Loro

Entrano. Hanno vestiti eleganti e una borsa di pelle appesa alla mano, con l’altra reggono il cellulare o l’agenda degli appuntamenti. Nell’aria c’è odore di medicine e disinfettante, alle pareti sono appesi quadri brutti dipinti da un pittore locale.
 Prendono posto tra schiere di vecchi catarrosi, dicono Buongiorno come se fosse un’estorsione alla loro persona, sospirano.
 Un anziano li guarda di sottecchi, una signora sui settanta continua a sfogliare il catalogo dell’Ikea alla ricerca di tendine per il bagno.
 Accavallano una gamba sull’altra con gesto ampio, assumono la postura di chi non ha intenzione di mantenerla a lungo, appoggiano la borsa sul basso ventre lanciando occhiate di sufficienza intorno.
 Una coppia di ottuagenari inizia una conversazione sugli acciacchi che si hanno dopo la pensione, un vecchio secco e con il naso adunco conferma con poco interesse. La settantenne ha trovato un grazioso vaso color kaki e un tappetino per la doccia a forma di coccodrillo, ma di tendine neanche l’ombra.
 Estraggono dalla borsa un foglio stretto lungo circa quindici metri, arrotolato come quelli degli andamenti in borsa; cominciano a scorrerlo dall’alto in basso dando l’idea di essere molto concentrati.
 Esce una paziente; ne entra un’altra. Una donna vestita di bianco si lamenta per l’attesa, domanda a tutti quelli che la precedono nella fila quanto tempo hanno intenzione di metterci, una volta dentro, ché lei ha altro a cui pensare, non può stare tutto il giorno lì seduta a grattarsi i pollici.
 Dando sfoggio di valutare l’intera faccenda estremamente noiosa, dicono: “Dopo vi rubiamo solo pochi minuti, signori”, che significa pressappoco “Pur essendo gli ultimi arrivati, passiamo avanti a tutti perché stiamo lavorando, noi. Sapete, noi siamo rappresentanti di medicinali: verrete curati con i prodotti che noi vendiamo, dipende da noi la scelta di ciò che vi verrà somministrato. Da noi e dai soldi che le nostre case di produzione sborsano per venir distribuite dai vostri dottori.”.
 La signora si irrigidisce ma non obietta; la donna in bianco, piccata, volta la testa dall’altra parte; il vecchio adunco borbotta qualcosa scuotendo il capo; la coppia ottuagenaria, rassegnata, dice “Passate pure”.
 Sui loro volti si dipinge una smorfia che sembra un lieve sorriso, testimonia allo stesso tempo la vittoria sugli astanti e la consapevolezza della facilità del compito, alla fine.
 La signora appoggia il catalogo dell’Ikea su un tavolino basso di legno lucido; il vecchio si soffia il naso nel fazzoletto di cotone, la coppia si scambia un’occhiata, la donna piccata si alza e chiude a chiave la porta d’ingresso.
 Sui loro volti si dipinge una smorfia che sembra disappunto, i loro occhi vengono attraversati dal dubbio.
 La coppia, la signora, il vecchio e la donna si avvicinano a passi lenti a loro che sono seduti in un angolo; fanno scudo con i corpi quando tentano di divincolarsi.
 Sui loro volti si dipinge una smorfia che sembra paura, chiedono scusa, congiungono le mani, dicono “No”.

Esce una paziente; entra la settantenne. Ha i capelli cotonati e una camicia azzurra a fiori. Chiede al dottore una visita ai bronchi, e tra i pettegolezzi di fine seduta dice “Sa, ho letto su un giornale di mia nipote che ci sono delle tribù, là in Africa, dove la gente si mangiano tra di loro. Lei che ha fatto gli studi, cosa dice? Non gli fa male alla salute?”