settembre 13th, 2007La diagnosi esistenzialista
Tempo fa avevo scritto un post sul senso di straniamento di quando “mi capita di provare un’incolmabile distanza tra me e il mio nome; è come se la parola Federica si svuotasse improvvisamente del suo significato, cioè non fosse più il mio nome proprio ma una parola tra le altre, più vuota delle altre, trasparente; e se ne stesse a pendere inerte davanti al mio naso, dandomi la sensazione di fissare la mia morte”.
Ora che studio Sartre ho scoperto cos’è.
Ecco la spiegazione, tratta da La Nausea:
“Le parole erano scomparse, e con esse, il significato delle cose, i modi del loro uso, i tenui segni di riconoscimento che gli uomini han tracciato sulla loro superficie”.
“Di solito l’esistenza si nasconde. (…) Quando credevo di pensare ad essa, evidentemente non pensavo nulla, avevo la testa vuota, o soltanto una parola, in testa, la parola ‘essere’. Oppure pensavo (…) all’appartenenza, mi dicevo che il mare apparteneva alla classe degli oggetti verdi o che il verde faceva parte delle qualità del mare. Anche quando guardavo le cose, ero a cento miglia dal pensare che esistevano: m’apparivano come un ornamento”.
“E poi, ecco: d’un tratto, era lì, chiaro come il giorno: l’esistenza s’era improvvisamente svelata. Aveva perduto il suo aspetto inoffensivo di categoria astratta, era la materia stessa delle cose (…). O piuttosto (…) tutto era scomparso: la diversità delle cose e la loro individualità non erano che apparenza, una vernice. Questa vernice s’era dissolta, restavano delle masse mostruose e molli in disordine – nude, d’una spaventosa e oscena nudità”.
“La parola Assurdità nasce ora sotto la mia penna (…) Capivo che avevo trovato la chiave dell’Esistenza, la chiave delle mie Nausee, della mia vita stessa. Difatti, tutto ciò che ho potuto afferrare in seguito si riporta a questa assurdità fondamentale (…) Poco fa ho fatto l’esperienza dell’assoluto: l’assoluto o l’assurdo”.
“Il mondo delle spiegazioni e delle ragioni non è quello dell’esistenza. Un cerchio non è assurdo, si spiega benissimo con la rotazione d’un segmento intorno ad una delle sue estremità. Ma pure il cerchio non esiste. Quella radice, al contrario, esisteva, e in modo che io non potevo spiegarla. Nodosa, inerte, senza nome, essa mi affascinava, mi riempiva gli occhi, mi riportava continuamente alla sua propria esistenza (…) La funzione non spiegava niente: permetteva di comprendere all’ingrosso che cos’era una radice, ma per nulla affatto la radice stessa. Questa radice qui (…) era… al di sotto di qualsiasi spiegazione. Ciascuna delle sue qualità le sfuggiva un poco, traboccava fuori di essa, si solidificava a metà, diventava quasi una cosa; ciascuna di esse era di troppo alla radice”.
“Ho raschiato il mio tallone contro quell’artiglio nero: avrei voluto scorticarlo un po’ (…) per giuocare con l’assurdità del mondo. Ma quando ho ritirato il piede ho visto che la corteccia era rimasta nera. Nera? Ho sentito la parola sgonfiarsi, svuotarsi del suo senso con una rapidità straordinaria. Nera? La radice non era nera (…) il nero, come il cerchio, non esisteva”.
“Loschi, ecco cosa erano, i suoni, i profumi, i sapori (…) Quel nero lì, presenza amorfa e fiacca, oltrepassava di gran lunga la vista, l’odorato e il gusto. Ma questa dovizia finiva per diventare confusione, e, infine, non era più niente perché era troppo”.
“Questo momento è stato straordinario (…) un’estasi orribile. Ma nel seno stesso di quest’estasi era nascosto qualcosa di nuovo: comprendevo la Nausea, ora, la possedevo”.
“Era questo il vero segreto dell’esistenza. Mi sono ricordato che una domenica, non più di tre settimane fa, avevo già sorpreso sulle cose una specie d’aria di complicità. Era diretta a me? Ho sentito con disappunto che non avevo alcun mezzo di comprendere. Nessun mezzo. E tuttavia era là, in attesa, sembrava uno sguardo. (…) Le cose si sarebbero dette pensieri che si fermassero a metà strada, che s’obliassero, che obliassero ciò che avevano voluto pensare, e che restassero così, ondeggianti, con un bizzarro, piccolo significato che le sorpassava. M’infastidiva, questo piccolo significato: non potevo comprenderlo (…) avevo appreso sull’esistenza tutto quello che potevo sapere”.
Ecco cos’era il mio senso di estraneità: semplice Nausea dovuta alla comprensione dell’Esistenza, che è Assurda e della quale non posso sapere altro.
Non fa una piega.