What goes throught your head?

Trascuro il blog perché mi dedico ad attività più nobili e noiose, come dare esami e lavorare.
“Lavorare”, in effetti, è un parola grossa; diciamo che vado a dare una mano a mia mamma. In concreto mi alzo alle sette, orario in cui mediamente vado a dormire nel weekend, e passo le mattinate a preparare pasticcini, torte al mascarpone e altre prelibatezze per palati golosi. A volte sto anche in negozio, a servire clienti affrettati e indecisi – un connubio sufficiente a giustificare un omicidio premeditato.

Il lavoro del pasticcere, alla fine, è abbastanza ripetitivo; se la varietà dell’assortimento permette di svolgere una serie di attività diverse nel corso delle ore, è anche vero che le fasi intermedie della lavorazione sono sempre identiche a sé stesse, e dopo un po’ ci si annoia.
Per non rischiare di addormentarmi mentre sto in piedi con le braccia sprofondate fino al gomito in un sacco di farina, o mentre chiudo in serie seicento tortellini con la mostarda, immagino situazioni che non esistono e mi figuro al loro interno.
Nella fattispecie il mio pensiero ricorrente è ripreso dall’episodio dell’attacco ai forni ne I Promessi Sposi, l’unico avvenimento del romanzo che riesco a ricordare nitidamente dai tempi del Liceo (per ovvie ragioni biografiche, mica per altro).
Praticamente immagino che fuori dalle porte del forno sia scoppiata un’epidemia, e che tutti voi stiate morendo di peste, colera, tifo, fame o qualsiasi altra cosa brutta e per la quale non è stata ancora trovata nessuna soluzione medica. La città cade a pezzi, gli untori si trascinano per le strade marroni tirando il loro carretto con i malati sopra (c’è sempre un braccio che penzola fuori), tutte le case sono piene di malati allo stadio terminale e di vecchie con il fazzoletto nero sui capelli che alzano le mani al cielo non sapendo più cosa fare, fa freddo, i ragazzini senza più genitori hanno formato bande nei bassifondi e vanno in giro a saccheggiare il saccheggiabile, tutti hanno fame e sono finiti i soldi e le provviste. Il popolo è stanco, impaurito e arrabbiato. Vuole che lo Stato si occupi di lui, pretende rispetto, cure mediche, assistenza economica, tutela, sicurezza e cibo. Più che altro pretende cibo. Centinaia di persone si accalcano alla porta, urlano, spingono, battono, pestano. Chiedano pane. Pane! Pane! Pane! Ci sono uomini con il viso sporco, donne in lacrime, bambini che strillano. Hanno tutti fame, e fretta; fretta di mangiare, per sopravvivere un’altra giornata, per non morire tra i crampi dello stomaco e il morso implacabile del gelo novembrino.

E poi, ci sono io. Eterea. Sorridente. Illuminata. Io, che rimesto chili di zucchero, tuorli d’uovo e cioccolata; Io, che impasto farina e sale, che do forma agli elementi. Io, che sfamo gli affamati, che curo il mondo.

Eroica.

Riesco anche a immaginare la musica di sottofondo: in bilico tra l’epico e il malinconico, in grado di far capire che la situazione contingente non è eccezionale, che si ripete di continuo nel corso della storia dell’Uomo e che nonostante voi siate fuori a soffrire orribilmente e io sia la vostra ultima speranza questo non significa che io sia più fortunata di voi (o misantropa), no, è solo un ruolo diverso e tutti noi partecipiamo allo stesso modo a disegnare il tragico e maestoso proseguirsi del percorso dell’umanità intera.

Ah!


Poi vado in negozio, e mi si para davanti una plurisettantenne con berretta fiorata che ci mette quindici minuti a decidere cosa comprare, facendomi girare l’intero forno per sei volte e finendo per spendere, in tutto, 0,66 euro.

E penso che, in fondo, la peste potete anche tenervela, che io ho altro da fare.

novembre 23rd, 2005I Grandi Interrogativi…

I Grandi Interrogativi dell’Umanità

Perché i maschi sono più aggressivi delle femmine?

Bella domanda; potremmo intavolarci una simpatica discussione di psicologia spicciola, in cui scannarci con odio difendendo strenuamente posizioni soggettive arbitrarie e del tutto immotivate, ma stamattina non ne ho voglia.
Facciamo che ve lo dico e basta.
Dopo anni trascorsi a cercare una risposta sensata a questo pressante interrogativo, finalmente ho trovato una spiegazione plausibile in un libro che sto studiando.

Praticamente la storia è questa: pare che gli psicologi transculturali (che si occupano, cioè, dello studio comparato tra le attività psicologiche di persone appartenenti a culture diverse) siano riusciti a scovarne il motivo. Che, a pensarci, è anche abbastanza semplice: dato che nella maggior parte delle culture l’educazione infantile è affidata alle donne, i piccoli maschietti crescono sviluppando un’identità sessuale incrociata (cioè contemporaneamente maschile e femminile, con una forte influenza di quest’ultima). Raggiunta l’età adolescenziale i ragazzi hanno bisogno di scrollarsi di dosso le influenze femminili accumulate nel corso degli anni, e lo fanno partecipando a riti di iniziazione (in Africa si fanno i tatuaggi, in Italia le corse in macchine abusive nelle periferie delle grandi metropoli, cose così) e mettendo in mostra segni evidenti di virilità e mascolinità; l’atteggiamento aggressivo fa parte di questi ultimi.
Logico, no? Limpido e lineare.

Ma a cosa vi serve sapere una cosa del genere, però? A fare bella figura nelle discussioni, ad esempio. A fingere di avere una comprensione empatica e profonda della natura umana (sulle donne fa sempre colpo). A evitare irritanti e interminabili sedute di psicologia spicciola con conoscenti che vi stanno sulle palle. E poi a considerare il fatto che, magari, se uno vi dà un pugno in faccia senza motivo all’uscita da una discoteca non lo fa per cattiveria o inciviltà, no; è solo che da piccolo è stato troppo tempo con la mamma.*


* Ogni riferimento a
persone o fatti realmente accaduti non è casuale. (Ciao, Leo)

Tools Esistenziali per Blogger Golosi

Tutte le nuove funzionalità pensate per il vostro blog in anteprima su CuloDritto: Le nuove tendenza della blogosfera, in onda ogni lunedì dalle 13.00 alle 18.00.

Page Spanking: partendo dallo stesso principio utilizzato per il calcolo del Page Ranking, misura il numero di pagine del vostro blog che i lettori leggono prima di praticare la pratica privata dello spanking, cioè schiaffeggiare il sedere del partner fino al raggiungimento dell’orgasmo.

Tits Ads: permette di inserire nelle colonne laterali annunci sessuali riguardanti donne con seni enormi, in modo da incrementare il traffico sul vostro blog  e contribuire alla crescente inutilità dei motori di ricerca nella reperibilità di informazioni pertinenti.

Horny Blog Aggregator (HBA):  un aggregatore al quale iscrivere gratuitamente il vostro sito, consente di conoscere altri blogger italiani, scambiare opinioni, immagini e video per conoscersi a vicenda. Organizza ogni mese un incontro tra iscritti in un ampio parcheggio, comodo e discreto, al quale recarsi dalle 23.00 in poi con la propria macchina. La parola d’ordine viene comunicata mensilmente via e-mail. Preservativi offerti solo per chi ha un account pro.

FoggyStat: misura il numero di accessi e di pagine viste del vostro sito, e fa una media comparata tra le sedute sessuali dei vostri lettori e il numero di suicidi dall’apertura del blog. Nel caso quest’ultimo valore fosse particolarmente elevato, e venisse accertata una vostra colpa dolosa nei suicidi su territorio italiano dell’ultimo anno solare, potreste venire accusati per crimini contro l’umanità. Nel caso, FoggyStat vi fornisce l’apposito bannerino ufficiale.

Olygarcation: permette di condividere i propri contenuti solo con chi ha la quinta di reggiseno, o fa lo gigolò di professione.

novembre 17th, 2005Io propongo "Cazzobubbolo" …

Io propongo "Cazzobubbolo"

E’ uscito “2006 parole nuove. Un dizionario di neologismi dai giornali”, un libro scritto a due mani da una coppia di rinomati linguisti (Adamo e Della Valle, Sperling&Kupfer editore. Purtroppo non sono riuscita a scovarne traccia online).
Ogni anno vengono immesse sul mercato diverse pubblicazioni di questo genere, e tutte hanno come arrogante obiettivo quello di fornire una fotografia del punto esatto in cui l’evoluzione linguistica ha spinto l’italiano nell’età contemporanea (cioè oggi). Nella fattispecie questo libro riporta in ordine alfabetico un insieme di parole diventate, negli ultimi anni, di uso comune, e introdotte nel gergo quotidiano grazie all’opera dei giornalisti, all’uso della lingua che si fa sul web, alla pervasività della televisione nella vita di ogni giorno, alle influenze di altri paesi e così via.
Questi volumi mi hanno sempre affascinata molto, perché sono surreali e io adoro tutto ciò che è apparentemente scollegato da ogni logica.
Le parole che vengono presentate come “innovative della lingua italiana” in massima parte non esistono, oppure sono utilizzate da una ristretta cerchia di persone che vivono in un preciso e ben delimitabile contesto geografico e sociale – cioè, in altre parole, sono degli slang (parlati, magari, solo dai quindicenni milanesi, o dagli operai napoletani o che so io. Le mie parole slangali non compaiono mai in ‘sti volumi del cappero, e un po’ la cosa mi offende).
Comunque mi diverte molto pensare che là fuori, da qualche parte, ci sono un sacco di eminenti studiosi e accademici – il cui scopo nella vita è forgiare nuove e brillanti menti giovanili – che passano parte del proprio tempo a redigere liste di questo genere e a presentarle in maniera ufficiale e pomposa ad altri studiosi e accademici, i quali ci scriveranno poi sopra trattatelli e articoli e li inseriranno, alla fine, nei programmi d’esame obbligatori per i loro futuri studenti.
(Chissà quanta roba di questo genere ho dovuto studiare io stessa. Ma non  divaghiamo).

Nel libro in questione compaiono diverse parole ed espressioni che, effettivamente, sono entrate nella lingua italiana e vengono usate, più o meno, da tutti: “OGM”, “Neocon”, “Letteronza”, “Jihadismo”, “De(mo)rattizziamo la scuola” (vabbè), “Acquabomber”, “Qaedista”, “Anagrafe bovina”, “Messaggiarsi” (cioè mandarsi gli SMS. Io ho sentito solo mia mamma dirlo, in realtà, e l’ho anche sfottuta parecchio), “Fancazzismo” (Olè!).

Oltre a queste compaiono anche un certo numero di parole usate in maniera abbastanza diffusa, ma non proprio da tutti: “Pixelare” (lo conoscono solo gli smanettoni, dai), “Lampadarsi” (nel senso di farsi una lampada), “Tronista” (a me l’hanno dovuto spiegare).

Poi, infine, le mie predilette: parole mai sentite né lette da nessuna parte, e sì che leggo molto e passo buona parte della giornata attaccata al pc.
Eccone alcune qui di seguito; nel caso qualcuno di voi le usasse davvero, vi prego, fatemelo sapere. Desidero sinceramente conoscere qualcuno che parla così.

Mailare” (mandare una mail)

Divanismo” (andare nei locali a bere stando seduti sui divanetti e non in piedi)

Filaro” (colui che negli uffici fa la fila a pagamento per evitare ad altri la scocciatura. Un filaro! Ditemi che c’è un filaro tra di voi!)

Cocacolista” (colui che beve CocaCola e, per estensione, appoggia la politica USA)

Pornolusso” (tendenza della moda che enfatizza il lusso e l’ostentazione provocante – questo termine è stato introdotto da Natalia Aspesi. Così, per completezza)

No-ismo” (abitudine ad assumere un atteggiamento negativo, a dire sempre no. Questa è di Rutelli)

Etero-gay” (attratto sia da persone del proprio sesso che da quelle del sesso opposto. “Indeciso tra vaporosi neologismo come ‘etero-gay’ o ‘extra-sessuale’, l’allora Ministro Pecoraio Scanio decise la terza via: ‘Né-Né’ ”. E se voi dite semplicemente “Bisex” siete delle capre, ecco)

Bloggista” (oh, avete capito? Smettetela di darvi le arie dicendo che siete dei blogger: al massimo, siete dei miseri bloggisti. E probabilmente fate i bloggisti solo perchè non siete riusciti a diventare tronisti, anche se vi lampadate e andate agli aperitivi per divanarvi mentre messaggiate la vostra amica aspirante Letteronza)

novembre 15th, 2005Teoria Culodrittiana…

Teoria Culodrittiana dell’Evoluzione
(Rudimenti)

E’ possibile leggere l’evoluzione delle comunità virtuali su internet paragonandole alle varie tappe della vita di un individuo.

Non ci credete? Ecco qua: 

Mailing List (intorno ai 30 anni): la mamma si abbona ad una rivista di cucina. Ogni settimana un simpatico postino gliela recapita direttamente a casa, e tenta anche di venderle un paio di confezioni di pizza surgelata (per arrotondare fa, in contemporanea, il corriere per la BoFrost)

Newsgroup (31 anni): la mamma, superata la fase dell’odio per il figlio e in depressione per la vita monacal-casalinga che conduce, sfoga le sue paturnie scrivendo lettere al direttore della rivista di cucina, nelle quali parla a lungo di fagioli borlotti, gamberetti all’aceto balsamico e di suo marito che la trascura. Si firma sempre “Una donna sola” per suscitare compatimento e vedere in tal modo pubblicata una delle sue missive, un giorno.

Mud (1-5 anni): il piccolo inizia a giocare con altri bambini. I pargoletti urlano, piangono, corrono, si picchiano tutto il tempo tra di loro e in fondo si odiano di cuore; i genitori li guardano con benevolenza perché hanno letto su Focus che questa è una fase necessaria alla loro crescita sociale. 

Chat (5-10 anni): il bambino inizia a parlare con i propri simili senza utilizzare alcuna logica precisa. Cominciano i primi scambi sociali; il bambino parla delle sue macchinine, la bambina gli mostra una bambola decapitata indicandone la zona genitale, il bambino le mostra il suo pupazzo di Godzilla. I genitori sorridono felici pensando si tratti di un innocente scambio di feticci infantili.

Forum (10-30 anni): il ragazzino ha trovato un gruppo di amici con i quali passa tutti i pomeriggi e le serate fuori. Inizia ad usare un gergo particolare del quale i genitori comprendono solo poche vocali, si veste in maniera orrenda, spende un sacco di soldi, non lavora, studia poco, ciondola tra il salotto e il bagno per la maggior parte del tempo, si fuma le canne, beve, cazzeggia di peso e tutto sommato si diverte un sacco. I genitori, preoccupati, lo mandano da uno psicologo per aiutarlo a risolvere le sue crisi esistenziali. 

Blog (20-30 anni): il ragazzo, che frequenta lo psicologo già da un paio d’anni, inizia a mostrare segni di cedimento. Si fa un sacco di domande (Chi siamo? Dove andiamo? Cosa voglio da me stesso? Perché l’elettricista viene tre volte a settimana? Dov’è finito papà?).
Non passa più le giornate in compagnia dei suoi amici, esce meno, conduce una vita più regolare, fa progetti a lungo termine, si mette in discussione, matura.
I genitori, stanchi delle sue continue domande petulanti e ripetitive, tentano di fargli capire che è ora di trovare una casa tutta sua, ma lui non molla. Si aggrappa alla ringhiera del letto e urla frasi a caso di un filosofo fiorentino del ‘500 sconosciuto ai più.

La fase successiva, per logica, è quella della famiglia: il ragazzo trova una tipa che gliela dà, è molto contento e alla fine la sposa anche. I due vanno a vivere insieme e sfornano una nuova creatura; lei torna alla fase Newsgroup, lui alla fase Mud, e il ciclo si ripete.


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