marzo 2nd, 2006Acidità di stomaco…
Acidità di stomaco
L’ho letto, poi, Acido Solforico. Non è un granché. E’ uno di quei libri che, appena terminati, ti fanno pensare: “Ah, beh, che carino”, e dopo qualche ora ti fanno ricredere delle tue posizioni. Non so se capite cosa voglio dire.
E’ un libro corto (131 pagine), e ci ho messo due ore a leggerlo. Sono sempre stata veloce nella lettura, ma da quando passo buona parte delle giornate a fissare blog su un monitor la cosa è peggiorata. Ormai non scorro più le frasi per capirne il senso: fisso tre righe alla volta e il mio cervello registra le parole chiave dei periodi, poi passa oltre. E’ fastidioso: mi ritrovo a leggere frasi delle quali conosco già vagamente tutte le informazioni rilevanti, e nei pochi secondi che impiego a concentrarmi sulle varie sillabe la lettura mi viene a noia, perché è troppo lenta. Ma immagino che di questo non vi freghi poi molto.
Allora, il libro. Per chi non lo conoscesse, faccio un breve riassunto: Amélie Nothomb immagina un reality show concepito come un campo di concentramento, al cui interno vengono rinchiusi concorrenti rastrellati per le strade contro la loro volontà. Il campo è governato da numerosi kapò scelti dalla redazione, che hanno il potere di decidere quali concorrenti eliminare di giorno in giorno. Il pubblico da casa impazzisce per questa nuova formula televisiva e ne decreta il successo planetario.
L’idea di partenza è originale, e malleabile: si potrebbe prestare a diversi intrecci e diversificate forme narrative. L’autrice pare non essere troppo interessata alla cosa: scrive come qualcuno che, avuta un’intuizione brillante, sia preoccupato principalmente di farlo sapere al resto del mondo, senza tergiversare troppo sull’approfondimento e l’analisi.
La prima cosa sbagliata è, credo, la scelta del punto di vista. Nel libro non si capisce quale sia la voce narrante: a volte è l’autrice (interna al romanzo), altre un protagonista, altre ancora è qualcuno di estraneo ai fatti che racconta oggettivamente ciò che vede. Questo non sarebbe un problema se il libro fosse più lungo e l’alternanza narrativa venisse distanziata al suo interno; invece la voce narrante cambia ogni due righe (sul serio), e il lettore si sente complessivamente pigliato per il culo.
La seconda cosa sbagliata è la scelta della protagonista. Pannonique, oltre ad essere una specie di stereotipo di uno stereotipo, è una detenuta del campo di concentramento, per cui l’intera narrazione fa perno sulle sue angosce introspettive (peraltro solo sommariamente abbozzate). L’altra figura di riferimento è Zdena, una kapò: anch’essa appartiene all’universo del campo di concentramento. Il risultato, davvero paradossale, è tentare di raccontare una storia televisiva, e quindi condivisa, condivisibile, universale nel senso che appartiene all’intero genere umano, attraverso la voce di due persone che ne restano escluse. Credo che, nella costruzione di una storia di questo tipo, sia essenziale la presenza di un protagonista internato, ma altrettanto importante dovrebbe essere l’individuazione di una voce narrante esterna al campo, in modo da rendere entrambi gli aspetti della questione (io vedo/io sono visto). Imbastire la narrazione sulla sola descrizione di un punto di vista interno fa perdere tono e drammaticità alla vicenda, lasciando il lettore perplesso.
La terza cosa sbagliata è la forma narrativa. Nei romanzi le vicende vanno narrate, ma gli stati d’animo non possono essere espressi brutalmente, liquidati con due parole. Il lettore deve arrivare a capire, nel corso del romanzo, il carattere dei protagonisti e le loro inclinazioni, indovinare da sé i loro sentimenti e i loro tormenti interiori, simpatizzare spontaneamente con qualcuno e detestare a pelle qualcun altro. Un personaggio non diventa antipatico solo perché lo scrittore lo dice; una situazione drammatica non è tale per il semplice fatto che l’autore scrive che dovrebbe esserlo.
Non avendo letto altri libri della Nothomb, non sono in gradi di dire se questa costruisce la sua cifra stilistica. Magari si; nel caso, posso dire che
marzo 2nd, 2006 at 2:16 am
Dalla vita reale a quella virtuale in meno di 2 ore! ;)
Lox.
marzo 2nd, 2006 at 8:30 am
Non ho mai letto la Nothomb, ma mi sono spesso sfogliacchiato i suoi libri in libreria. Mia impressione combinata “sfogliacchiamento + lettura recensione Culodritto”: la Nothomb crede di avere idee talmente buone da non doversi affaticare sul narrare, costruire i personaggi, ecc.: il lettore dovrebbe cadere fulminato solo a leggere “Pannonique” (”ah, è il panottico di Foucault!”) o a trovare una kapò donna (”ah, come il film di Pontecorvo!”).
Filter
marzo 2nd, 2006 at 1:34 pm
Ho letto della Nothomb “Cosmetica del nemico” e mi è parso un libro furbo.
PS: Ma chi è il Lox del primo commento? E anni che cerco omonimi!
Lox
marzo 2nd, 2006 at 2:08 pm
E’ vero. Quanto siamo interconnessi? :-P
Filter, in effetti l’idea generale è quella. Certo, bisogna trovarlo un lettore che riesca a cadere fulminato. Non mi pare cosa così semplice. ;-)
Loxmetender: questo qui non mi sembra tanto furbo, come libro; solo tirato via.
(Il Lox del primo commento è un mio caro amico, che tra l’altro puoi vedere ritratto nella foto della colonna di sinistra insieme a una strana tizia della quale non so poi molto. Il nick completo sarebbe FatLox ;-) )
marzo 2nd, 2006 at 3:11 pm
Deve essere proprio la Nothomb che non va. Io in genere sono un lettore fulminabile.
Filter
marzo 2nd, 2006 at 4:06 pm
anch’io ho letto “la cosmetica del nemico”..e sinceramente non l’ho apprezzato..:(
cmq quello che hai scritto all’inizio relativamente a come leggi i libri,E’ TROPPO VERO!!!
marzo 2nd, 2006 at 4:23 pm
Ti ci vedo come lettore fulminabile, effettivamente. In compenso non riesco neppure vagamente a immaginare quali siano le tue letture predilette.
Valeria, succede anche a te? i stai dicendo che non sono sola su questo universo? :-P
marzo 2nd, 2006 at 11:04 pm
in francia la adorano invece !soprattutto per il suo libro “la metaphysique des tubes”. per dire qualcosa di più dovrei leggere qualche suo libro…
marzo 3rd, 2006 at 9:40 am
Qui in Italia c’è un sacco di gente che adora la Fallaci. Per dire. ;-)
marzo 3rd, 2006 at 12:25 pm
In ogni caso credo non la leggerò più.
la Nothomb intendo.
marzo 3rd, 2006 at 1:04 pm
Mi sa che ti seguirò a ruota. ;-)
marzo 3rd, 2006 at 1:38 pm
Io ho letto “Cosmetica del nemico”, mi ha fatto ridere, ho passato un’oretta piacevole (ero in eurostar, andavo da Milano a Roma). Non l’ho riletto né ho provato mai desiderio di rileggerlo né di leggere altri libri della Nothomb.
marzo 3rd, 2006 at 1:43 pm
ps. Tra l’altro l’ho prestato alla mia ragazza, che come lettrice è abbastanza scafata, e ha capito già alla sesta pagina come il libro sarebbe andato a finire. Il che, forse, non è un buon segno.
marzo 4th, 2006 at 2:45 pm
Alla sesta pagina? Forte, la tua ragazza. ;-)
marzo 6th, 2006 at 10:41 am
a me è piaciuto tantissimo, invece.
marzo 6th, 2006 at 10:49 am
Sì, lodo sovente la sua intelligenza. Anche se quando una volta le ho detto: “Io l’ho capito subito appena ci siamo conosciuti che avevi una gran testa”, mi ha risposto: “Deve essere stato per questo che dopo mezz’ora mi hai messo una mano sul culo”. ;))))
marzo 6th, 2006 at 7:24 pm
[Caoscalmo]Beh, de gustibus… ;-)
[Poeta] Lol. Non si fa prendere in contropiede, come dire. :-D