settembre 9th, 2005In Breve insomma (4) …

In Breve insomma (4)

(Riassunto di un giorno di studio)

L’assetto radiotelevisivo italiano si è venuto a configurare, ai suoi inizi, come un monopolio di tipo statale. Questa scelta è stata dovuta alla presenza di diversi fattori, e cioè: la scarsità delle frequenze disponibili sulle quali trasmettere i programmi, la volontà di tutelare il sistema da ingerenze oligopolistiche di operatori privati (si, davvero) e quella di tenere salde le redini di un mezzo di comunicazione in grado di influenzare fortemente il consenso popolare. In USA e negli altri stati europei le cose sono andate diversamente; se non altro siamo unici nel nostro genere.

La RAI – Radio TelevisioneItaliana è nata nel 1952, e dopo un periodo di sperimentazione ha avviato la trasmissione radiotelevisiva nazionale nel 1954.

Alcuni ritenevano che il monopolio statale fosse contrario alla Costituzione perché non tutelava il pluralismo dell’informazione, ma nel 1960 la Corte Costituzionale ha rigettato le accuse e ne ha ribadito la legittimità.

Negli anni ’70, in corrispondenza del boom economico, la società è diventata più complessa e consumista, per cui sono nate le prime strategie di differenziazione dell’offerta, che hanno portato alla richiesta di un numero maggiore di spazi pubblicitari da parte delle aziende.

Gli investimenti pubblicitari erano raddoppiati tra il ’70 e il ‘75, il progresso tecnologico bussava alle porte e, insomma, ci volevano più reti. In molti spingevano per avere la possibilità di creare emittenti televisive private.

Nel 1976 la Consulta ha deciso che il monopolio statale sulla diffusione a livello nazionale era legittimo, ma che il monopolio su tutti i servizi di diffusione radiofonica e televisiva su scala locale (cioè regionale o interregionale) non lo era più. In sintesi, si potevano creare emittenti televisive private, purché trasmettessero entro i confini di una sola regione. Festa. Gaudio. Tripudio.

Piccole emittenti locali sono subito spuntate lungo tutto lo stivale, e hanno adottato il meccanismo delle syndication per rendersi competitive. Il meccanismo funzionava così: un programma X veniva registrato su delle videocassette, che venivano poi recapitate a varie antenne locali (“antenne”, non “emittenti”) sparse in ogni regione, le quali ne trasmettevano il contenuto alla stessa ora dello stesso giorno. In questo modo un’emittente, poniamo, lombarda, poteva riuscire a far vedere alle ore 14.00 di tutti i giorni il programma X nell’intera penisola, perché aveva antenne piazzate su tutto il territorio.

Bisogna sapere che, per legge, una cosa del genere restava appannaggio della RAI, e le emittenti private non erano autorizzate a farla.

Avendo trovato, però, il modo di aggirare il divieto con le syndication, non si capiva perché le emittenti locali non dovessero darsi un palinsesto nazionale, e infatti se lo diedero tutte e andarono avanti con quello per un sacco di tempo. Tanto c’era il vuoto legislativo, nessuno sapeva come regolare la situazione e mentre i giuristi si scannavano sulle leggi da approvare o abolire, gli operatori privati si accaparravano le frequenze rimaste libere e ci trasmettevano un po’ quel cazzo che gli pareva.

In questo proliferare di antenne, dal mercato è emerso un gruppo imprenditoriale sugli altri: quello di Silvio Berlusconi. L’attuale presidente del consiglio aveva fondato il network Canale5 nel 1980, che erano diventato famoso per alcune indovinate scelte di programmazione: in particolare, l’idea di mandare in onda in prima serata la soap opera “Dallas” rispettandone il criterio di serialità (se vostra madre lo guardava, adesso potete finalmente dirle con cognizione di causa: “Lo sapevo, che era colpa tua. Mai più menato sul ’68, tò.”).

Berlusconi ha trovato presto dei rivali, ma li ha rilevati tutti: nel 1982 ha assorbito nel suo network l’emittente Italia1 dell’editore Rusconi, nel 1984 Rete4 di Mondadori.

La rapida scalata del gruppo Fininvest ha comprensibilmente spaventato concorrenti e pretori: nell’ 84 gli hanno imposto il sequestro di Rete4 e canale5, e ne hanno oscurato le frequenze in varie regioni. Il Presidente del Consiglio di allora (tale Bettino Craxi) emise, però, il “Decreto Tampone” per consentire a Berlusconi di mantenere il controllo delle sue tre reti; la Camera lo bocciò per incostituzionalità.

Era novembre. A dicembre ci riprovò: Craxi firmò il decreto legge “Berlusconi Bis”, e disse che se non glielo approvano, lui faceva una crisi di governo (e anche il gesto dell’ombrello, già che c’era). Il 31 gennaio dell’anno successivo la legge era approvata con la maggioranza dei voti.

Passò qualche anno, e nell’ ’88 la Consulta disse: “’Sti due. Il decreto non va bene, rivedetelo”.

Lo revisionarono, e nel ’90 ne cavarono fuori la Legge Mammì, che non risolveva un bel niente ma si limitava a dare un fondamento giuridico alla situazione che si era creata negli anni prima. Nell’idea della Consulta la legge avrebbe dovuto trovare una soluzione alla situazione di incostituzionalità, ma alla fine si risolse in una legittimazione del duopolio, cioè dell’incostituzionalità stessa.

Dopo essere riusciti a raggiungere un risultato tanto sorprendente quanto grottesco, i giuristi si sono dovuti confrontare con l’introduzione delle nuove tecnologie, in particolar modo del digitale terrestre.

Una legge ha stabilito che, entro il 31 dicembre del 2006, si deve realizzare il definitivo passaggio di tutte le emittenti dal sistema di trasmissione analogico a quello digitale.

C’è chi non sembra molto d’accordo, ma staremo a vedere.

 

 

(Dai, prof, se mi dà un 28 Le faccio toccare le poppe)

settembre 8th, 2005Fatti Miei …

Fatti Miei



Sono stata dal veterinario tre volte in due giorni, penso sia una specie di record. La mia cagnolina sta male, probabilmente ha mangiato un insetto che le ha dato fastidio, ha detto lo Specialista.

(Si, il cane è quello della foto. Qualcosa da dire?)



Volevo farvi sapere, nello specifico, che i vostri animali domestici si possono ammalare mangiando altre piccole forme di vita che vivono in giardino senza che voi ce le abbiate messe, tipo vespe o ragni.

Un cane che si mangia una vespa non deve essere proprio sveglissimo”, direte voi. E infatti. La mia si è mangiata un lombrico, se si può essere più sfigati.

Comunque adesso si è abbastanza ripresa, anche se deve stare a dieta e la cosa la rende più ansiosa del solito.



Per il resto, sono misteriosamente riuscita a far nascere un vita: quella della mia petunia in lattina. Allego documentazione fotografica per i più miscredenti tra voi – che mi conoscono di persona e sanno che una cosa del genere rasenta il miracolo. No, giuro che non l’ho modificata con PhotoShop. Sul serio. L’ho chiamata Fatima, mi pareva adatto.

Che altro? Ah, si: il diritto dell’informazione è una gran rottura di palle, però ho scoperto che l’unica satira punibile a rigor di legge è quella che storpia i nomi di personaggi noti. Tutto il resto è permesso, o quasi. Un’altra cosa espressamente vietata dalla Costituzione è la trasmissione di brevi spot pubblicitari nel corso degli eventi sportivi. Poi dicono che la pratica è meglio della teoria.

settembre 7th, 2005Nuove Tendenze …

Nuove Tendenze

Molestatori di Statue

(La meraviglia è in noi, non nelle cose. Disse qualcuno, forse, una volta)

 

(Le altre potete vederle qui)

Malinconìa (lett. melanconìa), s.f. umore nero procedente, come credevano gli antichi, da versamento di bile; com. si intende un sentimento indefinibile, inesplicabile, che chiude l’animo alla gioia serena: suscitano la malinconia il dolcissimo canto dell’usignolo, i tramonti autunnali, il mite raggio della luna.

(Dizionario Sandron della lingua italiana, De Agostini – Novara)

click!

(Ne prendo mezzo chilo, grazie)

Muso

La mia paura più grande è quella di essere mediocre, una persona come tutte le altre

Destinato a giacere su questo stesso suolo per tutta la vita e a morire in mezzo al dolore,

alla deriva tra i giorni che mi restano

Perchè tutto quello ho detto

E tutto quello che ho fatto finora

E’ morto e sepolto

Perchè tutte le cose sono destinate a finire

E anche gli amori più grandi prima o poi svaniscono

Ma io so di dover fare qualcosa di grande su questa terra

La mia vita è stata straordinaria

Benedetta e maledetta e vinta

Il tempo cicatrizza le ferite, è vero,

Ma io finisco sempre per ritovarmi a terra

A un passo dal traguardo

Hai mai ascoltato le parole

Delle canzoni che canto?

Sono per le donne che amato fino ad adesso

Un assaggio di amore potrebbe essere più amaro?

Il fatto è che tutte le cose sono destinate a finire

E anche gli amori più grandi prima o poi svaniscono

Ma io so di dovere fare qualcosa di grande su questa terra

Una volta ho  immaginato di volare sopra le nuvole

Vedevo dei bambini, a terra, ridere di me

Dicendo che stavo per cadere da un momento all’altro

Anche se pensavo di poter durare in eterno

Ma io sapevo esattamente dove mi trovavo

E conoscevo il significato di tutte le cose

Sapevo precisamente la mia distanza dal sole

E riuscivo a riconoscere l’eco che fa l’amore

E conoscevo i segreti custoditi nelle tue guglie

Conoscevo la vacuità della gioventù

E la solitudine del cuore

E i mormorii dell’anima

E il mondo è disegnato sulle tue mani

Il mondo è inciso sul tuo cuore

Il mondo, così difficile da capire,

E senza il quale non puoi vivere

E conoscevo il silenzio del mondo

[Muzzle, Smashing Pumpkins, Mellon Collie and the Infinite Sadness, 1995]

settembre 5th, 2005Iconografia Sacra …

Iconografia Sacra



Con Papa Benedetto VXI è cambiato radicalmente il modo in cui il Pontefice si presenta alle masse. Ogni volta che compare in televisione, Papa Ratzinger ha una gigantografia alle spalle che ritrae un Cristo enorme, sempre diverso e in genere su tonalità ocra o vermiglio. Ci sono varie cose da osservare, e in particolare:

 -        Il monocromatismo del dipinto. La faccia non è rosa, i capelli non sono castani, la croce non è marrone, il cielo non è azzurro: tutti gli elementi sono virati su un singolo colore e sulle sue diverse gradazioni di saturazione;

-        L’artificiosità dell’immagine nel suo complesso. Essendo monocromatica e ampiamente satura, l’intera opera sembra spesso realizzata da un esperto di Photoshop più che da un bravo illustratore di immagini sacre;

-         La posizione del Cristo ritratto. Non è un Cristo mortificato, piegato, spezzato. Non è emaciato, non trasmette pietà, non è umiliato, non ha il capo chino e non sta porgendo l’altra guancia. Al contrario, ha il busto eretto, la postura fiera, l’espressione determinata e spesso ha anche un braccio teso al cielo: è un Cristo potente, attivo, audace: un Cristo Conquistatore.

-        La posizione del Papa. Nelle fotografie che lo ritraggono ha la stessa postura del Cristo alle sue spalle: sguardo fermo, schiena ritta, fissità, capacità di intimorire e di stabilire una certa distanza, nel complesso.

La fotografia di Ratzinger che più esplicita i punti di cui sopra è la gigantografia che era stata appesa a Colonia per

la Giornata Mondiale della Gioventù: il Pontefice sorrideva tendendo un braccio al cielo; dietro di lui, sprazzi di luci dai colori diversi illuminavano lo sfondo. Le luci (blu, gialle, verdi, rosse) sembravano quelle stroboscopiche che si trovano in discoteca; la figura del Papa occupava l’intera scena e nella composizione non compariva alcun oggetto sacro. Più che un umile pastore in attesa delle sue pecore, sembrava una rockstar prima del concerto.

Quali conclusioni si possono trarre da tutto questo?

1)     L’iconografia sacra della contemporaneità è di tipo digitale e subisce fortemente l’influenza dei mass media. Di conseguenza, noi siamo le prime persone al mondo ad avere un immaginario collettivo religioso (l’immaginario è sempre virtuale, intangibile) costruito con strumenti a loro volta virtuali;

2)     Il processo di democratizzazione della religione cattolica è concluso. Oggi il Papa deve sapere vendere la sua immagine, mediata e non, risultare simpatico alle persone, dare spazio ai giovani, occuparsi dei problemi dei poveri, organizzare eventi, gestire le  public relations e scendere in campo a fare da condottiero, all’occorrenza, senza stare tutto il tempo a cincischiare su questioni escatologiche complesse, astratte dalla realtà;

3)    I PapaBoys hanno finalmente trovato il loro PapaPop, con buona pace dei glottologi di tutto il mondo.


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