luglio 31st, 2007CuloDritto on the Road

Sono tornata, di nuovo.
Forse dovrei dirvi anche quando me ne vado, così non sembro perennemente sbarcata dalla Luna.
Ma insomma. Sono tornata sul Conero, perché mi era piaciuto e le ustioni di terzo grado sono bazzecole per donne come me: ora ne ho una di secondo e sono decisamente più alla moda.

Pensavo che quest’estate sarei rimasta a casa a sfrappolarmi le palle, e invece ho un sacco di amici e quindi è tutto fichissimo perché posso andare in ferie a sbafo, come una zecca.
Tra un po’ vado a Marina di Ravenna a passare qualche giorno a casa di Leo, che ha affittato un appartamento con altri quattro/cinque avanzi di galera e mi ha detto che una branda per me la si trova.
Grande Leo.

Poi vado a Nizza: ho un’amica con la casa al mare lì.
Il programma è questo: passiamo un paio di giorni nella sua casa di montagna vicino Cuneo, dove faremo rafting sperando di non immolarci contro una roccia, poi muoviamo in territorio francese e visitiamo Nizza, Montecarlo, Cannes, Aix en Provence e qualche altro posto della zona del quale non so scrivere il nome, ma che sono certa sarà bellissimo.

E poi parleranno tutti francese, io sarò perennemente attizzata e già questo un ottimo inizio.

Avrei perfino un’altra bazza per andare a Valencia, ma temo che a fine agosto avrò finito i soldi e dovrò scontare un lungo autunno di indigenza e scontento.

Però a marzo mi laureo, quindi devo per forza organizzare un viaggio di laurea. Mi tocca.
SaintDraw dice che io, lui e Lox possiamo andare in Cina; io preferirei l’India, tipo il Kerala, ma mi adongio all’occorrenza.
Il piano è questo: SaintDraw si è iscritto a un sito per scambisti di case. In pratica mette a disposizione il suo appartamento (superdesign, supernuovo e super colorato) per avere in cambio una casa con tre posti letto in cui alloggiare da qualche parte nel mondo.

Quindi: sei un cinese che nella vita ha sbagliato qualcosa e stai leggendo questo blog, in italiano? Vuoi venire in Italia, il paese dei mandolini, delle gondole, del Colosseo, della pizza eccetera, ma non vuoi spendere i tuoi ultimi dieci mesi di stipendio? Hai una casa, un appartamento, un bugigattolo in cui tre persone possano riuscire a dormire, lavarsi e mangiare? Fai a cambio con SaintDraw!
Io e i miei amici veniamo a casa tua, e tu ti stabilisci a casa sua.

Non è una gran bazza?
Si, lo è.

Fossi in te, mi scriverei una mail.

luglio 23rd, 2007CuloDritto Translator 0.0

stupidAny: “Cosa vuol dire Wellness?”

CD: “Starbenosità.”

luglio 21st, 2007Riemergo

Conero.jpgEccomi qua.

Mi scuso di nuovo con tutti quelli ai quali non ho risposto via mail, ma ero via.
Sono stata una settimana a Marcelli, sul Conero, ospite di un’amica.
Il mare del Conero è azzurroverde e nuotando si vedono i sassi sul fondo, con il monte all’orizzonte.
In casa eravamo la mia amica, sua mamma, sua nonna e io: tre generazioni di marchigiane doc più CuloDritto, nell’interpretazione di sé stessa.

Se pensate che una vacanza del genere sia una gran palla vi sbagliate di grosso: le donne marchigiane di ogni generazione parlano di cazzi e mazzi da mane a notte, e si infamano tra loro con gergo creativo e carica invettiva capaci di impallidire due tifoserie da stadio durante il derby. Nonna compresa.
E’ stato una figata, ho riso di brutto e mi sono abbronzata come mai era successo prima. Ho anche un enorme herpes labiale e qualche ustione sparsa per il corpo, ma sono dettagli.

Ora scappo di nuovo, che questo weekend mi aspettano la riviera romagnola e una braciolata fuori porta a Bologna.

Gran post, me ne rendo conto.
Era giusto per non lasciar ammuffire il blog, che in estate è ad alto rischio come gli anziani e i bambini nelle grandi città.

E’ inammissibile che Studio Aperto non ci abbia ancora fatto un servizio.

luglio 13th, 2007Autoreferenziale

fragolina.jpgUn paio di accessori.

(Eh, pugnetta, ce l’hanno tutti Tumblr).
(Si, ma il mio ha anche i commenti).

luglio 12th, 2007Leo Hickman, l’istigatore

Leo Hickman.jpgLeo Hickman è giornalista del Guardian e ogni settimana un suo articolo compare su Internazionale per la rubrica Etichal Living.

Hickman “dà suggerimenti ai lettori sulle scelte migliori per rispettare il pianeta”.

Ho sempre letto i suoi pezzi con diffidenza, incerta se giudicare davvero importante uccidere i topi nel modo più umano possibile, preoccuparmi per gli uccelli mangiati dai gatti, informarmi se rifugi e chalet sono dotati di pannelli solari e riciclano l’acqua prima di scegliere la località sciistica in cui passare le vacanze.

Onestamente, ho sempre propeso per il no.
Inoltre non ho alcuna intenzione di “andare a rovistare nei cassonetti” per ridurre gli sprechi di cibo legati alla data di scadenza dei prodotti (n. 695, 1/7 giugno 2007) né di farmi venire il patema per lo sfruttamento del lavoro minorile in Brasile e Amazzonia ogni volta che ordino un succo d’arancia al bar.

Insomma, Leo Hickman mi è sempre sembrato un po’ fissato.
Ma ho sospeso il giudizio perché le questioni che affronta sono per me nuove e non ci ho mai riflettuto molto; inoltre numerose persone le trovano interessanti, e avverto un vago senso di colpa per l’inquinamento che produco quando qualcuno me lo fa notare.

Finché è comparso un articolo titolato “Come sposarsi in modo ecologico” (Internazionale 4/10 maggio 2007, n. 691), e qui non ho avuto più dubbi: io sarò anche ignorante e i miei comportamenti dissennati e incoscienti, ma Hickman è completamente fuori di testa.

Nell’articolo il Nostro racconta il giorno del suo matrimonio, svolto in maniera ecologica e rispettosa dell’ambiente.
Ecco in dettaglio cos’ha studiato per ottenere il minor impatto ambientale.

La scelta del vestito

Hickman racconta che la sposa “voleva sposarsi con il tradizionale abito bianco immacolato stile meringa.”

Ma lui le ha ricordato che “il poliestere con cui sono fatti molti abiti da sposa è un prodotto dell’industria petrolchimica e non è biodegradabile, mentre per poter dipanare la seta dai bozzoli, i bachi sono praticamente bolliti vivi o fatti fuori con scariche elettriche.”
Detto così fa senso. E cos’ha fatto, signor Hickman, allora?
Le ho spiegato in tutta franchezza che non avrei mai potuto sposare una donna disposta a indossare un abito fabbricato torturando poveri vermi innocenti”.
Sarebbe da scriteriati, è evidente.

Alla fine la sposa (stremata?) ha ceduto e indossato un abito fatto con fibre naturali di bamboo.
Ma non finisce qui.
Non pago, il sadico ha voluto riciclare il vestito dopo la cerimonia, “inviandolo – via nave – a un rifugio di panda nella Cina occidentale, dove è stato servito come cena al panda Ziyi e ai suoi quattro cuccioli”.


Le cerimonia nuziale

Usciti dalla chiesa, i novelli sposino sono stati accolti da una pioggia di semi di acero montano invece che di riso e coriandoli (non si sa bene perché), e al posto degli addobbi floreali hanno decorato l’ambiente con “semplici ciuffi d’erba intagliati e annodati con fili di paglia”. Fin qui, nulla di particolare.
Ma la parte migliore è il momento del lancio del bouquet.
Anche in questo frangente Hickman l’ecologista ha fatto sentire la sua voce: il bouquet non era di fiori, ma di erba e paglia; la sposa, poi, non lo ha potuto gettare tra le braccia protese delle amiche, come vuole la tradizione, ma ha dovuto depositarlo “sul mucchio della composta di un amico”.
Ma che schifo. Perché, signor Hickman, una cosa tanto kitsch? Perché “mescolandosi agli altri rifiuti organici si decomporrà fino a formare un ottimo concime naturale”.


L’anello di fidanzamento e le fedi

Hickman suggerisce al lettore di non regalare alla sposa “un diamante estratto dalle miniere africane”, ma piuttosto di comprarle “un gioiello in metallo con un diamante sintetico”.
I più spiantati tra voi troveranno brillante l’idea.
Per le fedi, inoltre, il giornalista consiglia di farle fare “in pietra o in legno: se per caso il matrimonio dovesse finire potrete sempre riciclarle”.
Se lo spiegate alla vostra sposa in questi precisi termini, capirà. Ditele che, se divorzierete, avrete comunque dieci grammi di legno o pietra da riciclare per il camino o il ciottolato davanti casa.

La luna di miele
Dopo aver fatto mangiare il vestito nuziale a un panda, gettato il bouquet su una montagna di cacca e infilato al suo dito una fede da Flinstones, potrete dire alla vostra sposa che il viaggio di nozze si fa in giardino. Sarà entusiasta: lo dice Hickman.

Infatti “i voli aerei sono tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici che ci stanno portando verso un futuro di alluvioni, siccità e calure estive insostenibili”, quindi i due sposini hanno passato la luna di miele “in giardino, in una tenda ecologica, in compagnia di api e uccellini.

Qui Hickman pare accorgersi di averla sparata grossa, e tenta un rimedio in extremis.
Se però non volete rinunciare a una cerimonia tradizionale, piantate 65 alberi d’alto fusto e dieci arbusti per compensare i danni che avete prodotto”.

Quando il comune sporgerà denuncia contro di voi per ri-forestamento abusivo di territorio pubblico, dite che Hickman vi ha istigato.

Magari mettono dentro anche lui.


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