Grandi Avi

Il precursore dei blogger è stato William Blake.

Nel 1789, mentre i parigini danno fuoco alla Bastiglia, gli americani eleggono il loro primo presidente e Lavoisier pubblica un trattato destinato a rivoluzionare la concezione della chimica nell’età moderna, William Blake se ne sta tutto il giorno in casa a fare un cazzo e trascorre la maggior parte del tempo fissando una lastra vuota.

Nella sua mente si affollano astrusi interrogativi, del tipo: “Perché i testi e le immagini non possono essere elementi complementari in un’opera d’arte?” e “Non si potrebbe riuscire a pubblicare parole e grafica utilizzando un solo supporto?”.
Nessuno, oltre lui, pare interessato a trovare una risposta.  

William non si cura del resto dell’umanità e inventa la tecnica di “stampa miniata”, con la quale riesce a incidere versi e illustrazioni su una singola lastra. Gasato a manetta, nel 1789 pubblica i “Canti dell’innocenza”, una raccolta di poesie illustrate tra le quali figura “The tyger”, la cui quartina iniziale (“Tyger tyger, burning bright / in the forest of the night / what immortal hand or eye / could fear thy fearful symmetry”) sarà ripetuta con rassegnazione da schiere di stremati studenti nei secoli dei secoli a venire.

Ma William non diventa una writerstar: i contemporanei rispondono con freddezza alle sue opere, gli inserzionisti pubblicitari sono ancora in là a venire e non si vede l’ombra di un soldo.
William scrive gratis, per passione, e non ottiene alcun riconoscimento ufficiale da parte del mondo letterario, che lo guarda con malcelato disprezzo.

Muore di itterizia a sessantanove anni.