gennaio 22nd, 2005L’Angolo del LinguistaAlcune parole hanno un…
L’Angolo del Linguista
Alcune parole hanno un significato che non è univoco, cioè uno stesso termine può significare due (o più) cose diverse. L’esempio classico è il termine "pesca", che può indicare un frutto oppure l’atto del pescare, a seconda dei casi. La capacità di identificare il significato attribuito, di volta in volta, ad un termine, dipende dalle capacità personali, dal contesto e dalla cultura condivisa. Se sentiamo due persone dire: "Domani andiamo a pesca?" la prima cosa che pensiamo è che si stiano dando un appuntamento per il giorno successivo, e che l’azione che svolgeranno sarò quella di sedere al bordo di uno specchio d’acqua, tirare fuori due canne da pesca, gettare l’amo e aspettare che un pesce abbocchi (alcuni passaggi sono volontariamente lasciati alla vostra immaginazione, in modo da non annoiarvi). La frase "Andiamo a pesca?", in ogni caso, difficilmente verrà interpretata da un ascoltare smaliziato come il proposito di recarsi presso le vicinanze di un frutto che risponde al nome di pesca; ciò non toglie, però, che le nostre due ipotetiche persone possano abitare nelle vicinanze di un paese che si chiama "Pesca", e che quindi la frase significhi, nel contesto in cui viene pronunciata: "Domani ci rechiamo insieme presso la località di Pesca?". Può anche capitare che i due condividano un linguaggio peculiare, utilizzato da una ristretta cerchia di persone, al limite solo loro due - cioè che usino il termine "pesca" per indicare, ad esempio, uno spinello oppure un mazzo di carte. In questi casi la frase "Andiamo a pesca?" vorrebbe dire, rispettivamente, "Andiamo a fumarci un cannone insieme?", oppure "Ci facciamo una partita a poker?". Questi due esempi servono a chiarire l’importanza dell’uso che si fa di una lingua nel processo di attribuzione di senso.
In sintesi, esiste un significato preferenziale attribuito ad ogni termine, ma ciò non toglie che esso possa stare a indicare qualcosa di diverso – e la capacità di individuare il significato effettivamente attribuito ad uno scambio linguistico da coloro che lo effettuano dipende, in ultima analisi, dalle capacità dell’ascoltatore.
Tra i fornai, per fare un altro esempio, il lievito viene chiamato “bambino” (perché va curato come un pargolo - tenuto in freezer avvolto in degli stracci ad una temperatura precisa, e una volta tolto è necessario utilizzarlo immediatamente, altrimenti si altera a contatto con l’aria e non è più buono da niente. In quest’ultimo caso si dice che muoia). Capita, quindi, che in un laboratorio si senta urlare nel cuore della notte:
- Capo, è morto il bambino! Cosa ne faccio?
- Buttalo nel pattume.
Questo scambio di battute, come avrete capito, non significa che i fornai sono cattivi e uccidono i bambini (se sono anche comunisti, però…), ma solo che il lievito è scaduto.
Date le premesse di cui sopra, analizzare il significato della frase: “L’indomito fuoco della libertà brucerà fin negli angoli più oscuri del mondo”, oppure – in alternativa – “La libertà verrà per coloro che la amano.”
gennaio 22nd, 2005 at 6:22 pm
Ottimo post, CD.
Lal.
gennaio 22nd, 2005 at 7:11 pm
Grazie. ;)