Io ve lo dico
In modo che siate preparati, perchè se un’idea così semplice è venuta a me – che sono nessuno – prima o poi salterà in testa anche a qualche pubblicitario.
Bene: tra qualche tempo le nostre automobili diventeranno veicoli di pubblicità trasversale.
Cos’è la pubblicità trasversale, prof?
Niente, è una cosa che mi sono inventata adesso (però ha un bel nome, no?).
Dunque, chiamiamo “pubblicità diretta” la promozione che un oggetto fa di se stesso per il semplice fatto di apparire: uno zainetto dell’Invicta si auto-pubblicizza all’interno delle scuole nel momento stesso in cui il trenta percento degli alunni ne porta uno in spalla (tralasciamo l’analisi del motivo per cui una mandria di ragazzini dovrebbe comprare proprio quello zainetto, e non un altro).
Chiamiamo “pubblicità trasversale”, per contro, la promozione che una marca fa di stessa nel momento in cui entra in sinergia con un oggetto in grado di farsi pubblicità diretta.
Non ho capito un tubo, prof.
Immaginavo.
Allora, prendiamo una macchina. Diciamo una Fiat, tò. Le autovetture prodotte dalla Fiat vengono pubblicizzate in televisione attraverso degli spot (un esempio di pubblicità di vecchia generazione), ma si auto-pubblicizzano autonomamente nel momento in cui iniziano a girare per le strade (pubblicità diretta). Cioè? Cioè: la gente vede le macchine Fiat nei centri cittadini, sulle autostrade, in periferia, nelle zone a traffico limitato, nel parcheggio sotto casa riservato ai residenti, nelle code per entrare nei centri commerciali – le vede un po’ dappertutto. La gente, inoltre, sa che
la Fiat produce macchine da molti anni, e che queste macchine hanno delle prestazione buone e dei costi contenuti. Queste cose le sa per esperienza, perché gliele ha dette la tivù e perché le persone parlano tra di loro e si scambiano opinioni.
Poi, però, potrebbe anche capitare che la gente se ne dimentichi, o che non sia proprio interessata a pensare alle caratteristiche di una Fiat mentre va a comprare le tendine per la doccia di sabato pomeriggio. A questa evenienza viene corrisposta un’esposizione massiccia di macchine in movimento: una signora, ferma sul ciglio della strada, sta riflettendo sul modo più veloce di preparare il rotolo per la sera, e ad un certo punto le sfreccia davanti una Stilo. Potrebbe non notarla, oppure si. Se la notasse, potrebbe iniziare a pensare che la sua macchina è un rudere e che dovrebbe cambiarla – e che, a ben pensarci, una Fiat non sarebbe poi tanto male. Oppure potrebbe pensare che inquina, che la carrozzeria ha un colore pietoso o che anche il suo amante ne ha una, me ne rendo conto – ma teniamo per buona la prima ipotesi, altrimenti non finiamo più.
Allora, nel momento in cui la nostra signora prende in considerazione l’idea di acquistare una Fiat per il semplice motivo che ne ha appena vista una che le passava davanti agli occhi, in maniera del tutto casuale, siamo in presenza di una “pubblicità diretta”.
E quella trasversale?
Ci sto arrivando.
Se la pubblicità diretta funziona (e ha già dimostrato di funzionare), si potrebbe pensare ad una forma promozionale di seconda generazione, e cioè a fare in modo che queste macchine, oltre a fare propaganda per se stesse, diventino uno strumento di pubblicità per altri prodotti.
Qualcuno, in effetti, ci ha già provato:
la C3 Pluriel, ad esempio, è disponibile anche nella versione D&G – cioè nella versione creata in collaborazione con le menti di Dolce e Gabbana. Questa macchina, quando gira per le strade, svolge una doppia funzione pubblicitaria: quella per
la Citroen e quella per D&G.
Ma questo è niente, rispetto alle potenzialità del mezzo.
La carrozzeria stessa di ogni macchina è uno spazio disponibile, ampio, ad alta visibilità e in continuo movimento; utilizzandola come veicolo promozionale si potrebbe arrivare a far si che – ipoteticamente – qualsiasi target in qualsiasi parte del mondo venga esposto ad esso.
Quindi, secondo me, tra qualche anno si vedranno in giro un sacco di automobili con delle placche attaccate sopra la carrozzeria, che pubblicizzeranno
la Coop e il McDonald’s, Armani e
la Fininvest e
la Microsoft e un po’ di altre multinazionali. Si vedranno delle Y10 con la placca gialla e rossa di Billa, gigante, delle Peugeot con il logo della Mandarina Duck ben visibile, delle Bmw con la mela della Macintosh, piccola ma in posizione strategica. I loghi delle macchine economiche saranno enormi e pacchiani, quelli delle macchine care saranno discreti e di design.
Si creeranno delle convergenze e dei patti ad alti vertici, ad esempio un possessore di Mercedes potrà girare con Shell e Banca Intesa, ma non con Nike e Nestlè.
La gente sarà disposta a tenere queste placche sulla propria macchina perché, all’inizio, le grandi marche pagheranno per ottenere questi spazi: 30 euro al mese per i Gran Pavesi, 40 per lo jogurt Danone, 120 per l’Imodium. Dopo un po’, comunque, le macchine inizieranno ad uscire dalla fabbrica con il logo già stampato, e la gente che deciderà di acquistare una macchina sponsorizzata potrà usufruire di un riduzione sul prezzo di cartello; più loghi ci saranno stampati e meno la macchina costerà.
Dopo un altro po’ inizierà ad andare di moda avere un certo logo sulla propria macchina, e la gente ricomincerà a pagare per poter attaccare il simbolo di MTV o quello dell’Adidas.
E il mercato girerà sempre di più, saremo sempre più contenti e avremo tutti più soldi e posti di lavoro e ci sarà la pace nel mondo.
E la mia macchina sarà uguale a quella di Black Mamba.