L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica

Un mio amico dice che Ronald McDonald’s, il pupazzo per bambini inventato dalla famosa catena di fast food, è ai primi posti nella classifica delle cose più fotografate al mondo.
La gente si diverte a farsi immortalare accanto alla statua del pagliaccio giallorosso, e quasi in ogni punto del globo terrestre è possibile mangiare un Big Mac: questo fa di Ronald la spalla più gettonata del continente.
La cosa che colpisce, in tutto ciò, è che il pupazzo resta sempre immobile e uguale a sé stesso, mentre le persone che si fotografano con lui sono ogni volta diverse, e assumono posizioni dinamiche.


L’altra sera ero ad una festa di laurea; ad un certo punto un nostro amico si è steso sul divano, stremato, e ha iniziato a dormire. Abbiamo cercato di svegliarlo, ma lui non ha reagito. Il suo sonno era profondo, imperturbabile e gradatamente alcolico. In preda all’euforia collettiva, abbiamo deciso di usalo a mò di Ronald McDonald’s, così da sentirci parte integrante di questa nuova tradizionale mondiale sponsorizzata da una multinazionale statunitense.


Questo è il soggetto in questione, assopito.

 

 

A sua discolpa va detto che lavora molto, e la spossatezza delle sue membra era in parte dovuta a questo.
Come tutti potete vedere, è evidente che il lavoro non nobilita.
Essendo inerme, ne abbiamo approfittato per fotografarci a turno accanto a lui, senza che neanche se ne accorgesse.
Quando si è svegliato, nessuno gli ha detto del set fotografico del quale si è reso involontario protagonista.
Visto che io e i miei amici siamo simpatici e divertenti, ma proprio tanto, ci siamo detti: “Perché svelargli tutto subito? Meglio fargli una sorpresa! Mettiamo le foto su internet, e poi gli mandiamogli l’indirizzo!”.

L’indirizzo è questo.

Tadààà!!!
Sorpresa!

(Ciao, Enea) :-)