giugno 13th, 2006CuloDritto è presidio medico…
CuloDritto è presidio medico chirurgico. Leggere attentamente le istruzioni. Tenere lontano dalla portata dei bambini.
La professoressa consegna i compiti: venti domande a scelta multipla su due libri.
CD: “Scusi,io ho preparato un programma diverso. Ho fatto due libri, ma solo uno di quelli richiesti nel test.”
Prof: “Vabbè, fai solo dieci domande e per l’altro ti interrogo. Come si chiama, quest’altro libro?”
CD: “Non mi ricordo.”
Prof: “…….”
CD: “Però c’erano da fare tre capitoli a scelta di cinque.”
Prof: “…….”
CD: “……..”
Prof: “Vabbè, fai il compito che ci pensiamo dopo.”
CD: “Ok. Mi presterebbe un penna, che l’ho dimenticata?”
CuloDritto, una cura medioevale per i tuoi nervi.
Comunque la facoltà di psicologia di Bologna, dove sono andata a sostenere questo esame, è un ambiente surreale. L’ingresso è collocato sui viali, e davanti alla porta transitano sempiternamente guidatori abbruttiti, incazzati e bestemmianti, zingare in cerca di elemosina, pedoni che urlano nei loro cellulari, motorini lanciati lungo i marciapiedi, punkabbestia muniti di enormi cani scagazzanti, studenti che si trascinano in giro con aria bohemienne.
Varcata la soglia, tutto cambia.
La facoltà è quasi sempre semi-deserta; a parte un piccolo nugolo di studentesse che fuma nel giardinetto d’ingresso, le stanze e i corridoi risultano, ad un occhio inesperto, assolutamente privi di forme di vita. Sembra non ci sia nessuno, dentro: mai.
Sedendo da qualche parte e avendo la pazienza di aspettare un po’, però, si scoprono gli organismi che popolano questo curioso microsistema, che al profano dà l’idea di essere perfettamente autosufficiente e altamente immune agli attacchi esterni.
Dietro lo sportello della portineria c’è una donna; è simpatica, disponibile, e riesce a fornire le informazioni di cui le persone hanno bisogno. Questa è una specie di visione per lo studente medio di materie umanistiche, rassegnato a farsi maltrattare da segretari scortesi che non hanno mai una risposta certa ai loro interrogativi.
Fissando i lunghi corridoi sobri, vuoti e silenziosi, poi, ci si accorge che ogni tanto una porta si apre, repentina; ne esce una professoressa – in genere una bella donna, curata e dal portamento fiero – che richiude l’uscio alle sue spalle e si dirige, con falcate sicure e sguardo fisso in avanti, verso un’altra porta, che apre e trascina dietro di sé una volta entrata.
La cosa caratteristiche è che non si vede mai ripassare la stessa professoressa, presumibilmente di ritorno al suo ufficio: le porte si aprono e richiudono, entrano persone e ne escono altre, e non capita mai che due docenti aprano contemporaneamente l’uscio del proprio studio e si incrocino nel corridoio; il profano, con un lieve stato d’ansia, prova la straniante sensazione di essere finito in un quadro di Escher.
Anche gli studenti di questa facoltà hanno qualcosa di incongruo, di non lineare; la maggior parte sono studentesse, e stupisce osservare che sono tutte molto carine. E’ raro imbattersi in una racchia, qui: le ragazze, come le professoresse, sono tutte alte, magre, belle e hanno modi aggraziati e saldi, calmi e fermi. Sembrano comparse di un film. Un film sulla società delle amazzoni, tipo.
E poi, la chicca del dipartimento: l’antro dei laboratori. Vi si accede scendendo una scala angusta, le cui pareti si restringono di gradino in gradino; verso la fine è collocata la toilette, sulla sinistra, e per entrarvi bisogna chinare la testa.
Io ci sono andata solo una volta, nei laboratori, in qualità di cavia per un test di psicologia; ne conservo un ricordo colorito.
I laboratori sono collocati sotto terra, e sono ricavati da quelle che furono, probabilmente, le cantine dell’edificio: il muro è in mattoni a vista, impregnati di umidità e, forse, anche di muschio. L’illuminazione dell’ambiente è uguale a quello delle miniere: c’è un filo nero che percorre il muro per tutta la sua lunghezza, intervallato regolarmente da lampade fissate ai mattoni attraverso griglie metalliche.
In giro regna un disordine totale, e la prima cosa che il profano associa a quei luoghi sono le torture medioevali (“Scusi, prof, cosa si intende esattamente con ‘cavia’ di un esperimento psicologico?”), o anche la pratica dell’elettroshock nei manicomi, cose così.
Non ho avuto tempo di guardami bene intorno; stavo seguendo la professoressa nei labirintici corridoi del sottosuolo bolognese, ed ero concentrata a non perdermi; l’impressione complessiva che ne ho ricavato, piuttosto vaga in verità, è stata la sensazione di essere circondata da reti, affari metallici, fili e oggetti dalla dubbia provenienza, accatastati insieme in un mucchio mostruoso.
Infine, improvvisamente, la luce: la professoressa ha aperto una porta, e ci siamo ritrovate in una saletta con postazione internet, sedie confortevoli, luce da inizio millennio, muri intonacati, libri. Le solite cose che si trovano nelle università, insomma.
Poi non ricordo più niente, so solo che mi sono risvegliata nuda in mezzo a un prato.
giugno 13th, 2006 at 2:39 pm
I reni? Hai controllato? Ce l’hai tutti e due?
giugno 13th, 2006 at 2:43 pm
Veramente no. In ogni caso, non saprei proprio come si controlla la presenza dei reni. Mi devo toccare?
giugno 13th, 2006 at 5:36 pm
è probabile che toccandoti la tempia tu avverta la presenza di un corpo estraneo che potrebbe essere un microchip. oppure l’enorme brufolazzo tipico dello stress da studio.
si, sono tornata, mi mancavano troppo certe cose che puoi trovare solo grazie al blogrolling ( =the mentioning of other blogs in one’s own blog . aaargh.), tipo quel file di Povia qui in basso che ha già contribuito a dare tutto un altro senso alla mia giornata.
comunque due mie amiche frequentano la facoltà di psicologia a Caserta e sono solite descrivermela come il ricettacolo dei peggi cuoppi (ragazze decisamente poco attraenti) del circondario. bah, il mondo è bello perchè è vario.
ah, se ti iscrivi agli oscar dei blog io voto per te. sappilo.
giugno 13th, 2006 at 7:26 pm
Il file di Povia ha stracciato un sacco di cuori, nessuno resta indifferente al suo fascino.
Ti ringrazio per la promessa di voto, Gab, ma non ho idea di cosa siano gli oscar dei blog. In ogni caso, preferirei il tuo 5 per mille.
giugno 13th, 2006 at 8:07 pm
Si vede proprio che hai un rapporto felice con l’università.
Filter
giugno 13th, 2006 at 8:16 pm
tutto questo è veramente inquietante. ma la domanda è: perchè hai fatto da cavia a un test di psicologia? ma l’hai visto the manchurian candidate?!? :)
giugno 13th, 2006 at 9:51 pm
ne ho passate due di facoltà unmanistiche, lettere per un anno e scidecom per 2 anni di fila, meno male che ora sono al poli…
muah hha ha a haha h a
giugno 14th, 2006 at 12:57 am
a me la facoltà di psicologia di bologna m’ha sempre inquietato..io probabilmente ero uno dei guidatori bestemmianti, oggi ci sono passato d’avanti tre volte..quindi eri tu quella ragazza che saltellando su un piede solo urlava “non mi avrete mai come volete voi..a me la ceretta non me la fa nessuno”?
ciao!
giugno 14th, 2006 at 3:26 am
e com’è andato l’esame??
Leo
giugno 14th, 2006 at 11:44 am
Filter, non ho capito. E’ ironico? O_o
Salsarosa, ho fatto da cavia nel corso di un esame; una professoressa ci ha seguiti nella realizzazione di un esperimento di psicologia, e in cambio ci ha chiesto di andare a fare da “cavie” per un altro esperimento che lei stava svolgendo nel frattempo. The manchurian candidate, sinceramente, mi manca. La tua faccina non promette nulla di buono, però. :-P
Fatals, dov’è che sei? Al poli? O_o
Gianluca, si; tutto sommato parecchio inquietante. Comunque no, io non saltello: è già molto se non cado camminando, semplicemente, come fanno tutti gli altri. Non sono una che sfida la sorte.
Leo, bene. Ho preso 30. :-)))
giugno 14th, 2006 at 12:46 pm
complimenti per il 30! se per faccina ti riferisci alla scimmia, sì, sono proprio io. :P
giugno 14th, 2006 at 12:51 pm
Sì, era un commento leggero sul fatto che l’università sembra alimentarti una “poetica dell’estraneo” che avevo già notato nelle tua produzione.
Filter
giugno 14th, 2006 at 1:39 pm
Nessun foglietto: benventa nel mondo ecc..
Matteo
giugno 14th, 2006 at 8:17 pm
Salsarosa, grazie. E complimenti per il tuo musino, davvero grazioso. :-P
Filter, ebbene si, la mia intera produzione è attraversata da una vena malinconica e dolorosa per il senso di estraneità che provo verso i luoghi istituzionali di trasmissione del sapere, scarni e gelidi antri ormai estranei al contatto umano, in cui la mente, non più eretta a cattedrale, è assoggettata e ammaestrata in vista di una rifunzionalizzazione sul mercato del lavoro: ridotta a mera merce tra le altre.
Matteo, no, non ho visto foglietti. Però c’erano un sacco di barboni che mi guardavano.
giugno 14th, 2006 at 10:37 pm
CuloDritto, non posso che condividere le tue incisive osservazioni sui luoghi istituzionali di trasmissione del sapere. Fra l’altro, spiegano il tuo misterioso risveglio nel prato: evidentemente, ti hanno rifunzionalizzata in vista del mercato del lavoro!
Non è grave, comunque. Dicono che passi recitando al contrario la Legge Biagi.
Filter
giugno 15th, 2006 at 11:03 am
si al poli, primo anno di progetto grafico e virtuale…
giugno 19th, 2006 at 2:06 pm
[ot] sono sempre lo stesso gianluca, che è avanzato di un numero nella scala mondiale dei gianluchi (il primo posto sarà presto mio) e per ragioni non ancora chiare ai più, ne tantomeno a me, ho cambiato blog. fine [ot]
giugno 21st, 2006 at 10:00 am
L’intera faccenda ha un che di kafkiano, e pure un tocco di Rabelais; sinceramente, non so se sia un bene.
giugno 29th, 2006 at 5:55 pm
Filter, ho sempre sospettato che motivazioni recondite spingessero i laureati a rimanere nelle università come “assistenti” o “ricercatori”. Ora è tutto più chiaro.
fatals: ah, ok. Scusa, non avevo capito. ;-)
Poeta, fa niente. Ormai è passata. :-P
giugno 29th, 2006 at 11:40 pm
E’ vero, non sai quante ragazze ho rifunzionalizzato con le mie stesse mani.
Filter
giugno 30th, 2006 at 4:32 pm
Che c’entra, tu lavori nel campo.
Te l’ho già detto, non occorre che mi ricordi ogni volta della tua attività di “controfigura” nelle pellicole pour adultes.
La cosa mi indispone, piantala.
giugno 30th, 2006 at 6:27 pm
E meno male che dicevi che non avresti svelato a nessuno i miei loschi segreti. Se vuoi anche dire a quali film ho partecipato.
Filter
giugno 30th, 2006 at 8:27 pm
Non mi tirare nella lingua.
luglio 10th, 2006 at 9:25 pm
buh!
speriamo almeno che questi esami stiano andando bene…
luglio 10th, 2006 at 10:58 pm
cd ti adoro
luglio 12th, 2006 at 11:13 am
…io le istruzioni le ho lette e a parte catalessi e secchezza delle fauci, non ci sono controindicazioni, ma tu, quando torni?…
luglio 12th, 2006 at 7:23 pm
Gianluca, tre sono andati; aspetto che esca il voto del quarto. ;-)
Helloasshole: grazie, troppo buono. :-P
Hobbs, certo che non ci sono controindicazioni. Mi prendi per un Prozac qualunque?
Torno: sono tornata. ;-)