Mi parlasti del distacco
di CiccioFormaggio

Mi parlasti del distacco.

Non capii immediatamente, e il tuo tono era così intenso che non te ne rendesti subito conto.

Fu la prima volta nella mia vita che pensai a quel momento, e fu una delle tante volte in cui mi resi conto che, per quanto ognuno di noi pensi sempre di sapere tanto, alla fine conosce sempre tanto poco.

Specie se si tratta di quel difficile ed incantevole posto che è l’universo femminile.

Mi parlavi di quello che provavi subito dopo l’orgasmo, quando chi ti aveva stretta e amata lasciava la tua carne.

Allentava l’abbraccio, e il venire meno del calore del suo corpo, il suo ritirarsi verso l’altra sponda del letto, rappresentava il vuoto.

Proprio nel momento in cui sentivi di aver bisogno di quel contatto, di quell’armonica unione in una sola cosa, mi sentivi sfuggire, lontano pochi centimetri che sembravano una distanza infinita.

Proprio in quei momenti, mentre entravi ed uscivi dalla massima ebbrezza, ad occhi chiusi e senza respiro, come doveva essere l’estasi mistica degli iniziati ai misteri di Eleusi, o della Pizia, quando inalava i fumi delle sue profezie.

Non sentivi più il tuo corpo, che pure era stato la fonte del piacere che aveva toccato l’anima. Ma avvertivi il mio, e il dividersi ti dava la sensazione di essere inghiottita da un abisso senza fondo.

Capii quanto poteva essere buio e disperato, in una frazione di secondo, un abbandono.

Non avrei mai dimenticato il tono della tua voce mentre me lo spiegavi.