In bloom

E’ primavera, e io sono più rincoglionita del solito (il chè è tutto un dire). Ciondolo, non concludo niente, fisso un muro, mi dimentico le chiavi di casa dentro casa, pesto il gatto, non chiudo la macchina, fisso un sasso, languo, continuo un dialogo sui film porno precedentemente iniziato mentre i carabinieri domandano patente e libretto (“Vabbè, ma se è amatoriale non vale! Quanto ce l’ha lungo?”), sbatto contro la gente che mi passa accanto.
Culodritto, il cataclisma primaverile.
Con i primi caldi inizio a tenere aperte le finestre di casa, per cui mi ritrovo come al solito catapultata nel bel mezzo della vita dei vicini. O loro nella mia: mi sembra di averli in salotto, tutto il giorno. Ho due alani che ululano disperati, un solerte padre di famiglia che scartavetra e falcia l’erba, un bimbo che piange, un gruppo di adolescenti fumati che suona chitarra, basso e batteria in un garage non insonorizzato e una selva di umanità varia ed eventuale che passeggia o fa le sgommate, a seconda.
Adesso rido, affascinata dalla diversità e dall’assortimento del genere umano; tra due settimane li detesterò di cuore.
Ho pensato al giusto contrappasso: mi compro un gallo.
Quando il rumore diventa insopportabile, e i miei nervi sono in procinto di saltare, prendo un ferro del 12 e pungolo con precisione il gallo nel culo. Secondo i miei calcoli, a questo punto il gallo dovrebbe iniziare a gridare Chicchirichì, coprendo con i suoi decibel l’inquinamento acustico prodotto dai vicini, che si acquieteranno timorosi e perplessi.
L’altra alternativa è che mi denuncino per maltrattamento di animale, e a quel punto spero che gli inquirenti non riescano a risalire al mio blog.