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L’argomento di oggi è: Graziano Cecchini, che ha tinto di rosso l’acqua della fontana di Trevi.
(Jingle di apertura)

I giornali, i telegiornali e i politici lo definiscono vandalo, ma questo significa solo che i ghost writer usano male l’italiano (poco credibile) oppure che la comunicazione di massa necessita di parole concise capaci di veicolare un’immagine chiara, definita e indipendente dall’oggetto cui si applicano (già meglio).

Vandalo è chi, secondo il Devoto-Oli, “distrugge o guasta, per gusto pervertito o per grossolana ignoranza o insensibilità”.
Graziano Cecchini non ha distrutto né guastato la Fontana (il colorante usato non ha danneggiato i marmi in maniera permanente), e il suo gesto non è stato dettato da grossolana ignoranza o insensibilità, ma serviva a veicolare un messaggio.
Non è neppure un innovatore (“chi propone o impone radicali revisioni e nuove soluzioni”), a differenza di quei futuristi cui rende omaggio: al massimo può essere definito un provocatore, cioè uno che “induce altri a commettere un reato o, mimetizzato tra la folla, suscita incidenti per turbare l’ordine pubblico”.

La sua provocazione si inscrive perfettamente nel sistema di valori esistente, non segna alcuna radicale rottura: riconosce la Fontana di Trevi come simbolo, riconosce il rosso come colore di pericolo, riconosce l’importanza dei monumenti nazionali e la necessità di non danneggiarli – in una parola, riconosce le convenzioni sociali, la legittimità delle leggi che infrange e l’autorità dello stato che le ha redatte.
E’ una provocazione istituzionale e conservatrice, che stabilizza invece di destabilizzare, che conserva invece di distruggere.

Questo è il motivo per cui molti l’hanno applaudita e altri auspicano di poterla replicare una volta a settimana: è solo un’allegra buffonata, che non minaccia nessuno, non spaventa e permette di sfogare un generico malcontento (Contestiamo! Tutti in piazza! Vaffanculo! Tingiamo la fontana di rosso!) mantenendo salde le proprie certezze.
Suppongo soddisfi anche la voluttà adolescenziale di sentirsi contestatori, ribelli e dannati senza mettere in discussione lo stile di vita.

Quindi, è arte oppure no?
(In realtà ho scritto tutta ’sta trafila solo per applicare la mia personale definizione di Arte e vedere se funziona).

Se arte è ciò che fa sentire di avere il culo parato, tingere di rosso l’acqua della fontata di Trevi è arte oppure no?
No, direi di no. Piuttosto che farmi sentire il culo parato, mi fa ridere per l’esistenza, là fuori, di simpatici cazzoni dediti a gesta strampalate.
No, non è arte.

Però è un sacco divertente.

ottobre 22nd, 2007Potenti

Potenti

José Antonio Viera Gallo, segretario generale della presidenza cilena, e Adriana Delpiano, sovrintendente dei trasporti metropolitani, tentano di capire come si guida un risciò.

ottobre 19th, 2007Idee

Rilevatore Automatico di Peli Corporei.

Rilevatore automatico peli corporei

Da posizionare sul ciglio delle strade, instilla nella popolazione dubbi e ansie paranoiche.

Capace di sollevare annosi dibattiti pubblici, scissioni di partito e crisi di governo, il Rilevatore Automatico di Peli Corporei è utile alle dittature che vogliono darsi parvenza di democrazia, e alle democrazie che vogliono rinnovare il look.

ottobre 17th, 2007Ah già, il blog

HelloSembra che io sia dispersa in mare, ma non è così facile.

In realtà è che sto così tanto al computer, a causa di forza maggiore, che non ho la minima ispirazione di farlo per cazzeggio personale.
Piuttosto mi lancio di testa contro un muro.

Però avrei talmente tanta roba da dire che tra un po’ mi trasuda dalla pelle, quindi mi vuole un post di emergenza.
Eccolo.

  • Non so decidere se studiare filosofia sia da maniaci, da asceti o da masochisti.
    Io mi sento in linea con tutte e tre le condizioni, ma in proporzioni minime e variabili a seconda del momento. Però ho sempre evitato, per istinto, di assecondare troppo le mie fantasie: e forse non è stata una cattiva idea.
  • L’ultimo esame. Prepararlo dà un senso di esaltazione (fico, mi laureo!) e di terrore (cazzo, mi laureo) e fa apprezzare molto il tempo dello studio e della libertà.
    Nel frattempo languo, sospiro e medito su Rimbaud (“Non lavorerò mai!”) e l’opportunità di emigrare a New Delhi, India.
    Rimbaud e l’India sono collegati, sappiatelo.
  • L’ultimo esame della mia carriera universitaria sarà sul tema della follia. Dubito sia un caso.
  • Sono stata all’incontro organizzato da Internazionale a Ferrara. Fico!
    C’erano Gipi, un simpatico sballone che ha fumato una sigaretta dietro l’altra e ha raccontato storie della sua adolescenza tipo Arancia Meccanica; David Rieff, che vince il premio come tizio più cinico mai incontrato nella mia vita; Roy Arundhati, acuta e zen, con il sorriso sulle labbra e stoccate inaspettate che lasciano tutti a bocca aperta; Elif shafak, agguerrita e supersexy, con una voce da pornodiva e una determinazione da leone; Laila Lalami ed Efraim Medina Reyes, che certamente sono grandi scrittori ma sono stati messi in ombra dalle mie due eroine di cui sopra – peccato.

    La parte gestionale è stata molto improvvisata, con sale stipate di gente, microfoni che non funzionavano e persone in coda per ore che non hanno potuto assistere agli incontri perché i posti erano esauriti da un pezzo. Non io, che agguantata una postazione l’ho difesa per quattro ore filate, tipo cozza. Quelli di Internazionale non si aspettavano, decisamente, un successo del genere. W Internazionale!

  • Mi sono iscritta a un corso di disegno e ad uno di francese. Il fatto che nessuno dei due c’entri nulla con la mia laurea, i miei progetti futuri, le possibilità di lavoro e la mia vita in generale, conferma l’ipotesi che il punto (3) non sia casuale.
  • Ho letto Il piccolo libro dei colori, un’intervista di Dominique Simonnet a Michel Pastoureau.
    Parla dei colori (sorprendente, ne?).
    Dice che la Vergine è stata “l’agente principale di promozione del blu”, perché questo colore era quasi completamente assente dai dipinti fino al 1100-1200, quando il Dio dei cristiani diventa un Dio di luce, e i cieli iniziano a venir dipinti di azzurro (prima erano neri, rossi, bianchi o dorati). Dato che la Vergine abita in cielo, quindi, viene raffigurata con vesti azzurre a partire da questo momento.
    Dice anche che il verde è il colore dell’incertezza, del caso e della fortuna perché storicamente è stato difficile ottenere tinture di questo colore, a causa del suo carattere chimico instabile. Ancora oggi i tavoli da gioco sono verdi, come gli omini di Marte e i tavoli sui quali si prendono le decisioni fondamentali delle aziende.
    Dice anche un sacco di altra roba interessante, ma non è che posso stare qui tutto il giorno a fare il riassunto. Secondo me potreste leggerlo da voi.
  • Poco fa pensavo di inserire di nuovo nel blog la sezione “Foto della settimana”, poi ho guardato il blog e ho visto che non l’avevo mai tolta.
    Si, sono rincitrullita. Ma voi mica dire niente, eh?
    Comunque da oggi riparte. Anzi, è già ripartita.
  • Settimana prossima dovrei aver finito di studiare filosofia e aver iniziato a fare esperimenti nel garage di casa.
    Se quest’ultima informazione richiama alla vostra mente immagini da film horror di serie B, forse non siete sulla cattiva strada.
    Per sapere come andrà a finire, restate sintonizzati su queste pagine.
  • ottobre 5th, 2007Faces in Places

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    Il blog che avrei voluto aprire io.

    Via M.B. (il noto molestatore milanese)


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