Spazio dedicato alla Comprensione Ermeneutica del Fenomeno Interattivo Contemporaneo nel suo dispiegarsi casuale



Madd, ma hai chiuso il blog?

Da grande voglio fare il Presidente del Consiglio

(Ho i numeri. Votatemi)

Al ristorante con tutti i miei amici. Un cameriere zelante mi porge un piatto contente filetto di scottona a forma perfettamente cilindrica, sormontato da uno strato di erbette e pomodorini secchi, sormontato da uno strato di qualcosa che non riesco a identificare. Sono filetti lunghi cinque centrimentri, sottilissimi, bianchi, dall’aspetto vagamente abbrustolito, che sanno di niente.



Ipocondria (è la mia amica sveglia): "Cos’è quella roba?" (indicando i filetti bianchi)

CuloDritto: "Boh"

Ipocondria: "Cos’è?"

CuloDritto: "Non lo so."

Ipocondria: "Cos’è che è?"

CuloDritto: "Aria Fritta!"

Ipocondria: "……"

CuloDritto: "……"

Ipocondria: "Com’è che si prepara?"



Da cosa si capisce di aver sbagliato facoltà



A Guccini hanno dato una laurea honoris causa in
scienze della formazione.

A De Andrè ne hanno data una in letteratura straniera.

A Paolo Conte, una in lettere moderne.

A Vasco Rossi, domani, ne daranno una in scienze della comunicazione.



Perchè, dicono loro, è un "Grande Comunicatore", ed "E’ giusto che il mondo accademico gli dia un riconoscimento per quello che ha fatto".



Propongo di conferirne una anche a Platinette, per par condicio.

(Tanto lo sanno tutti che lo IULM è un’università per finta. Ecco.)

"Ogni tanto penso ancora a te

a quello che se

se fosse stato… fossi stato si

se fossi qui

ho bisogno di credere

che sei stata importante per me

anche se non mi ricordo più

nemmeno perché
"

maggio 10th, 2005Shark Tale …

Shark Tale



Una Ditta meneghina specializzata nel confezionamento di generi alimentari aveva deciso di indire un concorso per designer che fossero interessati a creare la grafica dei nuovi lecca-lecca per bambini.
Quello dei lecca-lecca è un mercato in perdita, ed è difficile scalfire il monopolio della Chupa Chups,  tiranno incontrastato del settore. Uno zelante dipendente della Ditta, in preda al delirio creativo e all’eccesso di caffeina, aveva arditamente proposto di intitolare il concorso "LeccaMilano", ed era stato convocato d’urgenza nell’ufficio del direttore.
- Signor Pasquale, esigo immediatamente dei chiarimenti.
- Guardi, è solo un gioco di parole.
- E lo trova divertente, magari?
- Beh, per un verso è geniale. Richiama sia il concetto di leccare – atto fondamentale nel consumo del nostro prodotto – che l’universo dei bambini. Sa, no, i giochi di parole immediati e scontati, banali a volte, volgari, che i piccini si divertono a ripetere. Come "Specchio Riflesso", se lo ricorda?
- Lei è licenziato.
- Cosa?
- Ha quarantotto ore per sgombrare la sua scrivania e portare via i
suoi effetti personali.
- Scu…scusi, sta scherzando, vero?
- Affatto. La nostra Ditta non si può permettere una leggerezza del genere, e se la stampa venisse a conoscenza della cosa sarebbe un problema enorme da gestire. Se ne vada, e speri che i suoi colleghi dimentichino tutto in fretta e senza destare troppo clamore.

Mestamente il signor Pasquale aveva raccolto le sue cose ed era uscito dall’azienda tenendo lo sguardo fisso sulla punta delle scarpe.
Aveva girovagato senza meta per diverso tempo, pensando ai fatti suoi, finché il sole se n’era andato lasciando spazio a un freddo pungente e fastidioso.
A notte ormai inoltrata si era ritrovato, in un modo o nell’altro, a fissare le rive melmose del Lambro rischiarate dal barlume chirurgico dei lampioni.
La mattina successiva stava fluttuando, livido, tra i flussi e i riflussi della fiume, portato al largo dalla corrente.

Il concorso venne intitolato "Concorso per packaging di Lecca-Lecca", e fu vinto da uno studio di grafica veneto che aveva proposto, come elemento innovativo, di inserire all’interno di ogni lecca-lecca un foglietto di carta contenente le "Indicazioni Terapeutiche di Consumo".
Tra le migliori, ricordiamo "Il Lecca-Lecca provoca dipendenza. Non comprarne uno, comprane subito dieci!", "Il Lecca-Lecca è Buono!" e "Il Lecca-Lecca fa bene a te e a chi ti sta intorno".

Alcuni mesi dopo, un’analisi tossicologica condotta dai membri del NAS ha rinvenuto tracce di formaldeide nei componenti della carta usata per diffondere le "Indicazioni Terapeutiche di Consumo". La Ditta ha dichiarato bancarotta ed è stata messa all’asta su ebay.

Sono andata in iperventilazione soffiando sulle lenzuola per farle asciugare



La Tracciabilità Alimentare è un’invenzione che ci fa tutti sentire parte integrante di una realtà CyberPunk finalmente realizzata, come la scansione della retina per entrare negli uffici o i chip sottopelle per rilevare costantemente la posizione delle persone nello spazio.

Da quest’anno, infatti, possiamo sapere in ogni momento la storia di ciò che mangiamo. Non è una semplice questione di alimenti: tutti coloro che vendono cibarie devono tracciare il percorso che ogni singolo ingrediente ha compiuto per arrivare al compimento del suo destino, cioè finire sciolto dai nostri acidi gastrici.

Comprate del pane? Benissimo. Adesso avete diritto di sapere chi ha prodotto la farina usata per farlo, chi l’ha portata fino al forno, in quale giorno, a quale ora, e anche il numero di telefono cellulare dell’addetto al trasporto. Comprate una torta nuziale a sei piani? Benissimo, potete sapere il percorso storico dello strutto, della farina, dello zucchero, della panna montata, delle uova, dei due sposi kitsch in plastica biodegradabile che avete fatto mettere sulla cima (so che lo avete fatto).

E’ una bella cosa, direte voi: finalmente sappiamo cosa mangiamo, e possiamo rivalerci sul diretto responsabile in caso di salmonella, coloranti cancerogeni o cagotto fulminante.

Infatti è una bella cosa, da un certo punto di vista; dall’altro, però, è l’ennesima spinta del mercato in direzione dei grandi centri di produzione a discapito della piccola impresa e dell’artigianato. Ve l’immaginate, voi, un ristorante a gestione familiare (mamma, papà e figlio, per dire), che deve registrare costantemente cinque o sei dati relativi a ciascun prodotto che usano per prepararvi un risotto? Per cucinare un risotto, ci vogliono: cipolla, olio, sale, pepe, riso, brodo (dado oppure gallina), verdure, vino bianco, varie ed eventuali. Diciamo che occorrono, per stare stretti, otto ingredienti di base.

Registrare cinque voci per otto alimenti significa essere obbligati ad inserire nella memoria di un computer quaranta voci. Per farvi mangiare un risotto, dico, mica per altro.

E’ ovvio che i casi sono due: o si assume una persona apposta per svolgere questo lavoro (con l’aumento del costo di produzione conseguente), oppure si fa alla vecchia (cioè si scrivono le voci a sentimento, come si è meglio ispirati sul momento). Nel secondo caso, però, c’è il rischio di un controllo da parte della Finanza, che se vi sgama vi fa chiudere tutto, così risolvete alla radice il problema della Tracciabilità Alimentare (ma è probabile che ve ne troverete altri).

Non so voi, ma io preferisco rischiare il cagotto più che essere costretta a mangiare solo da Spizzico.

 


© 2007 Un blog a trazione posteriore | iKon Wordpress Theme by Windows Vista Administration | Powered by Wordpress