I’m miss world, somebody kill me…
I’m miss world, somebody kill me
Ho sempre avuto un pessimo rapporto con le patinatissime Barbie, che invece furoreggiavano tra le bambine della mia generazione.
Ne possedevo decine e decine, non per mia scelta: mi erano state consegnate in eredità dalla figlia di un’amica di mia mamma, evidentemente straviziata, che aveva fatto l’upgrade nella crescita femminile a metà anni ‘80: era passata alla lettura integrale di Cioè e all’adorazione di Tom Cruise travestito da aviatore.
Avevo una montagna di bambole, con tanto di bucolica tenuta di campagna, enorme. La residenza barbiesca non mi piaceva perché era a due piani e non c’erano scale; alla domanda “Come fanno a salire e scendere da un piano all’altro?” mi è stato risposto “Con la magia”.
Io ho costruito un ascensore usando una vecchia scatola da scarpe e nessun rudimento di edilizia, quindi l’ascensore riusciva (se andava bene) a portare le barbie al piano superiore, poi si disintegrava crollando miseramente su sé stesso e abbandonava le bamboline al loro triste destino di recluse casalinghe. Non che mi dispiacesse molto.
Le detestavo per un motivo principale: erano troppo snodabili. Io praticavo la ginnastica artistica a livelli quasi agonistici, e mi venivano le lacrime agli occhi dal dolore quando tentavo di fare la spaccata con la gamba sinistra in avanti; arrivavo a casa, poi, e c’era questa inutile massa di plastica che poteva essere piegata e torta e tirata a piacimento, mentre la bambolina idiota manteneva un’espressione sorridente e a la page mostrando segno di alcun cedimento.
Ne prendevo una e le facevo fare la spaccata di sinistra, aprendole le gambe a 180 gradi: rideva. Aumentavo l’apertura angolare, arrivando a 200, 210, 220. Ci riusciva. Poteva fare tutto, quella gran stronza. Accecata dal tiramento di culo, continuavo ad aumentarne l’apertura angolare fino a quando le gambe, semplicemente, si staccavano dal busto emettendo uno Stock! secco e definitivo. Oh.
A quel punto sentivo di essere riappacificata con me stessa, il mondo e l’universo, e andavo a guardare i cartoni animati in tv.
Certe volte, se mi sentivo particolarmente suscettibile, staccavo anche le braccia alla sventurata; così, giusto per non lasciare qualcosa a metà.
La seconda ragione per cui le avevo in antipatia era la loro identità fisica: possedevo un esercito di bambole, tutte uguali tra loro. Tutte sorridenti e bionde, con i capelli lunghi, gli occhi azzurri e parimenti alte. Come l’agente Smith di Matrix in versione pre-adolescenziale femminile, una cosa malata. Un errore del sistema. Un virus da cui difendersi, altrochè. Provavo l’impulso di buttarle fuori dalla finestra; in realtà qualcuna l’ho data in pasto al cane, ma questa è un’altra storia.
In genere cercavo di renderle differenti l’una dall’altra, pensando di fare loro cosa gradita: iniziavo truccandole. Nella mia mente il risultato era bellissimo: una barbie con l’ombretto viola e il rossetto rosso, una con il fard tondo sulle gote e la matita nera intorno agli occhi, un’altra con l’ombretto verde e le labbra chiarissime, dello stesso colore della carnagione, eccetera. Il risultato, a conti fatti, era penoso: sfiguravo i loro volti in maschere di colore, righe nere, castroni sulle varie tonalità del marrone. Erano orrende, ma non mi davo per vinta.
Potevo ancora provare con il taglio di capelli. Anche in questo caso, il risultato a cui puntavo era nitido ed elegante nella mia mente: una barbie con il caschetto nero, una con la frangia lunga color fucsia, una con i capelli verdi scalati, eccetera. Colorare i capelli non era facile, e in effetti il risultato era simile a quello del trucco: le loro chiome diventavano una massa informe di venti tonalità diverse. Diciamo meschiate, tò.
Poi, la parte migliore: il taglio vero e proprio. Iniziavo scalando leggermente le punte, ma non riuscivo mai a restare in pari: i capelli diventavano lunghi da una parte e corti dall’altra. Cercavo di pareggiarli di nuovo, ma era una lotta che non riuscivo a vincere: il taglio era sempre storto. Accorciando via via i capelli nel tentativo di renderli simmetrici, li finivo: tutte le volte mi ritrovavo le bambole rapate quasi a zero, ed erano di nuovo uguali tra loro. Avevano tutte la faccia sporca e irriconoscibile, con ciuffi di capelli, ugualmente sporchi, che spuntavano qua e là ai lati del cranio. Oltre ad essere tornate uguali, erano pure brutte. Affanculo le barbie. Staccavo loro anche la testa, e la storia finiva lì.
Mia mamma, negli anni, ha accumulato in un gran scatolone arti spezzati, pezzi di tronco e teste mozze, che rappresentano per intero la mia collezione di Barbie.
Ne abbiamo parlato l’altro giorno, per caso, e le ho raccontato quanto c’è scritto qui sopra: lei non lo sapeva, non glielo avevo mai detto. Questo significa che mi ha guardata, infante, sezionare le mie bambole e accanirmi su di loro con precisione da aguzzino pensando che fosse, tutto sommato, normale. Abbiamo convenuto che, succedesse ora, sarei stata in cura da uno psicanalista fin dai cinque anni.
Questo per dire: se trovate che i vostri figli abbiano comportamenti strani, non spaventatevi; non è detto che abbiano anche turbe psichiche. Se vi sembra che uccidano bambole, può essere che stiano solo cercando di umanizzarle. Non portateli da uno psichiatra, che ve ne tira fuori individui complessati a vita; lasciateli fare, che magari diventano come me. Pensate che culo.














ah ah bello sto post..anch’io odiavo le barbie..ne avevo una sola, i miei parenti avevano capito forse che non era il caso di regalarmele..
Odiavo le Barbie anche io, ma non solo quelle, anche le bambole normali. Fin da piccola ero fortemente asociale (più d’ora) e mi faceva ribrezzo la persona umana. Non scherzo, ribrezzo. Per nulla adoravo i pelouche (adorati animali…) e le bambole finivano, come le tue, semi-seviziate, colorate in viso, senza arti ecc ecc.
Per quanto riguarda i capelli, ne ho fatta una meglio delle tue: avevo un cavallino a dondolo, con un lungo ciuffo bianco. Avendo anche io la frangia (a quei tempi), decisi che il destino dei nostri ciuffi sarebbe stato lo stesso; presi un barattolo, e un taglio a me, un taglio a lui, lo riempimmo di ciocche bianche-castane. Il silenzio della mia camera aveva allarmato mia madre. da quel giorno, capelli corti (che odiavo).
Dici che sarei stata anche io da psichiatra?
Che bello essere nata negli anni ‘80, e non nel 2000…
ovviamente anche io odiavo le barbie. anzi, odiavo tutte le bambole in generale, mentre adoravo i peluche, che compensavano in parte il fatto che i miei genitori rifiutassero di prendermi un cucciolo.
le barbie mi stavano sul cazzo perché erano tutte fighe e andavano di moda (quando ho applicato lo stesso principio alle mie coetanee a scuola sono finita emarginata e depressa fino all’università); e poi erano tutte uguali.
quindi anche io, oltre a masticargli i piedi e le mani, le truccavo e gli tagliavo i capelli: ne avevo 3 in tutto, che mi avevano regalato. si trasformarono lentamente in mostri pasticciati; l’ultimo periodo ne avevo rapato a zero una e le facevo fare il fidanzato delle altre due.
anche io se fossi nata negli anni ‘90 non mi sarei scampata lo psichiatra.
Mi viene il dubbio che TUTTE eccetto le “fighette” odiassero le Barbie, e che i nostri genitori volessero che NOI diventassimo fighette (oppure no?), mentre poi molto probabilmente hanno ottenuto l’effetto insperato e contrario.
Mi sorgono molti dubbi davvero, ora.
Sul serio :|
“Il che è bello e istruttivo”, direbbe il più grande scrittore italiano del secolo scorso, ma secondo me in assoluto.
E spero tu capisca la citazione.
per il resto my compliments, bello bello bello. e una domanda che nessuno ti avrà mai fatto: che cazzo di nick è culodritto?
sulfureo
Bene, mi sento meno sola adesso.

Io, comunque, non sono mai stata asociale; anzi: tutto il contrario. Però le Barbie non le reggevo. In compenso adoravo i Miny Pony e tutti i bamboccini di plastica più piccoli di dieci centimetri.
Gloria, sicuramente anche tu saresti stata da psicologo. Anzi, dopo averti vista tagliare il crine del cavallo io ti avrei mandata proprio da uno psichiatra.
In ogni caso: non so i tuoi, ma i miei erano ex sassontottini con camicie fiorate e occupazioni all’università, ho forti dubbi che volessero una figlia fighetta.
Gagrito, tu eri un passo avanti: io non sono mai arrivata al livello dei trans. Onore e merito.
Sulfureo, grazie. Ma chi è questo scrittore? La tua domanda, in effetti, è davvero bizzarra e originale. CuloDritto è il titolo di una canzone di Guccini e il soprannome con cui i parenti mi chiamavano da piccola.
i minipony! li avevo dimenticati. come ho potuto? ero una fanatica. i miei erano disperati. avevo la doccia, la stalla, e non so più che altro.
chissà che fine hanno fatto gli scatoloni di minipony.
toh, ho scoperto un Guccini che non conoscevo. non si finisce mai di imparare…
lo scrittore è emiliano, emiliano della Bassa. E’ famoso per aver inventato Don Camillo e Peppone, ma ha scritto anche tantissime altre cose, compreso un giornale umoristico mentre era in Polonia, nei campi di lavoro, durante la seconda guerra mondiale. Quando diceva ‘’Non muoio nemmeno se mi amamzzano'’. Si chiamava giovanni, ma lo chiamavano giovannino, perché era grande e grosso. Giovannino Guareschi.
sulfureo
Anch’io avevo tutto, dei Miny Pony. Persino un’improbabile “sala da ballo” tonda che, sospetto, sia stata prodotta nel numero di dieci pezzi circa, datane la sconcertante inutilità.
Conosco Guareschi, mio corregionale, ma non sarei mai riuscita ad attribuirgli la citazione. E tu non conoscevi CuloDritto di Guccini. Quando si dice un’incontro fruttifero.
eheheh le barbie danno un cattivo essempio alle bambine… un corpo “perfetto” (ironicamente) piate e con due tette che sembrano di silicona, biondine ed ecc… patetico.. dovevano fare bamboline piu grosse, con un corpo piu “normale” nella gente, sennò poi le ragazzine hanno le paranoie! hehehe
Dai le barbie erano una cosa da dementi, con quella elegante e sobria casa fucsia e gialla. Io ne ho avute solo due, una ereditata da mia cugina, però era calva per metà e di solito faceva tipo la maestra o un ruolo da sfasciapalle.
L’altra era una atroce imitazione, un troione con giacca di lustrini e calze a rete scovata da mia madre chissà dove.
Io le facevo di continuo lo sciampo, indi per cui in poco tempo si è trasformata in willis cunningam.
Poi mi hanno regalato skipper di cui mi ricordo solo che si produceva in delle risse furiose con i playmobil.
Comunque. Io avevo un venerato minipony rosa: l’ho trovato un po’ di anni fa e sono rimasta sconvolta di quanto fosse ributtante.
Atroce, davvero.
io avevo solo una barbie originale e altre tarocche che come particolarità profumavano di limone,vaniglia o cacao, a seconda dell’etnia ovviamente…
così la vera barbie finì per avere i capelli bruciati e le extracomunitarie traslocarono al secondo piano della villa della bionda americana e uscivano a turno con Ken o Big Jim.
Vogliamo parlare dei “BIG JIM?”
Mamma mia erano terribili pure loro. Non erano mica i fidanzatini delle barbies? petturuti e scolpiti si muovevano a scatti mossi dalle nostre manine che li agitavano a più non posso, per fargli compiere mosse assurde e fare l’acrobazia vincente. Sti cosi avevano anche un pulsantino dietro schiena che muoveva loro il braccio nerboruto.
Caspita con una percentuale di bambini obesi di allora in netta crescita che sono diventati oggi genitori calvi mi chiedo perchè mai le nostre mamme ci affrontassero su questo territorio. Tutte le insicurezze dei maschietti della mia generazione sono stati rovinati da si tanta prestanza.
Per la cronaca facevo anche io ginnastica artistica a livelli agonistici…invece di fargli compiere ciò che facevo io…lo azzoppavo preventivamente così da non poterlo mai affrontare ad armi pari…
Mai stato il mio gioco preferito.
Però in cerca delle barbie ho imparato a giocare al dottore….con le mie amichette…sai la cuiosità, gli ormoni.etc…
UdV
ne avevo tre.
una barbie vera e propria, le cui gambe martoriate venivano usate dalla sottoscritta per improbabili lotte con il gatto cucciolo, che se le pappava.
la mamma della Famiglia cuore, persa al mare un giorno di mareggiata.
la figlia della famiglia cuore, con i capelli tagliati corti e tinti con il pennarello rosso, per provare a cambiare stile.
niente mini pony, non mi sono mai piaciuti…ma tantissimi puffi, vero emblema del comunismo: tutti uguali, vivono in comunità, casette simili e ognuno con il proprio lavoro “per il bene comune”. il loro capo ha una tuta ROSSA e una barba alla Marx… ci volevano educare??
Mi hai fatto troppo ridere.
Comunque anche io facevo la stessa cosa con trucco & parrucco. I capelli li coloravo con i colori a spirito. Osceno! e poi….tiravo le gambe fino a quando…STOCK, per cercare di capire cosa sarebbe successo…ahahah che ricordi!
questo blog è spassosissimo!
supermary
Ah beh, quindi siamo uno squadrone, di ex-bambine osteggianti le Barbie. Forte, non l’avrei detto. Magari ci faccio la tesi, su questa cosa, che la mia facoltà è bella perchè è aperta con innegabile onestà intellettuale a genialate di questo tipo.
Clauz, i minipony no! Dai, erano fichissimi, con i crini fucsia e le code che facevano il sollettico. Giuro che li terrei in camera ancora adesso, se non mi sentissi una deficiente totale.
Mela, non ho alcun ricordo di Barbie extracomunitarie. Però avevo i paciocchini caucasici, quelli neri, quelli gialli, quelli rosa e anche quelli azzurri. Belli, i paciocchini.
Cucurello, io non ho mai avuto il Big Jim. Il mio popolo di Barbie era una specie di società delle amazzoni, tipo. Però tu sei andato bene, le bambole ti hanno aperto la strada ad un altro tipo di esperienza, certamente più spassosa. Io stavo da sola in casa a martoriarle, vedi anche tu che non era la stessa cosa.
Iperattiva, anch’io avevo un monte di puffi. La teoria del complotto, che vuole i puffi subdoli propugnatori della teoria comunista, l’ho letta sul web qualche tempo fa, precisamente qui: http://it.geocities.com/nonsoloscacchinews/Puffi_comunisti.htm
Supermary, grazie. E benvenuta.
quello che dite sulle barbie è bellissimo, però la mia piccola pupetta mi guarda triste a cercare la conferma
-mamma, vero che le barbie non ti piacciono?
-no.
-a me sì, conclude tutta triste allontanandosi a braccia penzoloni.
che fare?