Si, senor, somos la Revolucion!

Leggendo giornali, riviste, trattati, libri, articoli online; ascoltando pulpiti televisivi, trasmissioni radiofoniche, stralci di conversazione tra passanti; osservando il mondo che ci sta intorno ciò che emerge é, in generale, un diffuso e allarmistico monito alle insidie della modernità.
Ovunque troviamo panciuti e incartapecoriti intellettuali d’accatto che ci sventolano il dito davanti alla faccia dicendoci di stare attenti, sempre, e che si mettono ad elencare con malcelata torbida soddisfazione i motivi per cui la società in cui viviamo sta scendendo una china inevitabile e terribile; e noi con essa.

A sentir loro dobbiamo prestare attenzione soprattutto a ciò che stiamo perdendo e che, presumibilmente, mai più potremo ottenere indietro: la Modernità è una macchina implacabile che ingurgita e fagocita, sminuzza, decompone. In una parola: distrugge; e come Attila, lascia dietro di sé solo terra bruciata e poco altro d’interessante.

Ma cosa stiamo perdendo, esattamente? Tutto, o quasi: la capacità di avere relazioni interpersonali stabili e durature (Internet!); la famiglia (i Gay!); il lavoro (il Tempo Determinato!); il sesso (il Sentimento!); i figli (la Fecondazione Assistita!); la vecchiaia (il Focolare Domestico!); lo spazio abitativo (gli Immigrati!); la religione (i Musulmani!); il tempo (il Lavoro!); e così via.
Questa paura diffusa per ciò che riserva il futuro è comprensibile e insita nella natura umana: l’ignoto spaventa, da sempre, e il cambiamento può peggiorare la vita in maniera indicibile. Potrebbe anche migliorarla, in effetti, ma non è dato saperlo in anticipo; quindi, chi ce lo fa fare di correre il rischio? Perché mettersi nelle condizioni di perdere quanto già abbiamo per ottenere in cambio qualcosa che non conosciamo e che potrebbe non piacerci affatto?
Questa, più o meno, è la linea di pensiero sulla quale l’intelligentia contemporanea si agita, sputacchiando a destra e manca raccomandazioni, avvertenze e prescrizioni che trasmettono all’intera popolazione mondiale un’ansia da prestazione degna di un amante già adulto al suo primo incontro.
I reazionari sono sempre esistiti e sempre, penso, esisteranno. Ogniqualvolta ci sarà una rivoluzione, sbucheranno fuori tanti piccoli infervorati sostenitori dell’ordine costituito; persone che, magari, fino al giorno precedente trascorrevano le giornate lamentandosi dello Stato, della Chiesa, dei soldi, dei figli e della moglie – ma che di fronte a qualcosa di nuovo si riscoprono improvvisamente patriottici, patriarcali e patrologici.

L’aspetto curioso di tutta questa faccenda è che, oggi, ogni serio e rispettato intellettuale si riscopre improvvisamente reazionario, e quando viene interrogato su un argomento di attualità inizia a vomitare con rancore e affanno la spiegazione costernata dei mali della contemporaneità.
Gli unici ad avere una visione propositiva, serena e non apocalittica di quanto riserva il futuro sono gli scienziati: medici, biologi, esperti di internet. Gli uomini di lettere cercano con ogni mezzo di restare abbarbicati alle posizioni che già occupano; gli uomini di scienza cercano di guardare un po’ più in là di quanto non riescano già a fare.
Ma la rivoluzione, per essere compresa, spiegata e accettata, ha bisogno – anche – di una discussione teorica e astratta sulle sue origini e sulle sue implicazioni, poiché non può reggersi esclusivamente sul suo impianto pratico e funzionale.

O no?


(Fine prima parte)

gennaio 3rd, 2006Rullo di tamburi …

Rullo di tamburi

Per il sollucchero di voi cari affezionati lettori, oggi inizia la fantomatica rubrica di Leo.

 

Per chi si fosse perso la spiegazione di questo simpatico fatto, faccio un breve riassunto: Leo è un mio amico che ha deciso di scrivere su queste pagine, e ha ben pensato di farlo tenendo una rubrica avente per tema la pubblicazione di fotografie che ritraggono la sottoscritta nei momenti in cui più somiglia ad una profuga appena sbarcata dal gommone.

 

Nella sua dichiarazione d’intenti Leo cerca di depistare il lettore proponendosi fini più alti e nobili, come potrete leggere tra poche righe, ma voi non ascoltatelo: è solo stronzo e basta.

 

Si, i miei amici sono tutti così, ma voglio loro bene lo stesso.

 

E si, potrei anche non pubblicare niente e, invece, postare solo fotografie in cui sono venuta fichissima e sorridente, ma perché privarvi del sottile piacere di vedermi abbruttita direttamente sullo schermo del vostro pc? 

 

Ecco a voi, quindi:

 

 

La Rubrica di Leo

 

 

Di cosa ha bisogno il pubblico di CuloDritto?

 

Cosa non sapete, curiosi lettori, di questa giovane scrittrice digitale?

 

Praticamente tutto, purtroppo; quindi, per rendere il blog un po’ meno “CuloDritto” e un po’ più “Fede” (due parti della stessa medaglia, come gli alter ego dei fumetti), voglio cavare alla vostra diletta scrittrice la maglietta da super-eroina un po’ finta che solitamente indossa, per mostrare a tutti quello che c’è sotto – com’è

la Fede in realtà.

 

Ma in che maniera? Ci ho riflettuto, e ho concluso che un modo originale per farlo è parlare dei suoi amici, delle sue amiche e dei loro rapporti reciproci, così da svelare – indirettamente – quei grandi pregi che tiene nascosti sotto il costume da blogger…

 

 

Inizierò parlandovi di Lox, meglio conosciuto come Tek: il miglior amico della vostra CuloDritto (che da ora in poi verrà chiamata semplicemente Fede).

 

Come potete notare dalla foto pubblicata, Tek e

la Fede si divertono tantissimo. Lui è un web designer e

la Fede , nel suo slancio d’interesse verso il mondo telematico, assilla il povero professionista con domande tecniche molto argute e stimolanti. Si conoscono da anni, almeno una decina, ma il loro rapporto rimane sempre vivo e movimentato.

 

 

[Come assaggio può andare?? (ai lettori l’ardua sentenza, n.d.CD). Ce la vediamo, puntuali con

la RUBRICA DI LEO!!!]

 

Chiavi di ricerca consequenziali
(La posta dell’Amore: CuloDritto vi fa ridere alle spalle di ignari sfigati)

“Piuttosto mi faccio un ditalino”

“Significato della parola ditalino”

gennaio 1st, 20062006 …

2006

E’ la prima volta che mi ritrovo a scrivere un post per un blog il primo giorno dell’anno. E’ la prima volta che ho un blog il primo giorno dell’anno.

Il concetto di tempo, comunque, è relativo, quindi la cosa non dovrebbe essere particolarmente sconvolgente.

Ieri notte, per dire, sono passata davanti ad uno di quei display luminosi in cui c’è scritta la data, la temperatura esterna e qualche altra cosa di pubblico interesse, tipo “Aperto 24h su 24” oppure “Video Hard a 2,5 euro”, e la data luminosa sul display diceva “21 febbraio 1910”. Secondo me questa è pura poesia.

Un altro momento di pura poesia l’ho vissuto mentre mi preparavo per il cenone e ho perso una lente a contatto in bagno: ho passato dieci minuti a camminare a gattoni tra il water e il lavandino mentre la playlist di Itunes stava trasmettendo a tutto volume la Cavalcata delle Valchirie. Epico.

Dovrei quasi aver finito di lavorare, il che significa di nuovo studio, treni, facoltà e blog.
Più che altro, blog. Temo.


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