MisantropoPerché le persone, guardate da un certo punto di vista, sono francamente oscene.
Questi ammassi di carne che pulsa e friziona, con orifizi che sfiatano miasmi e la convinzione di essere nel giusto, sono immondi.

A volte, quando mi trovo in mezzo alla gente e sono particolarmente suscettibile, provo ribrezzo per quell’agglomerato di carne sudata e molla, che pende e sfrega e lascia la sua impronta su ogni superficie.
Mi ripudiano il tanfo digestivo dei fiati che risale dalle interiora, il fetore acre delle secrezioni e l’olezzo della pelle ripiegata su sé stessa.
Mi nausea il modo in cui i corpi spingono, pestano, sbattono e si comprimono l’uno contro l’altro, gli occhi disapprovano e i sospiri ammorbano l’aria con l’odore della carne in decomposizione.
In momenti come questi mi chiedo perché l’uomo stia ancora proliferando sul pianeta e penso che l’estinzione volontaria della razza umana sia una buona idea.

L’altro giorno mi è capitato uno di questi momenti; però ero a Venezia e stavo passeggiando, con altri dieci milioni di persone (densità percepita) sotto i portici del palazzo ducale.
E allora ho pensato che c’è un motivo per cui l’uomo non va estirpato dalla terra come una schifosa erbaccia, senza rimpianto e con decisione: il motivo è quel portico.
Il motivo è che, tra gli uomini, ce ne sono stati alcuni che hanno inventato, progettato e costruito quel portico, con quelle belle volte e le colonne di marmo chiaro che stemperano la luce e la calura.
Il motivo è l’arte.
L’uomo merita di restare al mondo perché produce arte.
Non ci dobbiamo sterminare con il napalm, evviva!, perché alcuni tra noi sanno fare cose come quella colonna.

Quella colonna vi riscatta.
Per merito suo posso tollerare le vostre ascelle pezzate, i rigurgiti improvvisi, le opinioni più meschine. Posso tollerare quelli che mi passano davanti in fila, quelli che mi pestano i piedi, quelli che non mi tollerano. Posso tollerare gli intolleranti. Posso tollerare tutto.
Tollero tutto.

E lo stesso fate voi.

La gente prende d’assedio le mostre e si interessa di cultura perché sa queste cose e cerca una ragione per essere salvata.
Finchè c’è arte c’è tolleranza.
E finchè c’è tolleranza c’è salvezza.

Immagino sia per questo che arte e religione sono sempre state intrecciate, e ora capisco i detrattori dell’arte contemporanea (non è immediato accettare di meritare la salvezza per una cacca dentro un barattolo).

Per cui, alla fine, è abbastanza facile capire cosa è arte e cosa non lo è: quello che ti fa tirare un respiro di sollievo è arte, il resto no.

Da qui discende la mia personale definizione di arte, che è: “Arte è quando senti di avere il culo parato”.