maggio 22nd, 2007Qual è il contrario di nordico?
Bisogna che qualcuno brevetti il pelo autoepilante, che muore dopo essere stato strappato un certo numero di volte (propongo cinquanta).
L’ingegneria genetica farà il resto.
Comunque ho un nuovo incubo ricorrente: dover sostenere nuovamente l’esame di maturità.
Sogno che il diploma sia scaduto e che a giugno debba tornare al liceo per discutere di fisica, chimica, informatica, biologia, matematica e scienze della terra, così da potermi finalmente laureare.
Ma sono ottimista: ogni volta mi dico che si, per giugno ce la posso fare. Poi mi getto dal letto pensando di dover ripassare la curva di Gauss, e faccio training autogeno per reprimere l’impulso di autostrangolarmi.
Volevo anche dire che il linguaggio giuridico è brutto e sgrammaticato, e i giuristi andrebbero puniti con api nelle orecchie per le parole che usano.
Non fosse per loro, termini come “contrassegnazione” e “confondibilità” sarebbero stati obliati da tempo, e non mi sentirei ignorante nell’averne ignorata l’esistenza fino ad ora.
Inoltre sono
tornate
le formicheInoltre sono tornate le formiche.
Frotte di formiche che insediano gli interstizi dei mobili, si arrampicano sulle pareti e cercano il loro seppuku nel vaso dello zucchero.
La gente, angosciata, mette mano a polveri e veleni per sterminare la silenziosa armata nera; ma a me le formiche piacciono.
Da piccola ho passato intere estati a giocarci.
Mi piazzavo in cortile e le seguivo, diligente, in coda alla loro fila indiana.
Guardavo le loro tane e facevo il tifo per le nere quando le rosse, prepotenti e laide, attaccavano in forze l’accampamento nemico.
Piazzavo in terra enormi briciole di pane e ne seguivo il trasporto per lunghi tragitti, a bocca aperta.
Cercavo di schiacciarle con la scarpa e mi domandavo come facessero a sopravvivere, ogni volta (non l’ho ancora capito).
Ne prendevo una sul dito, mi facevo solleticare un pò e poi la soffiavo via, con tutto il fiato che avevo: quella ricadeva, violentemente, da qualche parte lontano, e si rialzava come niente fosse.
Tutto sommato non mi sarebbe dispiaciuto essere una di loro.
Certo, conducevano un’esistenza ripetitiva e sgobbavanno da mattina a sera, ma potevano volare, rimbalzare, appiattirsi al suolo ed erano anche intecambiabili (nel senso che non si distingueva l’una dell’altra), per cui duravano all’infinito.
Tipo Blob, ma più carino.
CuloDritto RSA: cataclismi per l’umanità con un occhio di riguardo al lato estetico.