Estate: Tempo di Bilanci (?)



Raccolgo l’invito di Filter a inventariare la mia libreria. Non capisco come mai questi lavoracci siano da fare sempre in estate, con tutto ‘sto caldo. Ieri, qua, c’erano trentanove gradi all’ombra, e un’umidità del 99%. Praticamente era come stare dentro una grotta con sei piumoni invernali stratificati addosso.



Libri della mia biblioteca

La maggior parte sono belli, perché quelli brutti li rifilo a mia nonna – che sta in campagna e in inverno le fa comodo avere del combustibile per il fuoco. I miei preferiti sono quelli vecchissimi che mi ha regalato lei, con le pagine marroni e le intestazioni ricamate in oro. Li tengo impilati in verticale sulle scansie; sopra c’è un altro strato di libri posizionati in orizzontale e davanti ci sono un sacco di cianfrusaglie. Ho libri in camera da letto, in salotto, in garage e nella Stanza dei Giochi della fattoria di mia nonna, non ho la più vaga idea di quanti possano essere e no, non li ho letti tutti perché sono tantissimi.

Per rendere l’idea del casino che regna sovrano, allego documentazione fotografica della Libreria in camera di CuloDritto.

Ma chi voglio prendere in giro?

Non è vero. Non ho alcun libro, in casa teniamo solo quelli finti che servono per l’arredo. Sapete, quegli affari in poliestere che vendono anche all’Ikea. Quelli in cui c’è solo il bordo esterno con il nome dell’autore e il titolo del libro, e nessuna pagina in mezzo.

Ecco. L’ho detto.



L’ultimo libro che ho comprato

Persepolis di Marjane Satrapi, in vendita a 6,90€ con Repubblica qualche settimana fa. Avevo anche pensato di segnalarlo sul blog, ma poi non ne avevo voglia.

E non mi si dica che questo è un Blog Informativo.



Il libro che sto leggendo ora

Per questo vi rimando alla colonna laterale qui a destra.

No, non è vero. Sto leggendo Se Questo è un Uomo di Primo Levi (che fantasia, eh?). E’ un libro cortissimo, e lo sto leggendo già da un po’, come tutti avete modo di verificare. A mia discolpa posso dire che sono a un buon punto. Sono arrivata a quando lui è nel campo di concentramento.



Tre Libri che Consiglio

Sia chiaro: ogni volta che mi ingrifo nel consigliare libri a qualcuno, sbaglio. In genere i libri che rifilo agli altri non vengono graditi, vengono giudicati pallosi / pesanti / incomprensibili / inconcludenti / senza finale / senza messaggio / si, insomma, cioè.

Questo mi capita quando consiglio libri alle persone a me care, che conosco da anni e frequento abitualmente.

Date queste premesse, adesso scriverò tre titoli qui per voi, ignari sconosciuti che non ho mai visto né sentito.

Snow Crash di Neal Stephenson. E’ un romanzo cyberpunk, non il primo nè l’ultimo. Io ho studiato informatica per tre anni al Liceo, ma la storia degli zero e degli uno l’ho capita solo leggendo questo libro (al primo anno di università).  E’ altamente probabile che non vi piaccia.

Manifesti del Dadaismo e Lampisterie di T.Tzara et al. E’ il manifesto del dadaismo (dai?!) e non lo troverete MAI in libreria. (No, col fischio che ve lo presto. Ci ho messo due anni a procurarmelo).

Lire 26,900 di Frédéric Beigbeder (edito dalla Feltrinelli). E’ un libricino leggero, scorrevole e scritto a scatti. Racconta la storia (vera) di un pubblicitario (l’autore) che si schifa del mondo lavorativo in cui è immerso e inizia a sputtanarlo allegramente – raccontandone di cotte e di crude, con tanto di nomi veri e aneddoti curiosi. Dopo l’uscita del libro, ovviamente, è stato licenziato. Anzi, diciamo meglio: l’autore ha scritto questo libro proprio per farsi licenziare. Offre un interessante scorcio sul mondo della pubblicità da una prospettiva che definire “critica” sarebbe un dolce eufemismo; questa è più un’invettiva urlata, un mea culpa, la descrizione minuziosa di un incubo ad occhi aperti.

Insomma, io non so fare a recensire; se vi va, leggetevelo e poi recensitelo voi.



Cinque Blogger a cui passo il testimone

DottorD, Narcisso, Papessa, Menth, Mod



Chi vorrei essere se dovessi rinascere

Diversi test online mi hanno detto che, nella mia vita passata, sono stata un chiwawa. Date le premesse, preferisco non pensarci.