ottobre 3rd, 2006Era un liberto dell’antica Roma…
Era un liberto dell’antica Roma
di CiccioFormaggio
Era un liberto dell’antica Roma. Di quelli allevati in famiglie di discreto lignaggio, residenti in campagna, che grazie alle proprie doti riuscivano a diventare i pupilli dei filosofi del tempo.
Ho due immagini fisse che mi ricordano Pasolini.
La prima mi riporta ad Assisi, quando inaspettatamente trovai, scolpiti di fronte alla basilica di Francesco, dei versi di una sua poesia, bella e delicata.
L’altra mi rimanda invece ad un mio caro amico, Venanzio. Uomo troppo sensibile ed intelligente per riuscire a stare al mondo troppo a lungo.
Mi interessa poco il Pasolini politico, forse perché visse in un altro tempo, e forse perché la politica non mi appassiona. E’ finalmente gretta, chiusa.
Provo nei suoi confronti quello che Pasolini credo provasse per la sociologia.
Più interessante il Pasolini polemista, letterato o quello prestato al cinema
ed al teatro.
Penso di lui che fu uomo di grande coraggio. Non per scelta, ma per natura.
Aveva una faccia ammaccata, come disse Fellini, e un fisico sgraziato, tipico
del proletario che gioca a pallone da solo tra le cabine dello stabilimento
balneare fuori stagione.
Viveva la vita. Attraversava quindi l’esistenza senza risparmiarsi, cercando
da una parte l’angelo della passione di Matteo attraverso Bach e dall’altra il
ragazzino col quale divertirsi in macchina sul lungomare di Ostia.
Era biologicamente anticonformista. Non di quelli da parrocchia, rivoluzionari
col culo al caldo ed il conto in banca. Aveva un’autentica, forte indipendenza
intellettuale, e non si preoccupava di sfidare nello stesso tempo i cosiddetti
intellettuali, i benpensanti e anche quelli che anche allora manipolavano le
masse studentesche.
Era insomma di quelli che, seguendo un impulso interiore incontrastabile,
cercavano di dare battaglia all’ipocrisia, la quale, avendo dalla sua il fatto
che tiene insieme il mondo, sa bene di essere sempre vincente.
Penso che in realtà la sua carica autodistruttiva lo portava a cercare la
morte, e quello che scrisse sul tema credo fosse, più o meno consapevolmente
un suo messaggio in questo senso.
Hanno lavorato con lui anche gente che conosco bene, come la Magnani e Totò.
Personaggi con una personalità fortissima ed egocentrica che però gli
portavano grande rispetto e guardavano a lui come ad un vero maestro.
Le ultime cose che ho letto di lui – a parte gli scritti corsari e le lettere
luterano che mi capita di riguardare di tanto in tanto – sono state Petrolio e
una raccolta di poesie.
Penso che fosse un vero poeta, di quelli che puoi trovare in mezzo agli angeli
o nei cessi di una stazione centrale in cerca di sesso.
La perversione della settimana (1)
Forse
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