And if a double decker bus  /
crashes into us /
to die by your side
is such a heavenly way to die

Pensavo al fatto di avere un blog, adesso.
Ho 25 anni, e il mio sito è questo. Con certe caratteristiche, determinati contenuti, un preciso tipo di impostazione grafica.
Mi pare carino. Se fossi in voi, lo leggerei volentieri. 

Questa è una cosa che pensano tutti i blogger, immagino: "Ho un sito così carino, con un sacco di immagini simpatiche e dei colori forse un po’ particolari – ma abbinati in maniera talmente strana, e particolare, che non può non piacere! E poi scrivo bene, correttamente, e le cose che dico sono interessanti. Spesso anche davvero spiritose, a dirla tutta. E comunque intelligenti, in genere; sono uno che riflette prima di dire qualcosa, le mie posizioni sono meditate e il mio punto di vista è sempre originale. Si, ho un blog con i controcazzi, e chi non lo apprezza è uno di poco spirito. Ah, si! Ecco! E’ così. Tutti questi stronzi a leggere le blogstar, ma non capiscono proprio niente. Non si meritano niente. Toh! Guardatemi bene! Sono un idiota, sono un buffone, sono un mistificatore! Guardatemi bene! Sono brutto, ho un viso inespressivo, sono piccolo. Sono come tutti voi! (volevo farmi un po’ di pubblicità). Ma chiedetevi, prima di guardarmi, se, per caso, l’iride attraverso la quale mi scoccate frecce di sentimento liquido, non è piuttosto escremento di mosca, se gli occhi del vostro ventre non sono per caso sezioni di tumori il cui sguardo finirà per uscire da una qualsiasi parte del vostro corpo sottoforma di scolo blenorragico” *

Si, beh; immagino che vada pressappoco così.

La cosa che mi dà da pensare, comunque, non è tanto la forma con la quale uscirà il vostro giudizio, quanto la forma attuale del mio blog.
Anch’io sono stata, non troppo tempo fa, una sedicenne depresso-insurrezionale con tendenze sociopatiche, attratta dall’universo del dark e con il terrore di conformarsi alla massa. Nove anni fa internet non c’era (nel mio salotto, intendo), ma se avessi avuto la possibilità di scrivere su un blog ne avrei tirato fuori qualcosa di simile a questo, a questo
 o a quel restante milione di altri siti personali sul genere. In realtà, andando a spulciare là in mezzo, devo concentrarmi per frenare l’impulso di rubare loro un bannerino gotico o una di quelle .gif da fanlist sulle Converse rosa, ché ormai non è più tempo, CuloDritto, epperò.

E però le Converse rosa le ho comprate l’anno scorso, e le ho tenute ai piedi tutta estate, scusa. 

Non c’entra niente, quello si chiama R e v i v a l .

Ma và là.

Giù le mani dal banner.

Insomma, avessi sedici il mio blog sarebbe come quelli. La gente più grande, giustamente, ci troverebbe molto poco di interessante da leggere, ma per me sarebbe fichissimo e fossi in voi lo leggerei, e se non vi dovesse piacere, invece, vi direi che dovreste chiedervi se per caso la vostra iride….

Ma il punto non è nemmeno questo, in verità.
La cosa che mi ha fatto più impressione è stato vedere come i modelli maschili che piacciono, oggi, a queste ragazzine siano praticamente identici a quelli che piacevano a me alla loro età: tizi emaciati, con la pelle bianco-cadaverica, i capelli spettinati, tendenzialmente drogati, vestiti in modo assurdo e con una divertente passione per il trucco e il belletto.
Guardandoli adesso ritrovo tutte le caratteristiche che me li avrebbero fatti piacere da adolescente, e in più un’altra, che sul momento sembrava assolutamente non esserci: questi tipi sono palesemente gay.
Non è una cosa sulla quale di possa discutere, è evidente. Fanno di tutto per sembrare delle femmine; usano la matita nera intorno agli occhi, le mollette per i capelli, fanno le smorfie e mettono il broncio come una ragazzina arrabbiata. Sono delle checche spudorate.
Non che io abbia qualcosa contro la categoria, figurarsi; però mi fa effetto l’essermi resa conto di una cosa talmente evidente solamente così tanti anni dopo. Sul momento non mi sembravano per niente gay, anzi; li trovavo molto sexy, e basta.

(In realtà li trovo ancora molto sexy, ma questo è un altro discorso).

Concludendo, si può arrivare a dire che tutto questo (forse) sta a significare che nel periodo adolescenziale le icone maschili non rappresentano, agli occhi delle ragazze, il prototipo di uomo ideale; più verosimilmente sono dei modelli ai quali ispirarsi, che riflettono e sintetizzano diverse caratteristiche proprie della loro personalità, non di quella dell’eventuale partner.

Ecco. Detto questo, resta comunque valido il discorso che se vi presentate da me travestiti da vampiri e con gli occhi truccati di nero, io vi salto addosso.

* Copyright Tristan Tzara