Il gatto è sul tavolo, la finestra è aperta e si avverte la mancanza di un bidet
Da bambina, alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” rispondevo “L’amazzone”.
Per qualche ragione che non voglio indagare mi figuravo, adulta, sfrecciare in sella ad un enorme cavallo nero, con il capo cinto da un copricapo a pennacchio, rosso, e i seni nudi ondeggianti al vento. Adesso ho ventisei anni e faccio la studentessa, il che mi potrebbe fare sentire frustrata (le mie aspirazioni infantili sono state disattese), se non nutrissi il vago sospetto che, realizzandole, le uniche porte felici di aprirsi sarebbero state quelle del porno (nel caso, il mio nome d’arte sarebbe stato Chantal Troyenne. Ah, sssi).
Comunque ho finalmente un nuovo gingillo con cui trastullarmi: un mini mappamondo. Abbandonate con ingratitudine le avvincenti partite a Spider, fedeli compagne di lunghi pomeriggi immolati al cazzeggio, ho preso a ruotare la palla colorata velocissimamente, aspettando che la forza centrifuga vinca sulla centripeta e il mappamondo schizzi fuori dalla finestra per ammaccare la macchina di mio babbo, posteggiata sotto. Nel frattempo chiudo gli occhi e con un solo dito fermo il mondo che gira, mi limo un’unghia e invento una storia.
Vrooom. Alaska. CuloDritto col colbacco e un piumino gigante da omino della Michelin che piccona una miniera di carbone, bestemmiando abbondantemente.
Vrooom. Oceano pacifico. CuloDritto a mollo nell’Oceano, aggrappata a un pezzo di legno marcio, fissa il sole aspettando la sua fine.
Vrooom. Kamcatka. Cazzo è, la Kamcatka?
Vrooom. Tanzania. CuloDritto dondola all’ombra su un’amaca, sorseggia un beverone alcolico e ha gli occhi nascosti da occhiali da sole con le lenti rosse.
Vrooom. Antartide. CuloDritto vive in un piccolo igloo e pesca da un buco nel ghiaccio, le stanno venendo gli occhi da cinese.
Eccetera.
Si, ho una vita mozzafiato. E’ inutile che vi rodiate, è così e basta.
Ad ogni modo, volevo proporre un gioco. Si chiama Gioco del Pellegrino, ed è una via di mezzo tra 1984, la rinomata commedia orwelliana, e Dove siamo nel Mondo, il “servizio del Ministero degli Affari Esteri che consente agli italiani che si recano temporaneamente all’estero di segnalare – su base volontaria – i dati personali, al fine di permettere all’Unità di Crisi, nell’eventualità che si verifichino situazioni di grave emergenza, di pianificare con maggiore rapidità e precisione interventi di soccorso. In tali circostanze di particolare gravità è evidente l’importanza di essere rintracciati con la massima consentita tempestività e – se necessario – soccorsi”. Una cosa certamente utile ma che, se la si legge prima di partire per le ferie, scatena il famoso riflesso di pavloviana memoria, che nella fattispecie consiste in un subitaneo impulso a palpare con vigore tutte le palle presenti nel raggio di un chilometro, comprese quelle del cane, per poi bruciare i fili del telefono in modo da non ricadere nella tentazione di connettersi a internet in futuro.
Comunque la storia è questa, in sintesi: pensavo agli sconosciuti che restano immortalati, con espressioni imbarazzanti, nelle fotografie che faccio mentre sono in giro, e mi domandavo in quante altre foto, di quanti altri sconosciuti, io compaia a mia volta in veste di indisponente passante che si frappone tra l’obbiettivo e le bellezze del luogo.
Ad esempio, osservate l’immagine qui sotto.

Il modello (vestiti D&G, acconciature Yves Saint Laurent, zainetto Stussy), ripreso accanto ad un negozio di prelibatezze in quel di Pisa, rivela un’espressione contrita nel momento dello scatto: un passante, improvvisatosi venere botticellesca senza che nessuno glielo abbia chiesto, sbuca a tradimento dalle tende rosse e rovina l’inquadratura.
La fotografia è da rifare, palese lo sdegno del modello.
Ma chi è, costui? Come si chiama? Quanti anni ha? Qual è il suo lavoro? Perché era lì, quel giorno? In quante altre foto, di quanti altri turisti, compare? Tutte domande che non hanno una risposta, ancora.
Il Gioco del Pellegrino consiste precisamente in questo: mettere a confronto le foto dei passanti di cui ciascuno di noi dispone, trovare uno stesso passante in più foto diverse, magari anche in posti e in tempi diversi, così da ricostruire la vita e gli spostamenti di un ignaro sconosciuto, beatamente inconsapevole di tutta la macchinazione.
Geniale, vero?
Bene. Ora che sono perseguibile per istigazione alla violazione della privacy e diffamazione di servizi ministeriali posso chiudere il post con la serenità nell’animo.
Lo chiudo.