Bene, eccomi qua.
Non ho ancora aperto un nuovo blog, quindi in teoria questo post non ci dovrebbe essere.
Ma io non sono la migliore delle blogger possibili, la mia volontà è flebile e sto iniziando a grattare i muri perché sento il bisogno di comunicare con gente con non conosco e non vedrò mai, il che fa chiaramente di me un’alienata.

Comunque ho imparato l’uso dei CSS in tempo record e sto scrivendo il mio nuovo template, che sarà (attenzione: SPOILER!) fucsia. Si, fucsia. Davvero.
Mi ero sempre domandata perché la gente compri domini a pagamento per scrivere un blog quando esistono tante piattaforme gratuite.
Adesso l’ho capito: sui domini a pagamento si possono fare milioni di cose, sulle piattaforme tre (risultato di un’equazione differenziale stocastica non lineare calcolata l’altro giorno dal mio nano da giardino, Bagongolo).

Si, sto impazzendo.

Volevo dire un sacco di cose.
Ad esempio che adesso, dopo Padova e gli Stati Uniti, anche casa mia ha innalzato un muro della vergogna: serve a dividere l’erba del giardino dalla passerella in muratura.
Scopo della manovra è impedire al cane di defecare sull’erba trasformando il prato in un’arsa distesa di terra, esanime.
Il nemico è alle porte e mi fissa in cagnesco, sbavando.

Poi volevo mettervi a parte dell’esistenza dei Google Trends: sono un servizio beta offerto da Google e permettono di sapere “cosa cerca la gente nel mondo”.
Digitando una lista di parole chiave, Google Trends produce come risultato un piano cartesiano che visualizza l’andamento nel tempo delle ricerche globali per le parole chiave selezionate.
(Guardate che era difficile da spiegare, provateci voi se siete capaci.)
Questo permette di scoprire un sacco di cose interessanti, tipo che la popolazione mondiale cerca di più Babbo Natale che Bang Bros (il che impone una severa autocritica a tutti coloro che gravitano nel mondo del porno: ragazzi, so che potete fare di meglio! Io credo in voi).

Riprendo fiato.

Ho visto The Departed, e finalmente ho ottenuto il riscatto che aspettavo da anni.
Nella colonna sonora dell’ultimo di Scorsese ci sono i Dropkick Murphys.
I Dropkick Murphys!
Capite?
E’ un gruppo che adoro da quando avevo quindici anni, li ho visti dal vivo e sono una delle mie band del cuore.(pull)Grazia mi fa una gran pippa(/pull)
I miei amici mi hanno sempre sfottuta a sangue per questa cosa, dicendo che ascolto gruppi inutili, sconosciuti e con nomi assurdi.
La parola “dropkickmurfis”, storpiata all’americana, è oggi comunemente usata come sfottò alla sottoscritta (Introduzione alla sociolinguistica culodrittiana, G. Berruto, Laterza ed., 2006, 202 pp, 79,00 euro.)
Inutile dire che, quando ho sentito I’m sipping up to Boston sparata a tutto volume dentro un cinema, ho avuto un mezzo orgasmo e gemuto di felicità.

Infine ho scoperto la bellezza dei gruppi di Flickr; ad esempio ce n’è uno che si chiama Artistic Self Portraits in cui le donne pubblicano foto che le ritraggono nude con un fiore sulla passera e gli uomini pubblicano foto in cui assumono posizioni da esistenzialisti melanconici mentre indossano solo un paio di calzini.
La mente umana è una cattedrale, davvero.

See you.