Ho un sogno ricorrente
di CiccioFormaggio
Ho un sogno ricorrente.
Anzi, ne avevo uno che ho fatto per qualche tempo.
Non so dire per quanto, perché, come a volte succede, mi sono reso conto di farlo solo quando ho smesso.
Ma è stato un periodo lungo, credo almeno qualche anno.
Poi è successo che in un film, The Heat, con Al Pacino e De Niro (non il loro miglior film), il primo racconta di un suo sogno ricorrente, che in qualche modo somiglia al mio, e quindi è scattato qualcosa nella mia testa che me lo ha fatto tornare in mente.
Dal momento in cui ne ho avuto consapevolezza, ho smesso di farlo, e da qualche mese sto cercando di ricordarlo nei dettagli, per quanto possibile.
Nel film, Al Pacino è un poliziotto, e racconta il suo sogno: in breve, lui vede, anzi rivede tutte le persone – in genere delinquenti – che ha dovuto uccidere per il suo lavoro.
Gli sfilano davanti, e lui ne è angosciato.
Il mio non è un incubo, e l’atmosfera non è angosciata, ma comunque indefinibile, sospesa.
Non mi vedo mai, nel sogno.
Sono in un posto con poca luce artificiale, o comunque tenue, tra il bianco e l’azzurro.
C’è un tavolo largo e lungo, bianco, come le pareti. Tutto è bianco.
Dall’altra parte, ci sono delle ragazze, e inizialmente io non riesco a metterle a fuoco.
Poi le vedo. Sono tutte ragazze che ho conosciuto, alle quali ho voluto bene.
Parlano tra loro, con fare confidenziale, ma comunque in modo composto.
Sorridono anche, ma si muovono piano, come persone che devono fare un qualcosa di importante che però conoscono bene, come una specie di cerimonia liturgica, ma in un’atmosfera pacata, serena.
Non parlano mai con me.
Mi osservano, mi scrutano, capisco che si concentrano per dirsi qualcosa, forse anche per scriverlo da qualche parte.
Vedo che si scambiano dei cenni col capo, vedo capelli che volano, mani che si muovono.
Nel sogno, io mi aspetto che qualcuna mi rivolga la parola, mi dica qualcosa.
Ma non succede.
Mi ignorano completamente, e io non capisco.
E nemmeno capisco come facciano a conoscersi, a parlarsi in modo così familiare. Sono tutte persone che non si sono mai conosciute.
Questa è l’unica nota ansiosa di tutta la storia.
Poi noto, non so se nel sogno stesso o perché ci penso meglio dopo, che la luce dalla mia parte è più scarsa, e che in qualche modo, loro ne sono al centro.
Il fatto che nessuna mi parli, e che io non dica una parola, continua fino alla fine, e mi lascia addosso una sensazione di incompiuto.
Questi sogni funzionano in modo strano, credo sia capitato anche a te. Quando li rifai, inconsapevolmente, cerchi di capire delle cose, cerchi di vedere cosa succede.
Una delle ultime volte, nel sogno, ho cominciato a pensare. Mi è tornata in mente la dottrina cattolica sugli angeli. Mi sono ricordato che, anche nell’ Islam, gli angeli sono fatti di luce.
E sono loro che pongono le domande che servono a giudicare gli uomini nel giorno del giudizio finale.
Questo mi faceva capire che, forse, erano loro stesse a promanare la luce, e forse ad esserne formate.
Ognuna di loro aveva una luce che brillava negli occhi, una scintilla che illuminava tutto il resto.
Non erano le ragazze sempre vergini che aspettano ogni fedele nel paradiso pieno di giardini e acque dolci e fresche, erano qualcosa di molto di più.
In ognuna di queste ragazze c’era qualcosa di magico, di sovrannaturale, lo ricordavo bene.
Lo dicevano i loro occhi. A volte era qualcosa di forte e intenso, immediatamente riconoscibile, a volte intermittente, ma c’era, sempre.
L’idea di essere al centro dell’universo, di essere la sola persona ad esistere realmente, riemerge.
Ha a che fare col solipsismo, con una degenerazione dell’egocentrismo assoluto, quello che a volte si manifesta nei bambini che pensano troppo.
E se fosse proprio così ? Nel sogno, preso da questa spirale, cominciavo a ricomporre. Loro, erano tutti gli angeli che mi erano stati inviati da qualcuno, li riconoscevo dagli occhi, tutti diversi, ma tutti in qualche modo avevano lo stesso scintillio.
Mi avevano incontrato, e ora dovevano giudicarmi.
E quei sorrisi ? quei visi che si concentravano, che evidentemente cercavano di ricordare, di mettere a fuoco..
Mi sosteneva un poco la consapevolezza, o forse la speranza, di avere sempre voluto bene ad ognuna, di avere sempre in mente un sorriso.
Troppo benevolo verso me stesso, evidentemente.
Non ricordavo alcun dolore, nemmeno di quelli inflitti inconsapevolmente.
Ho sperato di rivivere ancora questo sogno, vorrei porre delle domande, cercare conferme.
Sono sicuro che ci sarebbero sorrisi, e occhi che brillano.
So che non ci sarebbero risposte.