marzo 3rd, 2007Somiglianze

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Doraemon (a sinistra) e bambino cinese (a destra).

McGuiB0019c.jpgLe ho ritrovate. Le scatole, dico.
Si vede che a ‘sto giro il buco nero ha fallito la quadrangolazione con le Bermuda (anche la wireless casalinga dà qualche problema, in effetti).

L’altro giorno le stavo cercando perché custodiscono una poesia che ho scritto da piccola e che mi ha sbigottita quando l’ho riletta, qualche anno dopo.

La data recita 14-05-88, quindi l’ho composta a sette anni.
Si intitola “Voglia di mare”, e non ha la rima baciata.

Voglia di mare

Ho voglia di mare,
ho voglia di andarmene,
ho voglia di stare sola,
il mare con i pesci,
il vento con la forza
tutto ha qualcosa
tutto muore.

E’ incredibile che, a quasi vent’anni di distanza, non mi sia ancora suicidata.

calendario1.jpgNon trovo più le scatole dei ricordi e sono angosciata.
Le scatole dei ricordi sono due scatole (sorprendente) in cui ho ammassato i diari di scuola, le foto, le lettere, i pacchetti di sigarette finiti, le confezioni di caramelle, i biglietti del treno, le cartine, i cartelli rubati all’ospedale e tutti gli altri feticci che sono legati alla mia adolescenza.
Tendo all’accumulo, si.
Ci sono legatissima e le monitoro costantemente per impedire che spariscano, evento infausto e frequente in questa casa. Da qualche parte (tra la lavatrice e il camino, dicono le ultime stime balistiche) c’è un buco nero che inghiotte gli oggetti e se li tiene.
A tutt’oggi mancano all’appello, oltre alle scatole, un vestitino nero, quattro paia di mutande, due libri, un paio di chiavi e sicuramente qualcos’altro che ora mi sfugge.

Comunque il punto è che, perdendo le scatole dei ricordi, ho paura di perdere i ricordi stessi, o almeno una parte, cioè praticamente ho paura di morire (l’uomo è la sua memoria a lungo termine, ha detto Freud una volta).*
Mancano anche un paio di scarpe, tra l’altro.
Aprire un blog nuovo, però, mi ha fatto capire cosa intendono quelli per i quali uno degli aspetti positivi dei blog è tenere traccia delle cose fatte nel tempo. Ho sempre pensato fosse una stronzata, ché quella è la funzione assolta dai diari in senso lato (e loro non li ho mica persi, li tengo appiccicati sotto il cuscino e li fodero in un tutto all’occorrenza), e invece è vero.
Rileggere i vecchi post per taggarli mi ha fatto ricordare cose che avevo dimenticato, e mi ha anche permesso di vedere una parte di me che non riesco a percepire da dentro (Ma perché ho scritto un post sull’acqua che bolle? Devo essere davvero una persona speciale).

Quindi ho deciso di colmare seduta stante il buco lasciato dai quattro mesi in cui non avevo alcun supporto informatico sul quale sfogare le mie nevrosi (oggi anche il dentista mi ha detto che sono tesa, dopo un medico generico e un allergologo) e fare un breve sunto dei fatti salienti. Questa cosa sarà forse poco interessante per voi lettori, miei amati, ma chi se ne frega.

Allora.

A novembre sono andata a visitare Verona, che è stata ospitale come un dito nel culo. Era un freddo micidiale, probabilmente l’unico giorno freddo dell’intero inverno; le strade erano blindate perché quel giorno Prodi incontrava una delegazione spagnola nel palazzo del comune (o qualsiasi altra cosa; tra i veronesi le versioni si sprecavano, nessuno sapeva sostanzialmente un cazzo) e tutti i monumenti erano in ristrutturazione, coperti da enormi pannelli che li precludevano alla vista ma li riproducevano in foto a grandezza naturale. Nel cortile sul quale si affaccia il balcone di Giulietta una comitiva di qualche paese dell’est stava festeggiando il rinfresco di un matrimonio, abusivamente.
Sono anche stata in montagna, a Cavalese, in una baita di legno nascosta dentro una foresta.

A dicembre ho dato un esame, e questa è stata la cosa principale.
Mi sono anche iscritta in palestra (sono nervosa, quindi devo sfogare le mie tensioni con l’attività fisica, hanno detto i dottori) e lanciata in improbabili lezioni di step, durante le quali ho salito e sceso milioni di scale, no, ho salito e sceso un gradino per sessanta minuti dietro fila in perfetta sincronia con altre venti persone, cosa che neanche gli internati nei manicomi quando erano aperti.
Non ricordo nessuno dei regali ricevuti per Natale, ma secondo la mia agenda sono stata dall’estetista (il 28) e a teatro (il 20). E’ vero. A teatro ho visto uno spettacolo di acrobati cinesi: bellissimo. Ho riso tutto il tempo e sono stata l’unica. In un numero, in particolare, mi è partita una risata sguaiata: venti cinesi in tutina gialla attillata si sono presentati in scena e hanno fatto un numero coreografico, eseguendo mosse di karate contro il pubblico. Detta così non rende, ma giuro che avevo i goccioloni agli occhi.

A Gennaio sono andata a Marilleva a sciare e ho messo gli sci dopo dodici anni di nulla. Sono fracassata al suolo in molti modi diversi e con una fantasia di movimenti che avrebbero fatto invidia ai cinesi di cui sopra. Ho riportato abrasioni alle gambe, alle mani, al sedere e anche al naso (ho dato una facciata contro la neve degna di Paperissima), mi sono strafogata di tisane al finocchio, ho giocato a Tabù per la prima volta in vita mia e nel complesso mi sono divertita un sacco.
Ho dato un altro esame, e questa forse è la cosa principale, ma anche no.
Sono andata in una clinica privata a fare una panoramica ai denti, e mi hanno messo la testa dentro un ufo con la prescrizione di non muovermi.
Secondo la mia agenda, il 15 mi è venuto il marchese.

A febbraio sono andata a chiedere la tesi e la prof. ha detto che me l’assegna, però ad aprile se ne va e torna a settembre, ma può seguirmi via mail. Mi va bene? Non so ancora.
Mi sono slogata una caviglia cadendo dalle scale; avevo fretta perché mia mamma stava per fare il test che verifica lo stato etilico e non volevo perdermi la scena, così sono caduta. All’ospedale mi ha fatto le lastre il Piro, un mio amico del liceo. La diapositiva mentale che associo al Piro lo ritrae, sbronzo, all’esterno di una discoteca, mentre gente gli rovescia addosso secchiate di acqua fredda per impedire il coma etilico. Nella diapositiva mentale ha le spalle al muro e le gambe gli cedono lentamente, trascinandolo verso il suolo, mentre i capelli (tinti di verde) lasciano una scia sull’intonaco.
Ho fritto la roba di Carnevale per mia mamma, ho iniziato a seguire l’ultimo corso della mia carriera universitaria e, beh; ho riaperto il blog.

Direi che basta.

* I legali della famiglia smentiscono categoricamente.


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