Blogherismo [blo-ghe-rì-Smo], dal romagnolo blogheìscmo, crf. Blog, :corrente artistica e letteraria digitale nata nei primi anni del secondo millennio ad opera di CuloDritto, giovane scrittrice romagnola della quale alcuni negano l’esistenza.

Impostasi sulla scena dei blogger italiani nel 2005 con slogan provocatori e surreali (“Ho fatto

la Ceretta al Gatto”,  CuloDritto: per non ritrovarti mai con le braghe calate”,  Faccio pompini gratis chiama il 3478156***”) ha fatto discutere di sé quando ha dichiarato di essersi rifatta il fondoschiena per avere maggiore visibilità sulla Blogosfera e quando ha oscurato il suo sito per tre giorni in difesa dei diritti delle zucchine, <<Indifese verzure impunemente assurte a simbolo dell’inflazione nazionale da oscuri nostalgici della lira (nel senso della moneta)>>.

Accusata di essere un fake o un bot dai detrattori, CuloDritto ha raccolto schiere di sostenitori quando ha fondato un “Movimento per

la Liberazione della Blogosfera
” che si proponeva di “liberare tutti i nerd dalla navigazione forzata e dalla dipendenza psicologica che internet esercita su di loro”. Dopo aver organizzato diversi happening creativi, nel corso dei quali otto o nove Bloghér si intrufolavano abusivamente in casa di minorenni appassionati di computer per coinvolgerli in “Riti di Liberazione” comprendenti lo spegnimento del monitor, la fustigazione del mouse con un gatto a nove code e l’inserimento di stuzzicadenti nelle porte USB, CuloDritto ha fondato l’INBA (Insurrezionale Nazionale Blogheristi Anonimi), una fondazione immaginaria alla quale nessuno poteva iscriversi e priva di alcuno scopo. Paragonata alle truffe ai danni del sistema assicurativo nazionale e alle guerre preventive per la sua modernità, l’INBA ha ricevuto un Grammy Award e ha vinto tre premi Strega consecutivi, ottenendo un riconoscimento formale da Lorella Cuccarini, che ha dichiarato “INBA, la cucina più amata dagli italiani”.

Il logo dei Blogheristi (una freccia verde con simmetrie bianche all’interno) travalicò i confini della rete e divenne parte integrante dei simboli del movimento pacifista internazionale, per poi venire rilevato da una nota ditta di colluttorio gengivale che ne registrò il marchio.