settembre 27th, 2006L’avvelenata…

L’avvelenata

Senza alcuna ragione apparente ho comprato cinque smalti (verde, marrone, marrone chiaro, fucsia, nero) e un sorbetto per il corpo (non idea di cosa si tratti). Adesso sono qui in fila di fronte a me e mi fissano come a dire “E allora?”.

E allora pensavo ai vari articoli (no, non ho voglia di cercarli online) in cui ho letto che le donne stanno rimbecillendo precocemente, nella nostra società occidentale sbrilluccicante e mondana, e hanno iniziato a comprare i trucchi per le bambine.

I trucchi per bambine sono in produzione già da una ventina d’anni, quindi non fanno notizia. La notizia è che le donne comprano i trucchi pensati per le loro figlie (che non hanno) e trovano la cosa molto divertente invece di sentirsi sceme.

La motivazione nascosta in questo atteggiamento, a sentire i giornalisti, è una regressione infantile, una sindrome da Peter Pan al femminile, un’incapacità di affrontare le diverse stagioni della vita, una dipendenza dallo shopping compulsivo, eccetera.

Sono state condotte delle ricerche per arrivare a queste conclusioni, sapete. Non è che il giornalista si è alzato la mattina e gli è venuta la folgorazione: no. Sono state fatte indagini sociologiche, sono stati somministrati questionari aperti e chiusi, sono state applicate tecniche di misurazione statistica.
Sono stati spesi soldi, quindi le conclusioni bisognerà pure farle sapere a qualcuno, vi pare?
Prendiamo un giornalista con nessun rudimento in psicologia e facciamogli scrivere un articolo, ma si. Perché no.

Ora: l’unico motivo per cui le donne comprano i trucchi da bambina è che costano meno della metà degli altri.
Gli smalti per bambina costano 4,50 euro, quelli da donna ne costano 10.
I campioncini di smalto per bambine costano 0,99 euro, quelli per donne non esistono.
Le matite da occhi per bambina costano 3 euro e durano più di quelle da donna (costo: 8 euro) perché le piccole si impiastricciano la faccia con le mani e hanno bisogno di prodotti più resistenti. Eccetera.

Quindi io prima devo scegliere tra una gamma di prodotti ristretta (è meglio il rossetto rosa con i brillantini o quello azzurro Puffo?) perché ho pochi soldi, poi vengo pure presa per il culo da un trombone azzimato che mi trova incapace di affrontare il futuro e va in giro a raccontare che ho tendenze monomaniacali latenti.

Ma vaffanculo.

 

La formazione musicale di CuloDritto (0)

Sapevo di aver dimenticato qualcosa. Gianluca nei commenti (parlando di musica orrenda) mi ha fatto tornare in mente questo pezzo, che ho ascoltato in loop non so quante volte prima di conoscere i Guns.

Ho ripescato il video su YouTube (il che conferma la mia teoria, e cioè che internet è destinato a diventare il più grande contenitore di feticci nerd nella storia dell’uomo), e confesso di vergognarmi abbastanza a riproporlo adesso, nel duemilaesei, sul mio blog.
E’ con grande sprezzo del ridicolo, quindi, che condivido con voi questa imbarazzante performance dei Double You, anno domini 1992.

Il cantante ha le basette, è vestito in pelle nera  e canta dentro un microfono anni ‘30; la canzone dice “Please don’t go, I need your love, I was blessed to be loved by someone as wonderful as you” e nel video ci sono due tipe che ballano (una bionda, una bruna) in mezzo a un mare di fiori volanti disegnati al computer, sgranati e spenti.

Mi consola pensare che, tra una quindicina di anni, i videoclip dei rapper che intasano il nostro etere susciteranno la stessa soffocata, goffa risata di scherno.

 

(Ciccate sulla foto, se avete il coraggio.)

settembre 25th, 2006The day after…

The day after

Parliamo dei Macchianera Blog Awards, dato che mi ci sono ritrovata nel mezzo.

Nella maggior parte dei casi hanno vinto i blog più conosciuti e con un seguito di lettori abbastanza consolidato. Uno di questi, tra l’altro, è chiuso da tempo.

Qualche considerazione sparsa.

(1) Lamentarsi di vedere sempre premiati i “soliti noti” è considerazione banale e non centra la questione. I vincitori sono stati decretati dal pubblico, e la rosa dei candidati comprendeva diversi blog poco conosciuti e commentati.

La formazione musicale di CuloDritto (1)

Tra i dodici e i quattordici anni passavo le estati in campeggio con i miei genitori, e trascorrevo la maggior parte del tempo insieme al mio gruppo di amici (un’accolita di teppisti nel fiore degli anni, tutti maschi e tutti più grandi di me). Era una figata.
I componenti di questa crew marittima vestivano con l’armamentario d’ordinanza dello pseudo-metallaro patacca di inizio anni ’90 (catene, borchie, anfibi fino al ginocchio, bandane, magliette stropicciate con stampe in rilievo di band americane brutte e cattive) e ascoltavano i Guns ‘n’ fuckin’ Roses giorno e notte, a tutto volume, da una radio enorme che portavano in giro sulle spalle.
I miei genitori erano contenti delle mie amicizie perché, da futura borghese destinata ad una solida posizione lavorativa, trovavano giusto che conoscessi da vicino i bassifondi e il loro degrado. In ogni caso, erano convinti che stessi con un’amica timorata di dio tutto il tempo.

Erano da poco usciti i due volumi di Use your Illusions e i Guns erano la band del momento.
Axl Rose era bellissimo, con quei capelli lunghi rossi e le gonne scozzesi indossate con le sneakers ai piedi; i testi delle loro canzoni parlavano di giungle metropolitane nel cuore degli States, di droghe, prostituzione e annichilimento. Io, che vivevo tra filari di pesche ed ero la cocca di tutti i professori, sentivo che quelle canzoni parlavano proprio a me. Preciso, non potevo sbagliare.
I Guns diventarono la mia band del cuore.

Comprai tutti i loro cd e tutte le cassette (con il making of) dei loro videoclip. Comprai libri dai titoli allusivi (Pistole & Rose: la sporca leggenda di Axl Rose), poster da mettere alle pareti, magliette nere con il loro logo stampato sopra. Tradussi le loro canzoni con l’ostinazione sorda dei tredici anni. Axl Rose mi dava un tizzo allucinante.

La mia canzone preferita era Dead Horse, il cui pregnante messaggio è riassunto nella frase “A volte mi sento come se stessi picchiando un cavallo morto” che apre il ritornello (chorus! Si dice chorus!).
Nel videoclip Axl gira in tondo su sé stesso, strafatto e mezzo nudo, corre sul palco e salta. Ogni tanto, indossa una maglia a rete nera. Ogni tanto, viene inquadrato mentre cazzeggia e ammicca alla telecamera. Poche altre immagini mi avrebbero sedotta con la stessa intensità, in futuro.

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Dai testi dei Guns ho imparato a familiarizzare con il concetto di “scimmia” (la voglia di eroina che sorprende, subitanea, un peromane), una nozione diventata decisamente più chiara dopo la lettura de Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino.
La scimmia di Axl era stata affettuosamente soprannominata Mr Brownstone (“Abbiamo ballato con Mr Brownstone / è stato strepitoso / non mi vuole più lasciare solo”), e il mio pesciolino rosso venne chiamato allo stesso modo in omaggio al Mito.

Dai testi dei Guns ho anche imparato che un uomo può scrivere cose del tipo “Devo levarmi questa puttana dalla schiena”, “Sta bene così legata, puoi spingerla su e giù / sta bene così’ legata, facci un giro” e “i suoi occhi mi ricordano un posto caldo in cui mi andavo a rifugiare da bambino, pregando che la pioggia e i tuoni passassero” senza risultare in contraddizione con sé stesso.

Un’altra canzone che amavo dei Guns era Estranged, nel cui video Axl indossa un paio di scarpe da ginnastica con scritto “Axl” e si getta in mare da un transatlantico.
Estranged dice: “Quando parli con te stesso, e non c’è nessun altro in casa / puoi prenderti in giro, compiangerti del fatto di essere venuto al mondo da solo / e del fatto che nessuno ti abbia spiegato come sarebbe andata / Del fatto che per sapere quello che ti succederà potrai solo aspettare / Ho il cuore vecchio anche se ho solo 28 anni / e sono troppo giovane per lasciarmelo spezzare dall’amore / Ho il cuore vecchio, ma sta diventando troppo tardi lo stesso / per ritrovarti da qualche parte in futuro / Non so come ti sia venuto in mente di potermi incontrare di nuovo, e non so cos’altro potresti chiedermi / come puoi dire che non ho mai avuto bisogno di te, quando hai preso tutto ciò che potevo dare / Ho il cuore vecchio, e aspettare sta diventando difficile / mentre nessuna delle persone che conosco sembra potermi dare una mano / Ho il cuore vecchio ma non posso permettermi di esitare, se voglio davvero trovare la mia strada / Sto ancora parlando da solo, e non c’è nessuno in casa / E così nessuno ci ha spiegato come sarebbe andata / Nessuno ci ha detto che per sapere quello che ci succederà potremo solo aspettare / Solo quando riuscirò a spiegarmi questa situazione potrò trovare una nuova strada / e ci sarà un Giorno Nuovo nello scorrere delle stagioni della mia vita / Probabilmente la prossima volta andrà meglio / Adesso che sei a pezzi, però, non hai più la testa tra le nuvole / sei tornata con i piedi per terra / e non parli più a voce così alta / non cammini più così orgogliosa, non più / e perché, poi? / Sono saltato nel fiume talmente tante volte che ne ho fatto la mia casa / sono qua fuori da solo, adesso, e vado alla deriva / Se le cose non vengono fuori da sole, dai tempo al tempo e aspetta di riuscire a leggere tra le righe / Ho visto la tempesta avvicinarsi e le onde diventare improvvisamente alte / sembra che ogni cosa che conosciamo sia destinata ad essere spazzata via e morire / ma perché, poi? / Scommetto che non riuscirò a trovare una donna che possa prendere il tuo posto, questa volta / questa volta mi tocca dirlo davvero, senza di te / Ho visto la tempesta avvicinarsi, e i miei amici dicevano che ero fuori / ma tutto quello che abbiamo conosciuto, insieme, non avrei davvero voluto che morisse. ”

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Bonus videos (hot!): November rain , Patience, Sweet child o’ mine.

settembre 22nd, 2006Zumpappà…

Zumpappà

Quando prendo l’autobus mi siedo spesso dietro la cabina del conducente, su un seggiolino minuscolo con una parete nera di fronte. Una parete che fisso tutto il tempo perché mi piace dare l’idea di essere autistica mentre sto in mezzo alla gente.

A questa parete di plastica è attaccato, su ogni autobus dell’Atm, un foglietto illustrativo con l’elenco delle infrazioni in cui si può incorrere durante il viaggio, e la relativa sanzione economica (dalla minima alla massima).

Ad esempio, chi viaggia senza regolare biglietto obliterato può incorrere in una multa che va dai 40 ai 150 euro (a seconda del grado di sadismo del controllore di turno); coloro che salgono sul mezzo pubblico portando con sè un’arma da fuoco carica e montata possono incappare in un’ammenda che va dai 77 ai 232 euro; quelli che fumano durante il viaggio possono ritrovarsi a dover sborsare dai 2 ai 7 euro per la loro insolente contravvenzione.

In altri termini, salire una volta sull’autobus senza avere il biglietto costa di più che viaggiare ventuno volte fumando un sigaro al finestrino, ed effettuare due corse senza essere biglietto-muniti equivale a una corsa con mitra spianato e nove sigarette accese tra le labbra.

Questo per dire che, nell’elenco delle priorità del Governo, la lotta al terrorismo deve essere parecchio più in basso della lotta al cittadino.

 

E ora, qualche notizia dal mondo dei blogger.

Prima la bella. Ho fatto la ceretta al gatto ha vinto il premio per il Miglior Blog ai DiderotBlog d’oro, titolo che onora e lusinga oltremodo. CuloDritto e il suo gatto glabro ringraziano la giuria per questa onorificenza inaspettata, e accettano di buon grado la statuetta di premiazione. Magari non farà figo, ma Sartre non è mai andato molto a genio al mio gatto. E io di certo non mi metto contro un gatto appena depilato.

Adesso, la brutta: uno dei blog preferiti di CuloDritto ha chiuso. Durante questa triste veglia funebre voglio pubblicare un piccolo omaggio ai fantastici blogger di cui si sentirò molto la mancanza. Dedico questo post a Filter, che è sempre stato il mio preferito. So che avrebbe voluto essere ricordato così.  

 

Rispondete nei commenti

 

Questi animali stanno facendo qualcosa. Cosa?


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