di adesso (leggere, disegnare, tampinare animali), più altre che ho smesso perché antisociali e continuamente sanzionate dai tutori del mio ordine infantile.<br />
Tipo lanciare un urlo all’improvviso e senza motivo tenendo gli occhi chiusi (per poi modularlo sulla lunghezza d’onda che infrange i bicchieri), camminare chinandomi a toccare il pavimento ogni tre passi, mostrare le mutande in pubblico senza che nessuno me lo avesse chiesto.</p>
<p>Ora, generica  grande azienda statunitense: assumimi. So che non ti deluderò.</p>
<p>Poi ho notato che c’è un’enorme quantità di gente che continua a glorificare il ’68 &#8211; con le sue proteste, la lotta, gli ideali condivisi, l’attivismo partecipativo – e dall’alto di qualche pulpito sprona i giovani di oggi a mobilitarsi per fare altrettanto.</p>
<p>La cosa mi diverte perché tutti parlano del ’68 come se l’avessero inventata personalmente, la rivoluzione nelle piazze, e non ci si fossero semplicemente trovati nel mezzo per il contesto storico, sociale, culturale, politico ed economico in cui sono vissuti.</p>
<p>Quindi immagino che anch’io, passati i cinquanta e con la nostalgia dei tempi che furono, prenderò a tampinare ragazzini tranquilli raccontando la storia della rivoluzione digitale, della rete che collegava il mondo; e dirò che l’ho creata io quella rete, ho dato il mio contributo. Giurerò che è stato il momento di creazione collettiva più importante della storia dell’umanità e che io ne facevo parte &#8211; anzi, che l’ho proprio fatto io – dato che senza il mio blog e i miei Tumblr e le foto del mio gatto su Flickr il web non sarebbe stato lo stesso.<br />
Spiegherò che allora la rete era un posto sicuro, si poteva scendere nella piazza virtuale con qualsiasi avatar e tutti erano amici; c’era condivisione, voglia di crescere insieme, scambio di idee, fermento, discussioni accese, lotta politica, arte.</p>
<p>Ci si divertiva alla grande, ragazzi, erano i miei vent’anni, era una festa continua e una fantastica occasione di crescita personale.</p>
<p>Poi sospirerò, punterò il dito al naso di quegli stupidi che mi fisseranno con ottusità bovina e dirò che loro se la sognano, una cosa del genere, perché non hanno più ideali, non sanno cosa significa condividere con gli altri e confrontarsi con il diverso.<br />
Tuonerò che le nuove generazioni si sono sedute sul web che abbiamo creato noi digitalini, che non hanno apportato miglioramenti, innovazioni, creatività: il web è fermo al 6.0 per colpa loro, che non si applicano e pensano tutto sia loro dovuto &#8211; mentre in cuor mio li maledirò per la loro inettitudine e mi domanderò dove abbiamo sbagliato.</p>
<p>Ah, che rabbia mi fanno venire già adesso, quegli imbecilli!</p>
<p>Ora esco e vado a comprare tempera verde da lanciare contro una tela.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.culodritto.com/2007/il-cazzeggio-nobilita-l%e2%80%99uomo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Leo Hickman, l’istigatore</title>
		<link>http://www.culodritto.com/2007/leo-hickman-l%e2%80%99istigatore/</link>
		<comments>http://www.culodritto.com/2007/leo-hickman-l%e2%80%99istigatore/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Jul 2007 15:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CuloDritto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Sulla notizia]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[giornali]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.culodritto.com/?p=488</guid>
		<description><![CDATA[Leo Hickman è giornalista del Guardian e ogni settimana un suo articolo compare su Internazionale per la rubrica Etichal Living.
Hickman “dà suggerimenti ai lettori sulle scelte migliori per rispettare il pianeta”.
Ho sempre letto i suoi pezzi con diffidenza, incerta se giudicare davvero importante uccidere i topi nel modo più umano possibile, preoccuparmi per gli uccelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image580" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/07/Leo%20Hickman.jpg" alt="Leo Hickman.jpg" align="left"><a href="http://lifeandhealth.guardian.co.uk/experts/leohickman/">Leo Hickman</a> è giornalista del <a href="http://www.guardian.co.uk/">Guardian</a> e ogni settimana un suo articolo compare su <a href="http://www.internazionale.it/home/">Internazionale</a> per la rubrica <a href="http://www.internazionale.it/firme/archivio.php?author_id=58">Etichal Living</a>.</p>
<p>Hickman “dà suggerimenti ai lettori sulle scelte migliori per rispettare il pianeta”.</p>
<p>Ho sempre letto i suoi pezzi con diffidenza, incerta se giudicare davvero importante <a href="http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=14647">uccidere i topi nel modo più umano possibile</a>, preoccuparmi per <a href="http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=14553">gli uccelli mangiati dai gatti</a>, informarmi se rifugi e chalet sono dotati di pannelli solari e riciclano l’acqua <a href="http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=14160">prima di scegliere la località sciistica</a> in cui passare le vacanze.</p>
<p>Onestamente, ho sempre propeso per il no.<br />
Inoltre non ho alcuna intenzione di “<em>andare a rovistare nei cassonetti</em>” per ridurre gli sprechi di cibo legati alla data di scadenza dei prodotti (n. 695, 1/7 giugno 2007) né di farmi venire il patema per lo sfruttamento del lavoro minorile in Brasile e Amazzonia ogni volta che <a href="http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=13641">ordino un succo d’arancia al bar</a>.</p>
<p>Insomma, Leo Hickman mi è sempre sembrato un po’ fissato.<br />
Ma ho sospeso il giudizio perché le questioni che affronta sono per me nuove e non ci ho mai riflettuto molto; inoltre numerose persone le trovano interessanti, e avverto un vago senso di colpa per l’inquinamento che produco quando qualcuno me lo fa notare.</p>
<p>Finché è comparso un articolo titolato “Come sposarsi in modo ecologico” (Internazionale 4/10 maggio 2007, n. 691), e qui non ho avuto più dubbi: io sarò anche ignorante e i miei comportamenti dissennati e incoscienti, ma Hickman è completamente fuori di testa.</p>
<p>Nell’articolo il Nostro racconta il giorno del suo matrimonio, svolto in maniera ecologica e rispettosa dell’ambiente.<br />
Ecco in dettaglio cos’ha studiato per ottenere il minor impatto ambientale.<br />
<strong><br />
La scelta del vestito</strong><br />
Hickman racconta che la sposa “<em>voleva sposarsi con il tradizionale abito bianco immacolato stile meringa</em>.”</p>
<p>Ma lui le ha ricordato che “<em>il poliestere con cui sono fatti molti abiti da sposa è un prodotto dell’industria petrolchimica e non è biodegradabile, mentre per poter dipanare la seta dai bozzoli, i bachi sono praticamente bolliti vivi o fatti fuori con scariche elettriche</em>.”<br />
Detto così fa senso. E cos’ha fatto, signor Hickman, allora?<br />
“<em>Le ho spiegato in tutta franchezza che non avrei mai potuto sposare una donna disposta a indossare un abito fabbricato torturando poveri vermi innocenti</em>”.<br />
Sarebbe da scriteriati, è evidente.</p>
<p>Alla fine la sposa (stremata?) ha ceduto e indossato un abito fatto con fibre naturali di bamboo.<br />
Ma non finisce qui.<br />
Non pago, il sadico ha voluto riciclare il vestito dopo la cerimonia, “<em>inviandolo – via nave – a un rifugio di panda nella Cina occidentale, dove è stato servito come cena al panda Ziyi e ai suoi quattro cuccioli</em>”.</p>
<p><strong><br />
Le cerimonia nuziale</strong><br />
Usciti dalla chiesa, i novelli sposino sono stati accolti da una pioggia di semi di acero montano invece che di riso e coriandoli (non si sa bene perché), e al posto degli addobbi floreali hanno decorato l’ambiente con “<em>semplici ciuffi d’erba intagliati e annodati con fili di paglia</em>”.  Fin qui, nulla di particolare.<br />
Ma la parte migliore è il momento del lancio del bouquet.<br />
Anche in questo frangente Hickman l’ecologista ha fatto sentire la sua voce: il bouquet non era di fiori, ma di erba e paglia; la sposa, poi, non lo ha potuto gettare tra le braccia protese delle amiche, come vuole la tradizione, ma ha dovuto depositarlo “<em>sul mucchio della composta di un amico</em>”.<br />
Ma che schifo. Perché, signor Hickman, una cosa tanto kitsch? Perché “<em>mescolandosi agli altri rifiuti organici si decomporrà fino a formare un ottimo concime naturale</em>”.</p>
<p><strong><br />
L’anello di fidanzamento e le fedi</strong><br />
Hickman suggerisce al lettore di non regalare alla sposa “<em>un diamante estratto dalle miniere africane</em>”, ma piuttosto di comprarle “<em>un gioiello in metallo con un diamante sintetico</em>”.<br />
I più spiantati tra voi troveranno  brillante l’idea.<br />
Per le fedi, inoltre, il giornalista consiglia di farle fare “<em>in pietra o in legno: se per caso il matrimonio dovesse finire potrete sempre riciclarle</em>”.<br />
Se lo spiegate alla vostra sposa in questi precisi termini, capirà. Ditele che, se divorzierete, avrete comunque dieci grammi di legno o pietra da riciclare per il camino o il ciottolato davanti casa.</p>
<p><strong>La luna di miele</strong><br />
Dopo aver fatto mangiare il vestito nuziale a un panda, gettato il bouquet su una montagna di cacca e infilato al suo dito una fede da Flinstones, potrete dire alla vostra sposa che il viaggio di nozze si fa in giardino. Sarà entusiasta: lo dice Hickman. </p>
<p>Infatti “<em>i voli aerei sono tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici che ci stanno portando verso un futuro di alluvioni, siccità e calure estive insostenibili</em>”, quindi i due sposini hanno passato la luna di miele “<em>in giardino, in una tenda ecologica, in compagnia di api e uccellini.</em>”</p>
<p>Qui Hickman pare accorgersi di averla sparata grossa, e tenta un rimedio in extremis.<br />
“<em>Se però non volete rinunciare a una cerimonia tradizionale, piantate 65 alberi d’alto fusto e dieci arbusti per compensare i danni che avete prodotto</em>”.</p>
<p>Quando il comune sporgerà denuncia contro di voi per ri-forestamento abusivo di territorio pubblico, dite che Hickman vi ha istigato.</p>
<p>Magari mettono dentro anche lui.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.culodritto.com/2007/leo-hickman-l%e2%80%99istigatore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CuloDritto Book Search (beta)</title>
		<link>http://www.culodritto.com/2007/culodritto-book-search-beta/</link>
		<comments>http://www.culodritto.com/2007/culodritto-book-search-beta/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 May 2007 16:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CuloDritto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.culodritto.com/?p=517</guid>
		<description><![CDATA[Il Trip mi appioppa una catena sui libri, l’ennesima.
Questa volta si tratta di scrivere cinque incipit di libri importanti, che hanno significato qualcosa per me.
Ci ho pensato, e concluso che sono state importanti le prime letture d’infanzia, senza le quali non sarebbero venute le successive.
Ecco quindi gli incipit di alcuni tra i miei libri del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image452" src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/05/cheers.jpg" alt="cheers.jpg" align="left">Il <a href="http://www.tripudiando.eu/public/?p=280">Trip</a> mi appioppa una catena sui libri, l’ennesima.</p>
<p>Questa volta si tratta di scrivere cinque incipit di libri importanti, che hanno significato qualcosa per me.</p>
<p>Ci ho pensato, e concluso che sono state importanti le prime letture d’infanzia, senza le quali non sarebbero venute le successive.</p>
<p>Ecco quindi gli incipit di alcuni tra i miei libri del cuore.</p>
<p><strong><br />
Alice nel paese delle meraviglie, Lewis Carroll</strong><br />
Alice cominciava a sentirsi assai stanca di sedere sul poggetto accanto a sua sorella, senza far niente: aveva una o due volte data un’occhiata al libro che la sorella stava leggendo, ma non v’erano né dialoghi né figure, &#8211; e a che serve un libro, pensò Alice, &#8211; senza dialoghi né figure?</p>
<p>E si domandava alla meglio, (perché la canicola l’aveva mezza assonnata e istupidita), se per il piacere di fare una ghirlanda di margherite mettesse conto di levarsi a raccogliere i fiori, quand’ecco un coniglio bianco dagli occhi rosei passarle accanto, quasi sfiorandola.<br />
Non c’era troppo da meravigliarsene, né Alice pensò che fosse troppo strano sentir parlare il Coniglio, il quale diceva fra se: «Oimè! oimè! ho fatto tardi!» (quando in seguito ella se ne ricordò, s’accorse che avrebbe dovuto meravigliarsene, ma allora le sembrò una cosa naturalissima): ma quando il Coniglio trasse un orologio dal taschino della sottoveste e lo consultò, e si mise a scappare, Alice saltò in piedi pensando di non aver mai visto un coniglio con la sottoveste e il taschino, né con un orologio da cavar fuori, e, ardente di curiosità, traversò il campo correndogli appresso e arrivò appena in tempo per vederlo entrare in una spaziosa conigliera sotto la siepe.<br />
Un istante dopo, Alice scivolava giù correndogli appresso, senza pensare a come avrebbe fatto poi per uscirne. </p>
<p><strong>Il mago di Oz, Frank Baum</strong><br />
Dorothy viveva nel bel mezzo delle grandi praterie del Kansas con lo zio Henry, che era fattore, e la zia Em, sua moglie.<br />
Abitavano in una casa molto piccola, perché per costruirla era stato necessario far trasportare fin lì il legname con la ferrovia. Era composta di un’unica stanza: quattro pareti, il pavi¬mento e il tetto. Nella stanza c’erano una decrepita stufa assai malandata, una credenza con piattaia, un tavolo con tre o quattro sedie. Lo zio Henry e la zia Em dormivano in un grande letto in un angolo della stanza e Dorothy in un lettino situato in un altro angolo. Non c’erano ne soffitta né cantina, solo una buca nel terreno che veniva chiamata “cantina del ciclone”, perché sarebbe servita da rifugio alla famigliola nel caso ci fosse stato uno di quei tremendi uragani che, come tutti sanno, sono tanto violenti da trascinar via tutto ciò che incontrano sul loro cammino.<br />
Vi si accedeva passando attraverso una botola e scendendo una scaletta.</p>
<p><strong>Antiche fiabe russe, raccolte da Aleksandr Nikolaevic Afanasjev<br />
</strong><em>La favola del principe Ivan, dell’uccello di fuoco e del lupo grigio.</em></p>
<p>In un certo reame, in un certo stato, viveva una volta uno zar di nome Vyslav Andronovic. Egli aveva tre figli: il primo era il principe Dimitrij, il secondo il principe Vasilij, e il terzo il principe Ivan. Questo zar Vyslav Andronovic aveva un giardino così ricco che non ce n’era uno migliore in nessun altro stato; in quel giardino crescevano vari alberi pregiati, da frutto e senza frutto, e lo zar aveva un melo preferito, da cui nascevano tutte mele d’oro. Aveva preso l’abitudine di volare nel giardino dello zar Vyslav un uccello di fuoco; le sue penne erano d’oro e gli occhi simili a cristalli d’oriente. Ogni notte volava in quel giardino e si posava sul melo preferito dello zar Vyslav, coglieva le mele d’oro e se ne volava via. Lo zar Vyslav era assai afflitto per quel melo, perché l’uccello di fuoco aveva strappato parecchie mele; perciò chiamati a sé i suoi tre figli disse loro: &#8211; Figli miei adorati! Chi di voi prenderà l’uccello di fuoco nel mio giardino? A chi lo acchiapperà vivo darò metà del mio regno io vivente, e dopo la mia morte lo avrà tutto -. Allora i principi suoi figli dissero ad una voce: &#8211; Sovrano e padre, maestà! Con infinito piacere noi cercheremo di prendere vivo l’uccello di fuoco.</p>
<p><strong>Favole al telefono, Gianni Rodari</strong><br />
C’era una volta il ragionier Bianchi, di Varese. Era rappresentante di commercio e sei giorni su sette girava l’Italia intera vendendo medicinali. La domenica tornava a casa sua e il lunedì mattina ripartiva. Ma prima che partisse la sua bambina gli diceva: Mi raccomando papà: tutte le sere una storia…<br />
Così ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina. Questo libro contiene appunto le storie del ragionier Bianchi.<br />
Sono tutte un po’ corte: per forza, il ragioniere pagava il telefono di tasca sua, non poteva mica fare telefonate troppo lunghe.</p>
<p><strong>La fattoria degli animali, George Orwell</strong><br />
Il signor Jones, della Fattoria Padronale, serrò a chiave il pollaio per la notte, ma, ubriaco com’era, scordò di chiudere le finestrelle. Nel cerchio di luce della sua lanterna che danzava da una parte all’altra attraversò barcollando il cortile, diede un calcio alla porta retrostante la casa, da un bariletto nel retrocucina spillò un ultimo bicchiere di birra, poi si avviò su, verso il letto, dove la signora Jones già stava russando.<br />
Non appena la luce nella stanza da letto si spense, tutta la fattoria fu un brusio, un’agitazione, uno sbatter d’ali. Durante il giorno era corsa voce che il Vecchio Maggiore, il verro Biancostato premiato a tutte le esposizioni, aveva fatto la notte precedente un sogno strano che desiderava riferire agli altri animali. Era stato convenuto che si sarebbero tutti riuniti nel grande granaio, non appena il signor Jones se ne fosse andato sicuramente a dormite. Il Vecchio Maggiore (così era chiamato, benché fosse stato esposto con il nome di Orgoglio di Willingdon) godeva di così alta considerazione nella fattoria che ognuno era pronto a perdere un’ora di sonno per sentire quello che egli aveva da dire.</p>
<p><em>Update</em>: girovagando per blog ho scoperto di aver fatto la catena sbagliata.</p>
<p>In realtà non si trattava di scrivere cinque incipit di  libri importanti per me, ma di libri generici che ho a portata di mano in questo momento.<br />
Dato che oggi, di studiare, ne ho voglia mezza, faccio anche questa.<br />
Anzi, guarda: scrivo l’incipit dei soli libri che ho sulla scrivania in questo istante, così finalmente qualcuno mi crederà quando dico di essere letteralmente sommersa dai libri.</p>
<p><strong>China Candid, Sanh Ye</strong><br />
Ho realizzato le interviste che compongono il presente libro nell’arco di quattro anni. Mentre andavo in cerca delle persone che fossero in grado di raccontare questa storia, la loro storia, e, per definizione, una storia della Cina contemporanea, ho visitato più di un centinaio di città e paesi della Cina e intervistato più di cento cittadini della Repubblica Popolare.</p>
<p><strong>Le con d’irene, Louis Aragon</strong><br />
Non svegliatemi, perdio, porci, non svegliatemi, attenti che mordo vedo rosso. Che orrore di nuovo la luce di nuovo la sporcizia l’instabilità questo sapore acido. Voglio rientrare nel mare cieco basta lampi che cosa voglion dire queste continue tempeste si vuole che io viva la vita del tuono al posto delle orecchie mi hanno messo lamiere a ogni respiro esplosioni di grisou i miei minatori fuggono lungo gallerie d’angoscia qui salta tutto salta tutto si spingono si accalcano.<br />
<strong><br />
Anna Karenina, Lev Tolstoj</strong></p>
<p>Tutte le famiglie felici sono simili, ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.<br />
Casa Oblonskij era tutta in subbuglio. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva una storia con l’istitutrice francese  che aveva lavorato in casa loro, e gli aveva annunciato che non poteva più vivere con lui sotto lo stesso tetto.</p>
<p><strong>Frammenti di un discorso amoroso, Roland Barthes</strong><br />
Tutto è partito da questo principio: che non bisognava ridurre l’innamorato a un puro e semplice soggetto sintomatologico, ma piuttosto dar voce a ciò che in lui vi è d’inattuale, vale a dire d’intrattabile. Di qui la scelta di un metodo <drammatico>, che rinuncia agi esempi e si basa unicamente sull’azione d’un linguaggio immediato (niente metalinguaggio). La descrizione del discorso amoroso è dunque stata sostituita dalla sua simulazione, e a questo discorso è stata restituita la sua persona fondamentale, che è l’<em>io</em>, in modo da mettere in scena non già un’analisi, ma un’enunciazione.</drammatico></p>
<p><strong>Cucina esotica (399 ricette), Emilia Valli</strong><br />
Parte prima: Africa mediterranea (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto)<br />
La cucina dell’Africa mediterranea rispecchia le vicende storiche cui il paese ha dovuto sottostare. Occore ricordare che tutta la zone fu sotto l’influenza dei turchi, che la dominarono dal 1500, diffondendo, tra l’altro, la predilezione dei dolciumi. Seguirono gli ebrei, le cui abitudini dilagarono in tutta l’area in oggetto, particolarmente per quanto riguarda le regole del digiuno e il rispetto scrupoloso delle feste comandate.</p>
<p><strong>Germinale, Emile Zola</strong><br />
In mezzo all’aperta pianura, sotto un cielo senza stelle, nero d’un nero d’inchiostro, un uomo percorreva, solo, la strada maestra tra Marchiennes e Montsou; dieci chilometri di massicciata che si lanciava in linea retta attraverso campi di barbabietole. Quasi non vedeva dove metteva i piedi; e dell’immenso orizzonte piatto che lo circondava aveva solo sentore per le raffiche del vento di marzo: vaste raffiche che spazzavano la pianura come un mare; gelate da leghe e leghe di palude e di landa sule quali erano passate. Non un profilo d’alberi sul cielo; diritto come un molo, la strada si protendeva in un buio impenetrabile allo sguardo.</p>
<p>Poi, i libri di studio:</p>
<p><strong>Editori italiani ieri e oggi, Nicola Tranfaglia</strong><br />
E’ nei decenni postunitari che nascono in Italia le prime case editrici, imprese private che, per quanto legate ancora, per la maggior parte, a una tipografia o a una cartoleria da cui sono state quasi generate, si propongono di pubblicare in modo continuativo opere destinate a un proprio pubblico. A ripercorrerne gli esordi, siamo colpiti da alcune peculiarità che &#8211; pur con una serie di grandi mutamenti da non sottovalutare &#8211; distinguono il caso italiano da quello di altri paesi europei e occidentali.<br />
<strong><br />
Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Gian Carlo Ferretti</strong><br />
L’editore potagonista, muovendosi nel solco della miglior tradizione dell’editoria libraria italiana, fa le sue prove più significative tra gli anni trenta e sessanta, e settanta in parte, da una fase artigianale o pre/proto-industriale a una fase industriale avanzata. Sono anzitutto i nomi di Arnoldo e Alberto Mondadori, Angelo Rizzoli, Valentino Bompiani e Giulio Einaudi, e inoltre Ugo Guanda, Leo Longanesi, Vito Laterza, Giangiacomo Feltrinelli, Livio Garzanti, e più tardi l’Adelphi di Bobi Bazlen e Roberto Calasso.</p>
<p><strong>La protezione delle opere dell’ingegno. Le opere letterarie e scientifiche, le opere musicali e informatiche, V.M. De Sanctis</strong></p>
<p>Capitolo 2<br />
La pubblicazione delle opere letterarie e scientifiche avveniva e avviene soprattutto con il mezzo della diffusione dei suoi esemplari stampati.<br />
Nei secoli, il progresso tecnologico ha trasformato la stampa con caratteri di legno in quella di Gutenberg con caratteri di piombo e, poi, dai processi tipografici si è passati a quelli litografici rotativi e a quelli offset a rotocalco.</p>
<p><strong>La tutela del diritto d’autore, Bianca Manuela Gutierrez</strong><br />
Il diritto di autore è un diritto <territoriale>:<br />
La capacità di autore è legata, nel diritto italiano, come è noto, al fatto della creazione, ma il diritto d’autore è un diritto tradizionalmente territoriale nel senso che la legge regolatrice è, in genere, non quella del territorio dove l’autore ha svolto la sua attività creativa o, in altri casi, dove l’opera è uscita la prima volta dall’inedito, ma quella del Paese dove l’autore chiede che essa sia tutelata.<br />
(de Sanctis, V.M. 1997, 121 e ss. Cfr. anche Fabiani 1989, 1)</territoriale></p>
<p><strong>La mediazione editoriale, a cura di Cadioli, Decleva, Spinazzola</strong></p>
<p>A mio parere qualunque storia del libro, dell’editoria e della letteratura dovrebbe trattare come tema centrale quello del processo mediante il quale i lettori, gli spettatori o gli ascoltatori danno un senso ai testi che percepiscono. La questione non è nuova nel campo della storia delle letterature; anzi ha prodotto, in relazione al rigido formalismo della Nouvelle critique o del New criticism, i vari approcci che hanno voluto “far uscire” la lettura dal testo e considerare la produzione del significato come una relazione dialogica tra ciò che propongono le opere e le categorie estetiche e interpretative del pubblico, o come un’interazione dinamica tra il testo e il lettore, oppure come il risultato di un “negoziato” tra le opere stesse e i discorsi o le normali procedure che sono al tempo stesso le matrici della creazione estetica e le condizioni della sua intelligibilità.</p>
<p><strong>Voltare pagina, Economia e gestione strategica nel settore dell’editoria libraria, Paola Dubini</strong><br />
Fino ai prmi anni ottanta le case editrici di libri erano considerate parte di un segmento dai confini ben definiti all’interno del settore editoriale e si caratterizzavano per logiche gestionali particolari. I due elementi in comune fra l’editoria libraria, periodica e quotidiana erano le caratteristiche del contenuto (l’informazione, sotto forma di testo e immagini) e l’utilizzo della carta come supporto per trasferire le informazioni.</p>
<p><strong>Elogio della follia, Erasmo da Rotterdam</strong><br />
Giorni fa, tornando dall’Italia in Inghilterra, per non sprecare in chiacchiere banali il tempo che dovevo passare a cavallo, preferii riflettere un poco sui nostri studi comuni e godere del ricordo degli amici tanto dotti e cari, che avevo lasciato qui. Fra i primi che mi tornavano alla mente c’eri tu, Moro carissimo. Anche da lontano il tuo ricordo aveva il medesimo fascino che esercitava, nella consueta intimità, la tua presenza che è stata, lo giuro, la cosa più bella della mia vita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.culodritto.com/2007/culodritto-book-search-beta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Trop penser me font amours</title>
		<link>http://www.culodritto.com/2007/trop-penser-me-font-amours/</link>
		<comments>http://www.culodritto.com/2007/trop-penser-me-font-amours/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2007 12:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CuloDritto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Sulla notizia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.culodritto.com/2007/trop-penser-me-font-amours/</guid>
		<description><![CDATA[L’altro giorno la prof. di filosofia ha detto che l’anima, per Kant, non può essere conosciuta mediante la scienza, ma può essere considerata un ideale che orienta l’agire.
“L’uomo conosce solo ciò che cade sotto le determinazioni spazio-temporali dell’esperienza. L’anima non ci ricade, quindi non la si può conoscere: Kant sottrae l’anima all’intelletto, cioè alla Ragion [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image344" align=left src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/02/kant.jpg" alt="kant.jpg" />L’altro giorno la prof. di filosofia ha detto che l’anima, per Kant, non può essere conosciuta mediante la scienza, ma può essere considerata un ideale che orienta l’agire.</p>
<p>“<em>L’uomo conosce solo ciò che cade sotto le determinazioni spazio-temporali dell’esperienza. L’anima non ci ricade, quindi non la si può conoscere: Kant sottrae l’anima all’intelletto, cioè alla Ragion Pura, ma la consegna alla Ragion Pratica</em>”.</p>
<p>Io non me ne intendo, ma mi fido.</p>
<p>Dire che qualcosa non è conoscibile ma orienta l’azione è una buona tattica, soprattutto perché funziona da risposta universale alle domande dei settimanali femminili (Cos’è l’amore? Quanto è importante per te l’amicizia? Esiste l’uomo ideale?).</p>
<p>Funziona anche per internet (Come puoi sprecare le giornate davanti al monitor?), l’hobbystica (Che senso ha collezionare tappi di sughero?), gli istinti compulsivi (Che bisogno hai di quarantun paia di scarpe?) e i rapporti di coppia (Perché mi fai sempre tutte queste domande? Non ti fidi di me?).</p>
<p>Il concetto è stato grossolanamente riassunto dai Sex Pistols (non sai mai dove alberghi il genio, davvero) nello slogan “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=4bM_l443VV4">I don’t know what I want, but I know how to get it</a>”.</p>
<p>Il gruppo fu fondato a tavolino da <a href="http://www.viviennewestwood.com">Vivienne Westwood</a>, nota viveur e stilista londinese che ha da poco presentato la nuova collezione primavera/estate.</p>
<p>Essendo nani sulle spalle dei giganti, quindi, possiamo ragionevolmente concludere che tra un paio di mesi ogni serio pensatore vestirà circa <a href="http://www.viviennewestwood.com/upload/manpe07_066_size_0.jpg">così</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.culodritto.com/2007/trop-penser-me-font-amours/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;angolo della poesia</title>
		<link>http://www.culodritto.com/2007/langolo-della-poesia-2/</link>
		<comments>http://www.culodritto.com/2007/langolo-della-poesia-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2007 19:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CuloDritto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.culodritto.com/2007/langolo-della-poesia-2/</guid>
		<description><![CDATA[Scende la sera sulla Nomentana
e io corro da te, dolce puttana.
Scende la notte, dorme Roma sfiancata
come te, bieca, calda, insaziata.
Ennio Flaiano, telegramma
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image337" align=left src="http://www.culodritto.com/wp-content/uploads/2007/02/poesia1.jpg" alt="poesia1.jpg" />Scende la sera sulla Nomentana<br />
e io corro da te, dolce puttana.<br />
Scende la notte, dorme Roma sfiancata<br />
come te, bieca, calda, insaziata.</p>
<p><em>Ennio Flaiano, telegramma</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.culodritto.com/2007/langolo-della-poesia-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>17</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
