Esempio di conversazione ordinaria tra due studentesse universitarie

 

- Scusa, il prof ha per caso detto se il programma è sul sito? Ieri non c’ero.

- Si, è sul sito.

- Ok. Un’altra cosa, scusa: per gli appelli? Ha già detto quando li fa?

- Eh, si. (sfoglia un quaderno) Allora, ce n’è uno il 24 aprile e uno il 3 maggio.

- 24 aprile e 3 maggio (scrivi le date su un quaderno). Perfetto. Grazie mille!

- Ah, ma infatti ha messo delle date impossibili.

- Cosa?

- Le date degli appelli si sovrappongono a quelle di Sociologia della Conversazione, Teorie e Tecniche della Moda e di Inglese. Gli abbiamo già chiesto in molti di spostarle.

- Ah.

- Si, perché uno come fa? Io ho sociologia della conversazione e inglese il 24 aprile, poi sto preparando anche psicologia della comunicazione che lo devo dare il 26 e poi ho il tirocinio che inizia il 2 maggio, è tutto troppo sovrapposto. Bisogna che cambi le date.

- Eh, in effetti…

- E devo anche fare la tesina per Vermoni e una relazione per Catini lunga almeno trenta pagine. Come faccio?

- Ah, non saprei. Io ho altri esami, altri prof, sono al vecchio ordinamento e…

- Si sovrappone tutto. Domani devo anche consegnare la relazione di un esperimento per Boldetti e fare l’orale con la Passarini. Non riesco a preparare questo esame per il 24.

- (inizi a grattarti)

- E poi, voglio dire, l’esame con la Tortelli è troppo lungo. Cioè, voglio dire, come devo fare a studiarmi tre libri da 300 pagine, la dispensa e poi andare a fare un orale in cui chiede delle cose che non sono scritte nei libri, ma che bisogna inventarsi? Cioè, rielaborare, dice, ma è troppo un casino.

- (inizi a guardarti intorno con fare distratto)

- (interviene una studentessa a rafforzare la tesi appena esposta. Continuano la conversazione coinvolgendo anche te)

- Infatti, e poi io lavoro anche, insomma, non ho tutto questo tempo per venire a lezione e fare delle tesine e dei lavori a casa e delle cose su internet. Sono impegnata tutto il giorno, sto fuori casa, giro, sul serio, sono in strada dalle 8 del mattino alle 7 di sera, guarda è davvero pesante.

- (inizi a fare dei passi indietro, tentando un allontanamento)

- Perché l’azienda di moda in cui lavoro è molto esigente, mi hanno assunta perché sono brava, no, cioè, mi hanno assunta perché ho fatto domanda, se vuoi possono assumere anche te, basta chiedere. Poi lavori un po’ e vedono, se non sei proprio impedita ti tengono.

- (ti allontani a piccoli passi fissando il muro, le scale, il soffitto, i tuoi piedi e annuendo coscienziosamente)

- Si, sono bravi, sai. Io ho conosciuto l’azienda perché un amico gay del mio moroso conosce bene l’ambiente e mi ha dato la dritta. Adesso sto lavorando ad una collaborazione con Vogue italia. Lo so che è un po’ così, come giornale, io neanche lo leggo, però dai lo faccio per imparare qualcosa.

- (cerchi di diventare invisibile mimando una tecnica ninja)

- L’altra collaborazione che ho fatto con Fabbrica, sai quella della pubblicità della Benetton, è stata molto più interessante. Ci hanno coinvolti molto nelle loro cose, ci hanno fatto vedere l’ambiente, è stato molto interessante.

- (fingi un malore)

- Comunque il mio lavoro vale come tirocinio, ti danno i crediti e tanto le cose che faccio le farei lo stesso, quindi è una grande opportunità, unisco l’utile all’utile.

- (strisci verso la porta puntellando gli alluci e i gomiti al suolo)

- Dalla mia esperienza sul campo, posso dire che all’università non ti insegnano niente. Gli esami e le cose che studi non ti servono a niente quando entri davvero nel mondo del lavoro. Ma proprio a niente, eh! Io sono anche stata rappresentante degli studenti un paio di anni fa, e infatti ho lottato per affermare questa cosa, cioè che con il nuovo ordinamento gli esami fossero più finalizzati ad insegnare davvero agli studenti come comportarsi sul lavoro e non solo cose astratte come la sociologia o la semiotica.

- (alzi un braccio per chiedere aiuto a un passante, ma quello tira dritto per la sua strada)

- Perché io vengo da Padova, e là le cose sono diverse. Qua non mi piace molto, appena posso torno a casa dai miei cari. Faccio il viaggio in treno con il mio moroso, che anche lui sta in un paese vicino al mio in Veneto, e così ci facciamo le vacanze insieme.

- (sventoli un fazzolettino da naso usato perché è l’unico che hai rimasto)

- L’ultima volta che siamo partiti ho chiesto alla mia azienda di darmi le ferie, ma non me le hanno date perché non le ho maturate, allora mi sono messa in malattia. Oh, io volevo andare a casa, ero qua da otto mesi, è anche giusto che uno torni a casa ogni tanto.

- (ti alzi di scatto e inizi a correre verso l’uscita senza voltarti indietro)

- (una volta fuori, scruti attraverso la porta e vedi che sta continuando a parlare, non sai con chi)

- (ti allontani furtiva)