ottobre 6th, 2006Lepido…
Lepido
di CiccioFormaggio
Lepido. Aveva una voce sottile, indisponente. Pensava di essere davvero uno dei tre uomini che si spartivano il mondo.
Aveva il mento desolante. Era piccolo, ellissoidale, insignificante. Quando sorrideva – se possiamo definire un sorriso quel ghigno – mostrava anche i denti, piccoli, taglieggiati anch’essi.
Ed erano, anche, sporgenti. Il labbro superiore, quella specie di ricamino, non riusciva a coprirli completamente. Il risultato era esilarante, almeno all’inizio.
Poi quel viso scarno e tirato, quelle spallucce, quel toracino carenato sul corpo alto ma precario e ciondolante, trasmetteva disagio. Quasi come un nano da circo, come un gobbo.
Avere i denti sporgenti, secondo la tradizione nipponica, significa essere stati condannati, a causa di cazzate dette nelle vite precedenti, a non potere mai serrare bene le labbra. Hanno ragione gli orientali. Spesso sono molto saggi.
Quell’essere insignificante, con l’andatura e la postura tipica dell’animale da cortile, entrava nella tenda al centro dell’accampamento come se fosse un triumviro.
Come quando Ercole fu mandato a valutare l’imperatore claudicante, quello che aspirava ad un posto che mai gli sarebbe stato concesso, e scoprì che forse, in qualche modo, “lo si sarebbe potuto definire un uomo”.
Questi vermi sanno, in realtà, di essere delle merdine, ma fingono. Non fingono con loro stessi, si conoscono, ma cercano ogni possibile crepa nel mondo che li circonda per entrarci, strisciare, convivere con la muffa e sopravvivere.
Furono generosi. Sopravvisse, ebbe una sistemazione di fortuna che comunque gli assicurò una vita modesta ma agiata. Troppo per un inetto. Per qualcosa che non è altro che una “calunnia d’uomo”.
E voi ?Qual è la vostra ombra ? Rivelare la vostra vera natura ? Che importa ?
Oppure siete per un distacco dal vento a causa di esperienze funeste ? Quasi sempre succede.
Essersi ritrovate come un possibile umido recipiente per capsule ? E che importa ?Avete o no un’ombra delle ninfe che animavano i boschi dell’ Olimpo ? Solo quello importa.
Importa solo che riecheggi, in qualche modo, qualcosa di quei sorrisi. Una traccia di quei piedi nudi, di quei gesti leggeri e violenti.
Dioniso piagava le Menadi.
Le costringeva a correre senza tregua. E queste non riuscivano a fermarsi.
A volte cercavano di reagire. Meticolose procedure di macellazione testimoniavano la loro perenne ebbrezza.
A volte le vittime erano giovani cervi.
Le Menadi li inseguivano, li addentavano, cercavano di mangiarli vivi. Cercavano di divorarli, perché speravano così di divorare il loro padrone, che però era invincibile.
Facevano quello che la loro natura suggeriva per combattere la possessione.Lente e solenni, lasciavano infine le loro vittime.
Sconfitte, riprendevano a correre.
Ho un sogno ricorrente

Mi parlasti del distacco
Era un liberto dell’antica Roma