gennaio 4th, 2006Si, senor, somos la Revolucion!Leggendo…

Leggendo giornali, riviste, trattati, libri, articoli online; ascoltando pulpiti televisivi, trasmissioni radiofoniche, stralci di conversazione tra passanti; osservando il mondo che ci sta intorno ciò che emerge é, in generale, un diffuso e allarmistico monito alle insidie della modernità.
Ovunque troviamo panciuti e incartapecoriti intellettuali d’accatto che ci sventolano il dito davanti alla faccia dicendoci di stare attenti, sempre, e che si mettono ad elencare con malcelata torbida soddisfazione i motivi per cui la società in cui viviamo sta scendendo una china inevitabile e terribile; e noi con essa.
A sentir loro dobbiamo prestare attenzione soprattutto a ciò che stiamo perdendo e che, presumibilmente, mai più potremo ottenere indietro:
Ma cosa stiamo perdendo, esattamente? Tutto, o quasi: la capacità di avere relazioni interpersonali stabili e durature (Internet!); la famiglia (i Gay!); il lavoro (il Tempo Determinato!); il sesso (il Sentimento!); i figli (
Questa paura diffusa per ciò che riserva il futuro è comprensibile e insita nella natura umana: l’ignoto spaventa, da sempre, e il cambiamento può peggiorare la vita in maniera indicibile. Potrebbe anche migliorarla, in effetti, ma non è dato saperlo in anticipo; quindi, chi ce lo fa fare di correre il rischio? Perché mettersi nelle condizioni di perdere quanto già abbiamo per ottenere in cambio qualcosa che non conosciamo e che potrebbe non piacerci affatto?
Questa, più o meno, è la linea di pensiero sulla quale l’intelligentia contemporanea si agita, sputacchiando a destra e manca raccomandazioni, avvertenze e prescrizioni che trasmettono all’intera popolazione mondiale un’ansia da prestazione degna di un amante già adulto al suo primo incontro.
I reazionari sono sempre esistiti e sempre, penso, esisteranno. Ogniqualvolta ci sarà una rivoluzione, sbucheranno fuori tanti piccoli infervorati sostenitori dell’ordine costituito; persone che, magari, fino al giorno precedente trascorrevano le giornate lamentandosi dello Stato, della Chiesa, dei soldi, dei figli e della moglie – ma che di fronte a qualcosa di nuovo si riscoprono improvvisamente patriottici, patriarcali e patrologici.
L’aspetto curioso di tutta questa faccenda è che, oggi, ogni serio e rispettato intellettuale si riscopre improvvisamente reazionario, e quando viene interrogato su un argomento di attualità inizia a vomitare con rancore e affanno la spiegazione costernata dei mali della contemporaneità.
Gli unici ad avere una visione propositiva, serena e non apocalittica di quanto riserva il futuro sono gli scienziati: medici, biologi, esperti di internet. Gli uomini di lettere cercano con ogni mezzo di restare abbarbicati alle posizioni che già occupano; gli uomini di scienza cercano di guardare un po’ più in là di quanto non riescano già a fare.
Ma la rivoluzione, per essere compresa, spiegata e accettata, ha bisogno – anche – di una discussione teorica e astratta sulle sue origini e sulle sue implicazioni, poiché non può reggersi esclusivamente sul suo impianto pratico e funzionale.
O no?
(Fine prima parte)
Rullo di tamburi

