gennaio 28th, 2007Oplà

Bene, eccomi qua.
Non ho ancora aperto un nuovo blog, quindi in teoria questo post non ci dovrebbe essere.
Ma io non sono la migliore delle blogger possibili, la mia volontà è flebile e sto iniziando a grattare i muri perché sento il bisogno di comunicare con gente con non conosco e non vedrò mai, il che fa chiaramente di me un’alienata.

Comunque ho imparato l’uso dei CSS in tempo record e sto scrivendo il mio nuovo template, che sarà (attenzione: SPOILER!) fucsia. Si, fucsia. Davvero.
Mi ero sempre domandata perché la gente compri domini a pagamento per scrivere un blog quando esistono tante piattaforme gratuite.
Adesso l’ho capito: sui domini a pagamento si possono fare milioni di cose, sulle piattaforme tre (risultato di un’equazione differenziale stocastica non lineare calcolata l’altro giorno dal mio nano da giardino, Bagongolo).

Si, sto impazzendo.

Volevo dire un sacco di cose.
Ad esempio che adesso, dopo Padova e gli Stati Uniti, anche casa mia ha innalzato un muro della vergogna: serve a dividere l’erba del giardino dalla passerella in muratura.
Scopo della manovra è impedire al cane di defecare sull’erba trasformando il prato in un’arsa distesa di terra, esanime.
Il nemico è alle porte e mi fissa in cagnesco, sbavando.

Poi volevo mettervi a parte dell’esistenza dei Google Trends: sono un servizio beta offerto da Google e permettono di sapere “cosa cerca la gente nel mondo”.
Digitando una lista di parole chiave, Google Trends produce come risultato un piano cartesiano che visualizza l’andamento nel tempo delle ricerche globali per le parole chiave selezionate.
(Guardate che era difficile da spiegare, provateci voi se siete capaci.)
Questo permette di scoprire un sacco di cose interessanti, tipo che la popolazione mondiale cerca di più Babbo Natale che Bang Bros (il che impone una severa autocritica a tutti coloro che gravitano nel mondo del porno: ragazzi, so che potete fare di meglio! Io credo in voi).

Riprendo fiato.

Ho visto The Departed, e finalmente ho ottenuto il riscatto che aspettavo da anni.
Nella colonna sonora dell’ultimo di Scorsese ci sono i Dropkick Murphys.
I Dropkick Murphys!
Capite?
E’ un gruppo che adoro da quando avevo quindici anni, li ho visti dal vivo e sono una delle mie band del cuore.(pull)Grazia mi fa una gran pippa(/pull)
I miei amici mi hanno sempre sfottuta a sangue per questa cosa, dicendo che ascolto gruppi inutili, sconosciuti e con nomi assurdi.
La parola “dropkickmurfis”, storpiata all’americana, è oggi comunemente usata come sfottò alla sottoscritta (Introduzione alla sociolinguistica culodrittiana, G. Berruto, Laterza ed., 2006, 202 pp, 79,00 euro.)
Inutile dire che, quando ho sentito I’m sipping up to Boston sparata a tutto volume dentro un cinema, ho avuto un mezzo orgasmo e gemuto di felicità.

Infine ho scoperto la bellezza dei gruppi di Flickr; ad esempio ce n’è uno che si chiama Artistic Self Portraits in cui le donne pubblicano foto che le ritraggono nude con un fiore sulla passera e gli uomini pubblicano foto in cui assumono posizioni da esistenzialisti melanconici mentre indossano solo un paio di calzini.
La mente umana è una cattedrale, davvero.

See you.

ottobre 15th, 2006Prologo…

Splinder è stato comprato da Dada.

Il che significa che questo blog chiude, adesso.

Detesto Dada da quando acquistò Clarence (in breve: cancellò i forum e i blog degli utenti senza preavviso, disperdendo la community che si appoggiava alla piattaforma) e non intendo ritrovarmi a scrivere come ospite sui loro server.

Ho fatto la ceretta al gatto finisce qui.

Probabilmente ricomincerò a scrivere da qualche altra parte, ma non so ancora dove né quando. Onestamente non ho la minima voglia di rimettermi a compilare template, studiare l’uso dei CSS, imparare un modo per recuperare gli archivi e, in genere, fare tutte quelle cose necessarie alla manutenzione di un sito.

E dato che sono un’esteta (virgolette) preferisco nessun blog, per adesso, piuttosto che un blog sciatto o banale.

Lascio i post e gli archivi su Splinder; metti che qualche curioso voglia sapere se i gatti soffrono di manie di persecuzione, o cos’è il blogherismo: chi sono io per impedirlo?

Non so se deciderò di cancellarli o meno, in futuro; dipende dalla strategia di gestione che Dada adotterà. Tendenzialmente non lascerei neanche un punto esclamativo, a quelli dello staff; ma i processi alle intenzioni non sono il mio forte, quindi gli archivi restano online. Per il momento.

Se sentirete la mia mancanza, vi verrà voglia di sapere come sto o vorrete semplicemente chiedermi dei soldi, la mia mail è super.topa@gmail.com e il mio contatto MSN è culodritto@hotmail.it .

Per sapere dove, e quando, ricomincerò a scrivere, vi basterà tornare su questa pagina di tanto in tanto; all’apertura di un nuovo blog pubblicherò un post con tutti i dettagli.

Infine, un grazie a tutti coloro che mi hanno seguita, linkata e commentata in questo tempo. Magari sembra una frase banale, ma siete stati il motivo per cui è valsa la pena tenere aperto un blog.

Un bacio sul naso.

 

Federica

ottobre 12th, 2006In edicola…

In edicola

Dalla prossima settimana esce CuloDritto, la prima rivista italiana che tratta solo argomenti proposti dai lettori.

Dalla cultura alla cucina, dalla politica all’oroscopo, dalla moda all’economia: tutto quello che gli internauti digitano sui motori di ricerca e viene registrato dal contatore Shynistat di questo sito.
Ogni dubbio sarà fugato, ogni incertezza spazzata via: ciascuna domanda troverà una risposta.

CuloDritto: la soluzione delle tue ricerche.

CuloDritto: solo nelle migliori edicole della tua città.

La formazione musicale di CuloDritto (2)

A quattordici anni conoscevo a memoria l’intera discografia dei Guns. Il gruppo era alla frutta e il loro ultimo album, The spaghetti incident, faceva schifo.
Non avevo più niente di interessante da ascoltare.

Il mio amichetto delle medie si era appassionato ai Doors e aveva preso a parlare in modo allusivo, di porte della percezione e ampliamento dei sensi.

Non capisco il tuo gergo” gli dicevo, perplessa.
Ascolta i Doors, Fede, e capirai”, mi rispondeva a mò di Sfinge.

E allora ho ascoltato i Doors.

Ovviamente mi sono innamorata subito di Jim e ho comprato tutto quello che c’era da comprare (perché io ero un’adolescente alternativa perfettamente in grado di sottrarsi alle logiche del consumismo, chiaro).
Tra le altre, ho comprato questo libro, che conteneva tutti i testi (tradotti) e brani di commento del tipo:

Nessun poeta moderno ha scritto meglio di Jim Morrison dell’alienazione e delle sensazioni di isolamento, di terrore e di mancanza di senso. Siamo stati murati, instradati, ariacondizionati, cine-plessati, programmati, condizionati, immutabilmente diretti dal materialismo, dal consumismo e dal capitalismo, inconsapevoli delle nostre emozioni, soltanto vagamente consci dei nostri impoveriti spiriti prossimi alla morte per inedia.”

E anche:

Nietzsche, Van Gogh, Rimbaud, Baudelaire, Poe, Blake, Artaud, Cocteau, Nijinskij, Byron, Coleridge, Dylan Thomas, Brendan Behan…i folli, i predestinati alla distruzione, gli scrittori, poeti e pittori, gli artisti della strenua resistenza all’autorità, tenaci nella lealtà nei confronti della loro vera natura, a qualsiasi costo – era questa la linea con cui Morrison si identificava appassionatamente, ed era al loro livello che lui aspirava.”

E infine:

“ ‘Alcuni nascono per la dolce gioia’, scrisse Jim, ‘e alcuni nascono per la notte senza fine’. E non vi erano dubbi da quale versante Jim avesse passato la più parte del suo tempo.”

Non c’erano neanche dubbi su quale parte del versante progettassi di passare il mio, di tempo.
Ma vi pare?

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Ho letto tutti i libri di Rimbaud, Baudelaire e Nietzsche tra i quattordici e i quindici anni.
Non ci capivo assolutamente nulla, ma tenerli tra le mani mi faceva sentire molto ribelle e predestinata.
Per Natale sono andata a pranzo dai parenti travestita da punk stringendo Genealogia della morale sotto il braccio, da sfogliare annoiata quando la discussione languiva.
I miei parenti mi guardavano di traverso e si preoccupavano per me (“E’ strana quella ragazzina. Diventerà mica lesbica? Ti piacciono i maschietti, vero, Fede?”).

Dai testi dei Doors ho imparato un sacco di cose.
Ad esempio in The End c’è un rimando al complesso di Edipo, di cui non avevo mai sentito parlare.
Sapere che i maschi provano l’impulso di andare a letto con la loro mamma mi ha fatto decidere di lanciare la mia prole giù da un dirupo nel caso sia maschia.
(Lo so, c’è anche quella storia di Elettra. Che ci posso fare? Adotterò un pinguino.)

C’erano, comunque, una quantità di metafore che continuavano a sfuggirmi. Tipo “cavalcare il serpente”, “il grido della farfalla”, “sprecare l’aurora” e cose del genere.
In una canzone Jim diceva “Potremmo programmare un omicidio o fondare una religione”. Non mi pareva un’idea malvagia, tutto sommato, ma non ne afferravo bene lo scopo.

Negli anni, poi, ho familiarizzato con il concetto di “spalancamento delle porte della percezione” e molte cose mi si sono spiegate in maniera quasi naturale, intuitiva.

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Ho letto dei manuali. Perché, che avevate capito?

ottobre 10th, 2006CuloDritto consiglia…

CuloDritto consiglia

Mark Crick è un fotografo londinese e ha pubblicato da poco il suo primo libro, La zuppa di Kafka (Ponte alle grazie editore, 113 pp., 10 euro).

Il sottotitolo recita “Storia della letteratura mondiale dalle origini a oggi, in sedici ricette”, perché l’autore interpreta sedici ricette come fossero racconti di altrettanti scrittori famosi.

Ci sono le uova al dragoncello alla maniera di Jane Austen, la supertorta al cioccolato alla maniera di Irvine Welsh, la fenkata alla maniera di Omero.

Quasi ogni ricetta, inoltre, è corredata da un’illustrazione (opera dell’autore stesso) che richiama lo stile e l’universo del Mostro Sacro a cui il testo è attribuito.

Ecco un assaggio.


Agnello in salsa di aneto alla maniera di Raymond Chandler

1 cosciotto magro di agnello da 1 Kg circa, tagliato a grossi pezzi
1 cipolla a fettine
1 carota tagliata a julienne
1 cucchiaio di semi di aneto tritati o 3-4 rametti di aneto fresco
1 foglia di alloro
12 grani di pepe
1/2 cucchiaino di sale
850 ml di brodo di pollo

50 g di burro
1 cucchiaio di farina
1 tuorlo d’uovo
3 cucchiai di panna
2 cucchiaini di succo di limone
pepe nero appena macinato

Buttai giù un sorso del mio whisky sour, spensi la sigaretta schiacciandola sul tagliere e osservai una cimice che arrancava per uscire dal lavandino. Avrei avuto bisogno di un tavolo da Maxim, cento verdoni e una bionda da mozzare il fiato.
Ma avevo solo un cosciotto di agnello, e nessun indizio per capire cosa farmene. Afferrai la carne. Era fredda e umidiccia come la stretta di mano di un coroner. Tirai fuori il coltello, e la tagliai a grossi pezzi. Sentire la lama nella mano mi fece venir voglia di affettare una cipolla, e prima che mi rendessi conto di quello che stavo facendo una carota era stesa a listelle sul ripiano della cucina. Non si mossero. Gettai il tutto in una pentola insieme a qualche rametto di aneto, una foglia di alloro, una manciata di pepe e una presa di sale. Cominciavano a riaversi, allora versai il brodo di pollo e alzai un po’ il fuoco. Volevo cuocermeli lentamente, il più lentamente possibile. Dopo 90 minuti e mezza pinta di bourbon non erano più tanto duri, e neanch’io. Separai la carne dalla verdura, poi ci piazzai sopra il coperchio per trattenere il vapore. Avevo ancora il coltello in mano, ma non si sentivano le sirene.
   In questa città l’untume arriva sempre in alto, così filtrai il sugo per schiumare il grasso. Versai un po’ d’acqua e misi un’altra volta la pentola sul fuoco. Era venuto il momento di affrontare il burro e la farina. Li rigirai per bene, li ridussi in una pappa che rovesciai nel brodo. Il frullino non ce l’avevo, allora usai il manganello per far fuori i grumi finché quella dannata pappetta fu perfettamente amalgamata. Iniziava a bollire, e decisi di lasciarla tranquilla per un paio di minuti.
   Montai il tuorlo d’uovo e la panna, li mescolai con un po’ di salsa bollente, versai di nuovo tutto nella pentola. Cominciai a torchiare il limone, e non ci volle molto perché sputasse quello che doveva sputare. Era facile, maledettamente facile, ma sapevo che se avessi lasciato la salsa bollire ancora il tuorlo d’uovo sarebbe diventato frittata.
   Ormai ero pronto per versarla sulla carne e servire, ma non avevo fame. La bionda non s’era fatta vedere. Era più tosta di quanto pensassi. Andai fuori a intossicarmi di sigarette e di whisky.


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