Fatti miei
(Ancora?! Tra un po’ ci dici anche quanto peli hai nel culo?)

Ho scoperto che lo studio del Diritto può essere interesse, ma che mi stimola intellettualmente più o meno quanto i cavoletti di Bruxelles con l’aceto balsamico stimolano il mio appetito la mattina dopo il caffè.

Fatima ha perso tutte le foglie e sta lottando strenuamente per la sopravvivenza. Io la nutro ad acqua e zucchero, ma il gatto se la va a masticare appena mi volto. Ora comprendo meglio i drammi adolescenziali che mi raccontavano gli amici, aventi per carnefice il loro felino e per vittima la piantina di marijuana che coltivavano in camera da letto.

Ho davvero bisogno di un paio di scarpe da ginnastica nuove.

Quando guardo la televisione, non vedo la pubblicità. Mi scorre davanti ma io, in base a un qualche meccanismo psicologico inconscio che non ho la minima intenzione di andare a psicanalizzare, non colgo nessuna delle parole pronunciate né alcuna immagine. Mi isolo dal mondo, penso ai fatti miei, non sto attenta. Questo mi tutela dall’influenzare i miei acquisti sulla base degli spot promozionali, ma mi rende un’emarginata sociale nel momento in cui qualcuno inizia a parlare di pubblicità.

- Hai presente l’ultima della Citroen?
- No.
- Dai, quella con i robot…
- No.
- Dai, quella dei tranformers, che la macchina diventa un transformer.
- No-o. 
- Dai, allora è così: all’inizio c’è la macchina che va su una strada normale, poi c’è un ponte, la macchina si impenna e le escono fuori le braccia e le gambe, hai presente?
- Ah, quella! Si, adesso ho capito!

Non è vero, non capisco mai una mazza. Fingo di capire per inerzia, e anche perché – dopo un po’ – sembro scema a non riuscire ad afferrare l’argomento di cui si sta parlando, mentre tutti siete partecipi e propositivi. Ecco, adesso lo sapete.

Comunque, c’è rimedio a tutto. Il mio moroso, al contrario di me, è estremamente affascinato dal mondo degli spot pubblicitari, e ne assorbe contenuti, immagini e motti come una spugna assorbe l’acqua.  Da un po’ di tempo a questa parte, così, ha iniziato a ripetermi i jingle pubblicitari come intercalari della conversazione. Quando siamo faccia a faccia e anche quando siamo al telefono. Nelle pause del dialogo, io vengo sottoposta all’ascolto forzato delle interruzioni pubblicitarie; nel corso del dialogo successivo (“Che cazzo stai dicendo?”) anche alla descrizione minuziosa delle scene principali. Dove non arriva la Potenza Mediatica, arriva il Destino.

Infine, ho ripensato a La possibilità di un’isola, e ho concluso che Houellebecq è un buono scrittore, ma il cyberpunk è un’altra cosa.