luglio 12th, 2007Leo Hickman, l’istigatore
Leo Hickman è giornalista del Guardian e ogni settimana un suo articolo compare su Internazionale per la rubrica Etichal Living.
Hickman “dà suggerimenti ai lettori sulle scelte migliori per rispettare il pianeta”.
Ho sempre letto i suoi pezzi con diffidenza, incerta se giudicare davvero importante uccidere i topi nel modo più umano possibile, preoccuparmi per gli uccelli mangiati dai gatti, informarmi se rifugi e chalet sono dotati di pannelli solari e riciclano l’acqua prima di scegliere la località sciistica in cui passare le vacanze.
Onestamente, ho sempre propeso per il no.
Inoltre non ho alcuna intenzione di “andare a rovistare nei cassonetti” per ridurre gli sprechi di cibo legati alla data di scadenza dei prodotti (n. 695, 1/7 giugno 2007) né di farmi venire il patema per lo sfruttamento del lavoro minorile in Brasile e Amazzonia ogni volta che ordino un succo d’arancia al bar.
Insomma, Leo Hickman mi è sempre sembrato un po’ fissato.
Ma ho sospeso il giudizio perché le questioni che affronta sono per me nuove e non ci ho mai riflettuto molto; inoltre numerose persone le trovano interessanti, e avverto un vago senso di colpa per l’inquinamento che produco quando qualcuno me lo fa notare.
Finché è comparso un articolo titolato “Come sposarsi in modo ecologico” (Internazionale 4/10 maggio 2007, n. 691), e qui non ho avuto più dubbi: io sarò anche ignorante e i miei comportamenti dissennati e incoscienti, ma Hickman è completamente fuori di testa.
Nell’articolo il Nostro racconta il giorno del suo matrimonio, svolto in maniera ecologica e rispettosa dell’ambiente.
Ecco in dettaglio cos’ha studiato per ottenere il minor impatto ambientale.
La scelta del vestito
Hickman racconta che la sposa “voleva sposarsi con il tradizionale abito bianco immacolato stile meringa.”
Ma lui le ha ricordato che “il poliestere con cui sono fatti molti abiti da sposa è un prodotto dell’industria petrolchimica e non è biodegradabile, mentre per poter dipanare la seta dai bozzoli, i bachi sono praticamente bolliti vivi o fatti fuori con scariche elettriche.”
Detto così fa senso. E cos’ha fatto, signor Hickman, allora?
“Le ho spiegato in tutta franchezza che non avrei mai potuto sposare una donna disposta a indossare un abito fabbricato torturando poveri vermi innocenti”.
Sarebbe da scriteriati, è evidente.
Alla fine la sposa (stremata?) ha ceduto e indossato un abito fatto con fibre naturali di bamboo.
Ma non finisce qui.
Non pago, il sadico ha voluto riciclare il vestito dopo la cerimonia, “inviandolo – via nave – a un rifugio di panda nella Cina occidentale, dove è stato servito come cena al panda Ziyi e ai suoi quattro cuccioli”.
Le cerimonia nuziale
Usciti dalla chiesa, i novelli sposino sono stati accolti da una pioggia di semi di acero montano invece che di riso e coriandoli (non si sa bene perché), e al posto degli addobbi floreali hanno decorato l’ambiente con “semplici ciuffi d’erba intagliati e annodati con fili di paglia”. Fin qui, nulla di particolare.
Ma la parte migliore è il momento del lancio del bouquet.
Anche in questo frangente Hickman l’ecologista ha fatto sentire la sua voce: il bouquet non era di fiori, ma di erba e paglia; la sposa, poi, non lo ha potuto gettare tra le braccia protese delle amiche, come vuole la tradizione, ma ha dovuto depositarlo “sul mucchio della composta di un amico”.
Ma che schifo. Perché, signor Hickman, una cosa tanto kitsch? Perché “mescolandosi agli altri rifiuti organici si decomporrà fino a formare un ottimo concime naturale”.
L’anello di fidanzamento e le fedi
Hickman suggerisce al lettore di non regalare alla sposa “un diamante estratto dalle miniere africane”, ma piuttosto di comprarle “un gioiello in metallo con un diamante sintetico”.
I più spiantati tra voi troveranno brillante l’idea.
Per le fedi, inoltre, il giornalista consiglia di farle fare “in pietra o in legno: se per caso il matrimonio dovesse finire potrete sempre riciclarle”.
Se lo spiegate alla vostra sposa in questi precisi termini, capirà. Ditele che, se divorzierete, avrete comunque dieci grammi di legno o pietra da riciclare per il camino o il ciottolato davanti casa.
La luna di miele
Dopo aver fatto mangiare il vestito nuziale a un panda, gettato il bouquet su una montagna di cacca e infilato al suo dito una fede da Flinstones, potrete dire alla vostra sposa che il viaggio di nozze si fa in giardino. Sarà entusiasta: lo dice Hickman.
Infatti “i voli aerei sono tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici che ci stanno portando verso un futuro di alluvioni, siccità e calure estive insostenibili”, quindi i due sposini hanno passato la luna di miele “in giardino, in una tenda ecologica, in compagnia di api e uccellini.”
Qui Hickman pare accorgersi di averla sparata grossa, e tenta un rimedio in extremis.
“Se però non volete rinunciare a una cerimonia tradizionale, piantate 65 alberi d’alto fusto e dieci arbusti per compensare i danni che avete prodotto”.
Quando il comune sporgerà denuncia contro di voi per ri-forestamento abusivo di territorio pubblico, dite che Hickman vi ha istigato.
Magari mettono dentro anche lui.