ottobre 21st, 2005Dio è morto, Marx è morto e…
Dio è morto, Marx è morto e neanche l’Università si sente tanto bene
(La Moratti, invece, è in forma smagliante)
Io, all’Università, sono uno di quegli studenti appartenenti alla preistoria e prossimi all’estinzione.
Quando mi sono iscritta, le lauree erano quinquennali; adesso sono in pochi a doverne ancora conseguire una. Uno dei motivi è che sono al secondo anno fuori corso, e la gente tende a laurearsi prima. Un altro motivo (da non sottovalutare) è che molti studenti, con l’entrata in vigore del nuovo ordinamento, hanno colto la possibilità di passare da una laurea di cinque anni ad una di tre, andando a sgrossare le fila di coloro che stavano in coda per portare a termine il piano di studi inizialmente assegnato loro dalla Facoltà.
Trovandomi in questa scomoda posizione di bilico riesco ad avere, d’altro canto, una prospettiva privilegiata nell’osservare i cambiamenti introdotti dalla Riforma Moratti (ho vissuto il “prima”, il “durante” e anche il “dopo”).
Inoltre io frequento Scienze della Comunicazione, una facoltà a numero chiuso, che ammette solamente 500 studenti ogni anno – e osservare le dinamiche interne dei microsistemi è molti più facile che non tentare di capire quelle dei sistemi più grandi, composti da un numero elevato di elementi.
Va infine tenuto presente che io sono iscritta all’Università di Bologna, una delle più prestigiose in Italia (e, quindi, ci si aspetta che sia anche una delle più efficienti, in teoria).
La riforma ha sostanzialmente eliminato le lauree di cinque anni, e le ha sostituite con la formula 3+2 (cioè con la somma di una Mini-laurea della durata di tre anni e di una Laurea Specialistica di due anni).
Ha anche snellito la portata dei singoli insegnamenti: per quanto riguarda la mia facoltà, nelle laurea quinquennali i corsi erano della durata di 60 ore, in quelle nuove durano esattamente la metà, cioè 30 ore. In compenso il numero di insegnamenti è raddoppiato: al posto di 26 esami se ne devono dare una cinquantina, più effettuare un periodo di stage presso un’azienda.
Al termine dei tre anni, inoltre, si deve sostenere una mini-discussione di una mini-tesina, in modo da ottenere una mini-laurea.
La riforma, per complicare un po’ le cose, ha infine introdotto la questione dei crediti: ogni esame dato vale tot crediti (decisi arbitrariamente dalle singole Facoltà), e gli studenti devono accumulare crediti per arrivare ad ottenere la laurea (il principio è identico a quello della casalinga che accumula bollini al supermercato per ottenere in omaggio il servizio di pentole).
Che cos’è successo, in concreto, all’interno dell’Università (della mia, almeno)?
Diverse cose. Eccole, nel dettaglio:
- Il numero di corsi è raddoppiato mentre il personale docente è rimasto lo stesso. Di conseguenza, ogni professore si è ritrovato improvvisamente con il doppio del lavoro da fare: non più un corso, ma due; non più 150 studenti alla volta, ma 300; non più una quindicina di laureandi alla volta nella propria materia, ma 30; non più una trentina di laureandi alla volta alla quale fare da co-relatore, ma 60; non più tre sessioni di laurea, ma quattro (ne è stata introdotta una anche in dicembre).
Questo, come si può facilmente immaginare, ha creato un caos del tutto ingestibile: gli orari di ricevimento sono dovuti diventare più lunghi, le file fuori dalle porte sono diventate interminabili, i tempi di correzione dei compiti sono triplicati, l’elasticità con la quale venivano ammessi a sostenere l’esame anche coloro che, per qualche motivo, non erano riusciti a iscriversi nelle liste d’appello è sparita, e alla fine – per forza di cose – la trascuratezza nella gestione ha avuto la meglio. Non si può, umanamente, svolgere bene il proprio lavoro in condizioni di questo genere.
- Il numero di insegnamenti è raddoppiato mentre le strutture sono rimaste le stesse. Di conseguenza, ci si ritrova a seguire le lezioni in dei posti assurdi, in stanze basse e buie, ingombre di scatoloni, senza proiettori né microfono, sommariamente riscaldate, e magari con sei o sette elettricisti fuori dalla finestra che urlano e usano il trapano contro il muro accanto al quale stai seduto cercando di leggere il labiale del docente.
- Gli insegnamenti sono diventati più snelli: al posto di 60 ore di lezione, se ne hanno solamente 30 disponibili per ciascuna materia. Di conseguenza, la conoscenza da acquisire per affrontare una prova di esame è diventata molto meno consistente (anche perché, altrimenti, non se ne verrebbe fuori: i nuovi studenti devono sostenerne il doppio, di prove). La preparazione fornita dall’Università, così, è diventata più sommaria, raffazzonata, per sommi capi.
- All’inizio era stato istituito un Ufficio addetto all’orientamento degli studenti: ci andavano gli iscritti al vecchio ordinamento che volevano passare alla nuova laurea, per farsi fare la tramutazione degli esami già dati in crediti; ci andavano gli studenti del nuovo per scegliere gli esami opzionali da sostenere che fossero più idonei all’indirizzo di laurea che avevano scelto; ci andavano un po’ tutti quelli che avevano bisogno di informazioni, e venivano seguiti scrupolosamente da personale preparato e disponibile. L’ultima volta che ci sono andata io, per chiedere se potevo inserire un certo esame nel mio piano di studi, mi hanno detto: “Tu inseriscilo, poi portalo in segreteria; se il computer te lo accetta, vuol dire che lo puoi sostenere”. Questa deve essere la famosa “informatizzazione degli uffici” di cui tutti parlano.
- Nella mia facoltà gli esami opzionali sono spesso mutuati da altri corsi di laurea (lettere, filosofia, psicologia, DAMS, eccetera). Gli “esami opzionali” si chiamano così perché possono essere scelti personalmente dallo studente tra una rosa di insegnamenti definiti dalla facoltà, ma è comunque obbligatorio inserirne un certo numero nel proprio piano di studi (scegliere di non sceglierne nessuno è un’ipotesi da non contemplare). Ogni facoltà può decidere liberamente il numero di crediti da corrispondere ad ogni esame; nella mia, valgono tutti 5 crediti. Capita, però, che uno studente debba seguire un corso in un’altra facoltà, e non è detto che lì valga altrettanto: a volte ne vale 4, altre 3, altre 6. Se il corso inserito nel proprio piano di studi vale meno di 5 crediti, lo studente dovrà seguirne un secondo (da concordare, in qualche modo rocambolesco, con qualcuno che sia disposto ad ascoltarlo) in modo da arrivare ad un totale di crediti pari o superiore a cinque.
- Il tirocinio, che dovrebbe costituire (nelle intenzioni della Moratti) un avvicinamento tra il mondo dell’Università e il mondo del Lavoro, è una buffonata. Alcuni non lo fanno proprio, scegliendo in alternativa di seguire un paio di mesi di laboratorio (durante i quali si sta al computer a consultare la propria posta elettronica, o magari a scrivere sul blog), mentre molti di quelli che decidono di farlo sfruttano la possibilità di passare due mesi in un’azienda a loro scelta (e finiscono per andare a fare lavori che non c’entrano proprio niente con le cose che studiano, oppure si fanno assumere da qualcuno che conoscono, non fanno alcun tirocinio ma tornano in Università con un pezzo di carta che attesta il contrario). Passato il primo entusiasmo iniziale, adesso il tirocinio è visto, a furor di popolo, come una bega da smaltire nel minor tempo possibile, tedioso e sostanzialmente inutile. Si è capito molto in fretta che l’azienda presso la quale si lavorerà come stagista molto difficilmente avrà intenzione di proporre un contratto di lavoro vero e proprio, e gli anni di stage obbligatorio che ogni neo-laureato dovrà per forza svolgere nel futuro più prossimo non incoraggiano nessuno a buttare via due mesi utili per lo studio in un’attività che si imparerà presto a conoscere, controvoglia, da vicino, e che non porta alcun vantaggio pratico.
Sinceramente non riesco a immaginare cosa potrà riuscire a fare la nuova disciplina del regolamento per l’assunzione dei docenti e dei contratti dei ricercatori; magari dall’anno prossimo i professori saranno più numerosi, riusciranno meglio a gestire i corsi e la ricerca, a prendersi a cuore le sorti dei loro studenti e a tenere lezione in aule spaziose connesse tramite fibra ottica ai principali centri di ricerca e divulgazione di informazione nazionali.
Ah, dimenticavo: io domani parto con una navicella giapponese e vado in orbita intorno a Uranio, mi sa che starò via per un pò. Ci si rilegge quando torno.
ottobre 22nd, 2005 at 3:47 pm
….. ma tanto secondo la Moratti, silvio e la sua banda la vera cultura sta nella televisione, veline, balletti, reality ed amenità varie……
fai un bel corso di Velina (uno e due) e poi troverai lavoro e soddisfazione…
ciao e buon viaggio
filemazio
ottobre 22nd, 2005 at 11:55 pm
Ciao Fe…come ogni giorno sono qui a leggere il tuo blog…e oggi, per la prima volta, commento anch’io! Commento che, circa quest’argomento, è meglio non commentare…
Notte…la cara università mi obbliga a coricarmi a quest’ora…di sabato…perchè domani…domenica…alle 7.30 si ritorna a capo chino sui libri!
…ribadisco…meglio non commentare!
ottobre 23rd, 2005 at 5:59 pm
Io ci lavoro nell’Uni, e con le nuove lauree la conseguenza principale è che escono studenti più impreparati. Hai fatto un’analisi molto lucida… alla fine la laurea di tre anni non serve a nulla (tanto nessuno ti assume). Hai sbagliato solo su una cosa.. con l’aumento delle cattedre sono stati assunti tantissimi figli ed amici di… che ora saranno i vostri prof… auguri!
ottobre 23rd, 2005 at 10:22 pm
Welcome to reality!
Io che mi sono immatricolata con il nuovo ordinamento, laureata con il nuovo ordinamento, in attesa di essere ammessa alla specialistica del nuovo ordinamento, ti lancio un sonoro abbraccio di solidarietà. Oh tu, povera quinquennalista spaesata in questo mare magnum di cazzate, se hai bisogno di una mano. Fammi un fischio.
E comunque, non è per criticare, ma a Bologna mi sembrate un po’ scanfatiche. Io che ho frequentato La Sapienza a Roma, dopo tre anni, mi sento un po’ reduce da Vietnam. Lavoro (lavoricchio) e mi sento una quarantenne sfiatata. Voi lì ve la godete decisamente mi pare… Un affettuoso saluto a Uranio.
ottobre 24th, 2005 at 10:24 am
buon viaggio.
cavolo però non sapevo che fosse tutto così artificioso. e io che mi sono laureato con una stupida laurea norale di 4 anni in 4 anni. però mi è venuta un’idea: quasi quasi mi informo se con gli esami che ho dato posso ricevere una laurea di tre anni
ottobre 24th, 2005 at 11:27 am
Son troppo anziana, non ci capisco nulla.
ottobre 24th, 2005 at 4:43 pm
La scena in cui ti vien detto: “Tu inseriscilo [l'esame], poi portalo in segreteria; se il computer te lo accetta, vuol dire che lo puoi sostenere” è crudele, bellissima, sommamente letteraria. A me un caso simile, per grado di deliranza (o di deliriosità), è capitato in Comune con dei certificati. E’ stato allora che ho realmente iniziato a capire Kafka.
ottobre 24th, 2005 at 10:19 pm
Io di università non so nulla. So solo che a quella di PG cercano gente che pulisca in terra… anch’io ho una carriera nell’università davanti a me.
ottobre 25th, 2005 at 2:15 pm
[Filemazio] La velina è troppo impegnativa per me, non riesco a sorridere per più di un minuto. Anzi, probabilmente anche meno. Sono una fallita.
[Betta] Puoi essere solo tu. :-P Non c’è bisogno che commenti, so già tutto. ;-)
[Gattosolitario] Dici? Da me non ne hanno assunto neanche uno, penso. Hanno preso qualche collaboratore, ma di docenti nuovi io non ne ho ancora visti.
[swingingLit] Si, a Bologna, in effetti, si cazzeggia alla grande. Non so come sia a Roma, ma il fatto che TUTTI vogliano venire a Bologna a frequentare l’università, in effetti, un pò insospettisce. ;-)
[Narcisso] Te la danno di sicuro. Probabilmente rimani anche un pò di crediti aggiuntivi; magari riesci a farteli convertire in bollini della benzina.
[Phoebe] Sei scampata alla Moratti, di che ti lamenti? :-P
[Poeta] Non l’avevo mai considerata in termini letterari, in verità. Così sembra quasi propizia. Con la mia esperienza presso gli sportelli universitaria potrei scrivere un’epopea.
[Naurus] Piccolo. Non sai ancora cosa ti aspetta. Eh eh.
ottobre 25th, 2005 at 6:09 pm
D’altro canto, figliola mia, un motto antico diceva al professionista poco professionale: “Ma la laurea te la sei presa coi punti della Miralanza?”. Adesso almeno, la domanda risulta superflua
ottobre 26th, 2005 at 12:02 am
Tremo al pensiero di quello che mi potrà dire un ipotetico datore di lavoro.
ottobre 26th, 2005 at 12:56 pm
Ma ’sto set di pentole alla fine ce lo regalano?
ottobre 26th, 2005 at 2:12 pm
Io prendo il tritatutto.
ottobre 27th, 2005 at 10:53 pm
Beh visto i docenti nuovi che hanno preso da me (figli di… che non sanno niente) forse ci sei andata meglio tu!
ottobre 28th, 2005 at 6:42 pm
forse si. ;-)
CD