settembre 12th, 2007CuloDritto si mimetizza tra gli intellettuali
Sono stata al Festival della Letteratura.
Pensavo si trattasse di una cosa un pò snob, con un pubblico selezionato ed eventi interessanti cui assistere in atteggiamento compassato.
Nonostante tutto sono andata in avanscoperta, e dato che la Fortuna premia gli audaci non ho trovato niente di tutto questo.
Il Festival, al contrario, è pieno di giovani e si respira un’aria frizzante; gli incontri con gli autori si svolgono in un’atmosfera cameratesca, le strade di Mantova sono cariche di stand, colori, bambini che corrono, forestieri che girano col naso all’aria e gente che vaga senza riuscire a decidersi tra Orhan Pamuk e Natalino Balasso.
Insomma, è una figata galattica.
Mantova, poi, è splendida di suo; e Casa del Betto, il b&b in cui ho dormito, è una villa patronale ristrutturata a nuovo, con una camera arancio che soddisfa la voluttà di sentirsi ricchi sfondati almeno per un giorno.
Dato che sono una stordita impenitente, però, non avevo prenotato alcun incontro; così ho passato la mattinata a girovagare tra la biglietteria e lo stadio, cogliendo l’occasione per fare una capatina a Palazzo Te (di cui avevo ingnorato l’esistenza fino alla settimana scorsa, e che per penitenza mi ha lasciata a bocca aperta).
Il pomeriggio sono andata ad ascoltare Giacomo Callo e Alessandro Zaccuri che hanno spiegato come si disegna una collana di narrativa – e mi sono compiaciuta con me stessa perché hanno parlato di questioni di editoria che già conoscevo, il che testimonia che Scienze della Comunicazione non è una facoltà inutile: serve ad ascoltare con consapevolezza due tizi che non conosci mentre parlano di questioni che ai più non interessano.
Dopodiché sono stata all’incontro con Martì Guixé, che si occupa di food design e pare sia un artista coi controcazzi.
Per lo meno Beppe Finessi, che ha partecipato all’incontro con lui, pendeva letteralmente dalle sue labbra e lo fissava con la devozione di un discepolo.
Comunque questo Guixé è davvero forte.
Uno dei suoi progetti è il Food Facilities, un ristorante in cui si va a cena e si ordina ciò che si desidera, poi i gestori del locale telefonano alle rosticcerie d’asporto e si fanno consegnare la tua ordinazione. In questo modo non si litiga con gli amici perché uno vuole mangiare la pizza, un altro sushi e un altro ancora pretende tortillas messicane.
Geniale, no?
Se vi piace il genere, allucinato-ironico, vi consiglio un giro sul suo sito.
Di sera sono andata all’incontro con Neil Gaiman in Piazza Virgiliana organizzato dai bravissimi ragazzi di Blurandevù, travestiti per l’occasione da personaggi di Sandman.
Gaiman è come lo immaginavo: brillante, alla mano e spettinato.
Uno dei cinque aggettivi coi quali si è descritto è stato “very very very very very lazy”, e dopo essere stato tradotto ha commentato “I thought that it would have been translated into ‘Lazissimo’”.
Poi ha letto un brano di American Gods, e lì mi sono sciolta.
A parte che ho amato molto il romanzo, non avevo mai sentito uno scrittore leggere in presa diretta un suo pezzo.
E’ emozionante!
Da grande farò la groupie di scrittori.
Domenica mattina, a un orario da disperati, ho visto la terza parte della Pervert’s guide to cinema in un piccolo cinema d’essai parrocchiale.
Nella pellicola c’è Zizek ripreso in diverse ambientazioni (davanti a un sipario, in salotto, su sfondo bianco, sopra una barca) mentre spiega alcuni film, ruggisce allo spettatore e gesticola furioso – come gli insegnati esasperati che ripetono una spiegazione per la quarta volta allo studente più lento della classe.
Difatti il pubblico in sala ha riso a voce alta quando il presentatore, prima della proiezione, ha detto “libido zizekiana”.
Alle due del pomeriggio, infine, sono stata all’incontro con Daniele Silvestri, del quale confesso di non conoscere alcuna canzone (tranne La Paranza, suonata in Dolby Surround mentre è salito sul palco).
Anche lui è un bel tipo. Si è seduto davanti alla folla e ha iniziato a parlare con noi estranei della sua vita, delle sue idee, della sua musica e in genere di una scodellata incredibile di cazzi suoi.
Tranquillissimo, oltretutto.
Sembrava una di quelle chicchierate intime che ti fai con un vecchio amico dopo vari drink, intorno alle quattro e mezzo del mattino, blaterando serenamente cose che mai vorresti far sapere al prossimo e delle quali il giorno dopo avrai un ricordo offuscato ma piacevole.
Con la differenza che Daniele non barcollava sulla sedia rischiando di rovinare sulla folla, è chiaro.
Non che a me sia mai capitato, eh.
Dicevo per dire.
Domani è il V-Day, giornata nazionale del Vaffanculo.
Stavo taggando i miei libri su
Invece oggi, lunedì 3 settembre, cade il Tumblr Day – e se non lo sapevate, manica di zotici scimmioni, è perché siete fuori dal giro di quelli che contano. Oppure perché l’ho inventato io stamattina, devo decidere.