
Le dieci cose da non dire a una donna
Paura, eh?
Parliamo di cose serie. Sono stata dal dentista (io odio i dentisti).
“Apri la bocca”, fa. Eseguo.
Mi infila un ferro in mezzo ai denti e mi tasta il collo, poi dice: “Tu dormi voltata su un fianco tenendo il gomito sotto il cuscino e rannicchiando le gambe vicino alla pancia”.
Gli lancio un’occhiataccia tra il perplesso e lo scettico.
“Scusi, e lei come fa a saperlo?” domando, un poco piccata.
“Mah, guarda. Si vede chiaramente dalla tua muscolatura”.
Ah.
“Apri la bocca”, dice. Apro.
“Mmmmm”, mugola, “Tu in genere stai in posizioni strane durante il giorno, vero?”
“E’ una candid camera, questa?” domando, un poco stizzita.
“No, ma è chiaro.”, spiega. “Si vede dai muscoli. La tua dentatura non è in equilibrio, quindi tu assumi posture particolari, che gli altri in genere non assumono, perché sei alla ricerca di un equilibrio che non riesci a trovare”.
Un analista sarebbe stato meno spietato.
"Apri la bocca”, intima. Eh.
“Tu deglutisci in modo sbagliato”.
“Uuuh?” gemo, un poco sorpresa.
“Usi i muscoli delle labbra per mandare giù la saliva, e non quelli del palato”.
E quindi?
“Se io ti prendo le labbra tra le dita e le tengo ferme, tu non riesci a deglutire. Guarda!” cinguetta, garrulo.
Mi afferra le labbra tra l’indice e il medio e inizia a tirarle in avanti, poi dice: “Prova a mandare giù la saliva adesso, se ci riesci”.
Stesa sul lettino, le labbra strizzate nell’imitazione di un coniglio, il dentista e due assistenti mi fissano ridendo: sfido chiunque a non sentirsi totalmente deficiente, messo così.
E non riesco neanche a deglutire.
Finalmente molla la presa.
“Ma perché, scusi: gli altri ce la fanno?”
“Beh, certo. Tutti ce la fanno”.
“Solo io non riesco, è così la storia”.
“Già”.
“Beh”.
“E’ così”.
“…”
“…”
“Me li dà i numeri del Lotto?”
“Ti attacchi”.