Teoria del Complotto
Sui pacchetti di sigarette anglossassoni uno dei nuovi mortarini imposti per legge recita “Your doctor or your pharmacist can help you stop smoking”.
In italiano traduciamo il verbo “stop” con “fermare, arrestarsi”; inserendolo nella frase di cui sopra, il significato dovrebbe essere “Il tuo dottore o il tuo farmacista può aiutarti a smettere di fumare”.
In realtà questa traduzione è corretta a livello sintattico, ma non a livello semantico: la lingua inglese utilizza la formula “give up” in riferimento ad azioni che si rinuncia a compiere. “Smettere definitivamente di fumare” si dice, cioè, “Give up smoking”, mentre “Stop smoking” indica un’azione temporanea e che non ha una necessaria connotazione permanente nel tempo.
La gente “stop smoking” quando fuma per strada e deve entrare in un locale in cui il fumo è bandito, o quando qualcuno fa notare che la puzza della sigaretta dà fastidio, giusto per fare due esempi.
La gente che “give up smoking” è quella che rinuncia per sempre al piacere della sigaretta dopo il caffé la mattina.
Perché il governo inglese ha scritto “stop” e non “give up”?
Sarà mica una stronzata che il mio farmacista possa aiutarmi a rinunciare al fumo, o quella che i costosi farmaci che mi vende servano a qualcosa?
CuloDritto sta bene in tutte le salse
E da oggi la potete trovare in tutti i supermercati italiani.
Quando vai a fare la spesa, cerca CuloDritto tra gli scaffali del supermarket più vicino a casa tua: ogni tre CuliDritti acquistati c’è un simpatico regalo in omaggio!
(Ma io perchè faccio ’ste stronzate al posto di studiare? Perchè?)
Esercizi di Stile #4
Alliterazione: ripetizione di uno stesso suono o di un gruppo di suoni all’inizio o all’interno di parole vicine.
“s”, “sc”: Cercare di avere, nei confronti di un sassofono, un possesso di tipo sessuale rappresenta uno scempio conscio delle cosce lisce di una bagascia.
“mp”: Bere succo di pompelmo dopo un aver fatto un pompino in aperta campagna fa ampliare il campo della conoscenza implicita femminile ed evita empasse post-coitali.
“tr” Dentro il filtro fu trovato lo strutto; troppo tardi fu estratto dall’antro.
Il trattore era andato distrutto, un tramonto ci restò dentro.
“gl” Scagliare uno spicchio d’aglio contro uno spiraglio della soglia d’ingresso e beccare la maniglia è una cosa irrazionale, e comunque la porta non si chiude così.
“fr” Un frivolo fringuello potrebbe stare a refrigerarsi sulle fresche frasche, e invece freme per offrirsi in volo alle fauci di un fraudolento gatto.
11 settembre: giornata della memoria
Dicono i giornali.
Alcuni, però, non sono daccordo: secondo i FreeWay Bloggers l’America non ricorda un bel niente, ma ha anzi rimosso completamente il ricordo di Osama Bin Laden, che è sparito del tutto sia dalle televisioni che dai discorsi alla nazione pronunciati da G.W.Bush.
"Sono convinto che la nostra amnesia collettiva e il trasferimento coatto della colpa da Osama Bin Laden a Saddam Hussein sarà per sempre ricordato come il più patetico capitolo della storia di ogni nazione dalla notte dei tempi" è il commento che si legge sul sito.
I FreeWay Bloggers hanno lo scopo dichiarato di lanciare messaggi al governo utilizzando scritte e cartelloni posizionati in punti nevralgici delle strade americane. Di seguito, alcune opere commemorative.
L’angolo della poesia
1.
Come sei bello quando sei eccitato!
come hai gli occhi più neri… così neri:
due nere notti che stanno in agguato
sopra i miei sensi, sopra i miei pensieri.
2.
"Tu mandali a dormire i tuoi pensieri,
devi ascoltare i sensi solamente;
sarà un combattimento di guerrieri:
combatterà il tuo corpo e non la mente."
3.
Ho paura di te: sei così bello!
Non affogarmi in notti tanto nere
se prima non mi apri nel cervello
la porta che resiste del piacere.
7.
"Maledetta, luttuosa fantasia
che esige un cuore mite e anche feroce…"
Fingi di averlo e levamela via:
io voglio che mi avvolga la tua voce.
8.
Ora lo sai: ho bisogno di parole.
Devi imparare a amarmi a modo mio.
E’ la mente malata che lo vuole:
parla, ti prego! parla, Cristoddio!
16.
So solo quello che mi basta a stento
per non sprecare i battiti del cuore,
perché sapere, sappilo. è un tormento:
è sempre chi più sa che ha più dolore.
20.
Per sogni d’ombre, per ombre di sogni,
per l’avanzo d’infanzia che mi avanza,
per questo niente vuoi che mi vergogni?
per sogni d’ombre morte in lontananza?
35.
Terra alla terra, vieni su di me:
voglio il tuo vomere nella mia terra,
fiorire ancora traboccando e
offrire il fiore a te, mio cielo in terra.
44.
"Non muoverti. Sta’ ferma. Ho detto; ferma!
Che senta la tua fica fino in fondo
Bocciolo mio, ti innaffierò di sperma
Finché avrà fine il tempo e fine il mondo."
45.
Da nervi vene valvole ventricoli
da tendini da nervi e cartilagini
papille nervi costole clavicole…
in spasmi da ogni poro mi esce l’anima.
47.
"Allora che l’hai fatta? sei venuta?
e come sei venuta? Dimmi". Prego?
"Se ti è piaciuto molto sei perduta."
Non lo posso negare e non lo nego.
49.
Dal mio martirio viene questa pace,
questa pienezza dalla tua rapina…
A tutto ciò che non ha nome e tace
sento l’anima mia farsi vicina.
63.
Ora tace sospeso il firmamento,
e la notte si adagia in un languore,
un fluire di pace e sentimento
che dà non lieto non triste dolore.
71.
Perché anche il piacere è come un peso
e la mente che è qui mi va anche via?
Su, spiegamelo tu. "Per chi mi hai preso?
Per un docente di filosofia?"
73.
"Mucchi di mondi, grappoli di stelle…
sfoggio di universo mica per noi..
Stiamo vicini… pelle contro pelle…
e poi, mia vita, salvati se puoi!"
88.
Càlati giù, o notte dell’amore,
fammi dimenticare la mia vita,
accoglimi nel seno del tuo cuore,
liberami dal mondo e dalla vita!
96.
"No, niente amore qui, soltanto sesso:
non svegliamo l’invidia degli dèi".
Ora che tanto bene mi hai concesso,
dio dell’amore, miserere mei…
98.
Parola, cosa mistica e profonda,
discendi indistruttibile nei cuori
come la luce rapida ora inonda
la nostra oscurità dei tuoi fulgori.
100.
"Vuoi che tutto finisca e niente duri?
che ognuno vada a fare i fatti suoi?
stacco il telefono, chiudo gli scuri:
e che la notte ricominci! Vuoi?"
Patrizia Valduga
(Cento quartine e altre storie d’amore, Einaudi ed., 1997)