marzo 30th, 2005Ci avete fatto caso? …

Ci avete fatto caso?



Lo Tsunami si è abbattuto nel sud est asiatico il giorno dopo Natale; il successivo terremoto che ha devastato Nias e Simeulue ha colpito la popolazione locale il giorno dopo Pasqua.

Poi, si sa, esistono tante numerologie quante sono le persone al mondo, però questa – appena verrà notata da qualcuno un pò più infervorato di me - potrebbe essere destinata ad aprire la strada ad una serie di interpretazioni cabalistiche in stile undici settembre.

Google trivia: perchè i musulmani non mangiano carne di maiale?

Risposta: perchè il maiale è un animale sporco, e ingerirne la carne significherebbe rendere impuro il proprio spirito.

Una volta, mentre mi ritrovavo a vendere del pane, è arrivato un musulmano che mi ha chiesto per dieci minuti del (testuali parole) "Pane No Maiale". Non so voi, ma io non ci sono arrivata a capire cosa volesse. Insomma, va bene la sperimentazione, ma fare dei ruzzolini al sapore di lonza era un’idea che non mi era mai venuta. Mi hanno poi spiegato che, in realtà, quel ragazzo mi stava chiedendo del pane senza strutto. E poi dicono le incomprensioni interculturali.



Quest’oggi CuloDritto, da novella appassionata di Antropologia Culturale (che prima o poi dovrà laurearsi anche lei), vi propone una spiegazione innovativa al divieto di consumo di maiale nel mondo islamico. "Innovativa" per lei, almeno. Poi magari voi la conoscevate già, ma questo è il mio blog e su queste pagine sono libera di sbandierare apertamente la mia ignoranza più crassa.

   Il cibo è prestigio e ricchezza – un segno di ciò che ti puoi permettere di comprare. E’un mezzo di comunicazione e di relazione interpersonale (Moran, 19754, 169)



Nel corso della storia umana, una vasta regione del Vecchio Continente (il Mediterraneo) è stato la sede della massima produzione di carne e di cereali. Proprio in questa area il cibo animale – sostiene M. Harris – ha avuto una lunga evoluzione. Le bestie divennero nutrimento eccessivamente caro perché ciò che consumavano equivaleva o eccedeva quanto producevano.



   Allevare e macellare solo per la carne significa distruggere il valore in quanto forza di trazione, produttrici di fibre e fornitrici di fertilizzanti (Harris, 1979, 143)



L’uso alimentare della carne ha dovuto quindi fare i conti con i benefici perduti (soprattutto forza lavoro).  L’animale domestico divenne più utilizzabile come fonte secondaria di cibo (latte e latticini). Si giunse al punto in cui il consumo di carne divenne proibitivo e le risorse vennero via via diminuendo. Ben presto sorsero, nella storia, dottrine religiose volte a inculcare la credenza che il consumo di piante fosse più gradito agli dei del consumo di carne (Harris, 1979, 143).



Consegue, dal discorso di M. Harris, che l’umanità si sarebbe più sentita attratta da diete vegetariane, e avrebbe attribuito loro alti valori simbolici oltre che nutritivi. Contemporaneamente, il rapporto dell’uomo con il proprio cibo divenne intrinsecamente percepito in termini di purità e di impurità. In proposito va sottolineato, tuttavia, che solo alcune specie animali, aolo alcuni prodotti dell’attività venatoria o di allevamento caddero sotto regole tabuizzanti. Esiste una tesi che, seppur non fondata su documentazioni accertabili, non può essere totalmente ignorata. Secondo M. Harris, se l’animale allevato richiede costi elevati e offre bassi benefici mette in pericolo il modo di sussistenza dell’uomo. Viene così drasticamente eliminato dalla dieta. E’ il caso del maiale.



   Come fornitore di carne, il maiale non ha rivali: è uno dei più efficienti convertitori di carboidrati (in proteine e grassi) dell’intero regno animale (…). In termini di calorie prodotte per ciascuna caloria consumata, i maiali sono tre volte più efficienti dei bovini e due volte più efficienti dei polli. (Il maiale) è essenzialmente una creatura che vive nelle foreste, lungo le rive dei fiumi e ai bordi delle paludi. E’ fisiologicamente inadatto alle alte temperature e alla luce solare diretta perché non può regolare la sua temperatura corporea – ovvero non può sudare – senza fonti esterne di umidità. Nella foresta, suo habitat naturale, il maiale mangia tuberi, radici, frutti e nocciole per terra. Se nutrito con piante ad alto contenuto di cellulosa, perde completamente il suo vantaggio sulle specie ruminanti come convertitore di piante in carne e grassi (…).  Gli antichi israeliti arrivarono in Palestina tra l’inizio e la metà dell’età del ferro, intorno al 1200 a.C., e presero possesso dei territori montani che in precedenza non erano stati coltivati, trasformando rapidamente i boschi collinari della Giudea e della Samaria in terrazze irrigate. Le aree adatte all’allevamento dei porci con foraggio naturale furono così notevolmente ristrette. La dieta dei maiali dovette essere sempre più integrata con cereali, il che li rese competitivi con gli uomini (Harris, 1919, 144-146).



Nella misura in cui l’allevamento dei maiali sarebbe stato in diretta concorrenza con la coltivazione dei cereali, esso avrebbe prodotto un fenomeno preciso: una cultura materiale avrebbe impedito ad un’altra di crescere. La transizione dall’una all’altra sarebbe dunque consistita in un calcolo razionale di costi e rese. "



(A. Destro, Complessità dei mondi culturali – Introduzione all’antropologia, 2001, Patron Editore, Bologna, pp. 146-147)

Se zufolo il segnale convenuto

sulle parole ‘sabato domenica

e lunedì’ dove potrò trovarti

nel vuoto siderale? Fu un errore conoscersi,

un errore che tento di ripetere

perché solo il farnetico è certezza.



(Montale, Pasqua senza Weekend)



(Auguri)

marzo 25th, 2005Fatti miei …

Fatti miei

Ho telefonato ad una ditta che produce zerbini personalizzati e ho ordinato un cinese con le manette alle caviglie e i capelli biondi, ma mi hanno detto di aver esaurito le scorte di magazzino. In preda allo sconforto più assoluto, quindi, sono andata a comprarmi una cravatta rosa, da indossare in abbinamento con: una camicia nera, una minigonna nera, un paio di stivali neri e uno di calze a rete – anche se non avrò mai il coraggio di farlo. La disperazione che provo per la mia inettitudine di seduttrice latente mi ha così spinta ad acquistare dei semi di menta, di  rucola e di dragoncello, che pianterò in giardino sopra i cadaveri dei semi dello scorso anno senza alcun rito propiziatorio. Di ritorno dal girone dantesco dei consumatori compulsivi – noto ai più sotto le mentite spoglie di Supermercato – ho pensato che:

1. I graffittari di nuova generazione sono degli imbecilli, o dei geni. Le loro scritte sono piene di errori di ortografia, come "Fuck the Sistem" con la "i", o "Patume" senza "t". Analfabeti o innovatori della lingua italiana? Non so decidermi, ancora.

2. Le descrizioni degli incontri tra un uomo e una donna, nelle canzoni d’amore, somigliano sempre a quelle dei film, e si basano per lo più sull’aspetto fisico e l’abbigliamento. Non sono per niente poetiche, e fanno pensare all’amore in maniera standardizzata. “You were so cool you could have put out

Vietnam ”. Ma per piacere.

3. Mi piace la pioggia.

 

marzo 24th, 2005Rupofobia …

Rupofobia



Una commissione parlamentare europea (penso) ha fissato per iscritto i criteri ai quali sono obbligati a conformarsi tutti coloro che lavorano manipolando in prima persona un qualsiasi genere alimentare .

Innanzitutto devono indossare una cuffia a retina bianca, in modo che i capelli non cadano sugli alimenti. Non è sufficiente mettere in testa una "bustina" – ossia uno di quei copricapo a forma di barchetta, che in effetti nulla possono contro la calvizie o i sintomi della  primavera; è necessario che la cuffia arrivi fin sotto l’attaccatura dei capelli, e che li raccolga tutti fissandoli in un crocchio sulla nuca.

I lavoratori, inoltre, non devono entrare in alcun modo a contatto con il denaro; ciò significa che la cassa deve essere gestita in maniera autonoma, da una persona diversa rispetto a quella che vi da le zucchine o il pane. Nel caso la gestione dell’attività impedisca di conformarsi a tale direttiva (per carenza di personale o di spazi), l’addetto alla vendita dovrà indossare un paio di guanti bianchi anallergici, da utilizzare solo nel momento in cui manipola il cibo con le mani e da togliere quando effettua il transito monetario.

Se, poi, tale lavoratore è pure maschio e porta i baffi, sarà necessario che si leghi sopra le labbra un pratico copri-baffi, parimenti bianco, di modo che il rischio di caduta-peli sul cibo sia scongiurato sul nascere.

Qualora il lavoratore, poi, fosse affetto da tosse, raffreddore, virus a trasmissione aerea o allergia, sarà allora obbligato a portare una mascherina bianca sopra la bocca, per evitare la trasmissione dei germi attraverso il cibo.

Quindi, ricapitolando, uno che vende alimenti dovrebbe indossare, a rigor di norma: una cuffia, una mascherina, un paio di copri-baffi e un paio di guanti da chirurgo.

Non so voi – ma se, andando al mercato a comprare la frutta, vedessi gli ambulanti conciati in questa maniera, l’unica cosa sensata che mi verrebbe in mente sarebbe un attentato batteriologico in corso.


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