Ingannevole è la Rete più di ogni altra cosa

Finchè ero una semplice navigatrice senz’arte e senza blog, mi capitava spesso di domandarmi il motivo per cui alcune persone che un blog ce l’avevano si ritrovassero periodicamente a pubblicare la lista dei referrers, cioè la combinazione di parole che qualche utente ignaro aveva digitato su un motore di ricerca il quale, implacabile, li aveva condotti sul blog in questione.
La cosa più ostica da comprendere, per una non addetta ai lavori, era la spudorata ilarità collettiva che questa cosa suscitava: tutti felici e contenti a ridere alle spalle di gente onesta che cercava qualcosa di utile sulla rete, e che veniva dirottato verso siti dai contenuti oscuri, personali e poco attendibili  – cioè su un blog, appunto.
Mi sembrava una cosa stupida,  ridere alle spalle di qualcuno più ingenuo e inconsapevole, e mi annoiava terribilmente.
Poi ho aperto un blog, e ho capito: i blogger pubblicano la lista dei referrer perché è un ottimo metodo sociologico per testare gli scopi dell’utente medio di internet. Essi, quindi, non sono una casta smaliziata e maligna, ma un esercito di studiosi che opera in sinergia per il progresso dell’umanità.
Detto ciò, mi sento in obbligo di fornire il mio modesto contributo, di dare la mia partecipazione alle magnifiche sorti e progressive.
Ebbene, i contenuti di questo blog hanno saggiamente dirottato dai propri intenti masturbatori un utente che ha cercato su Google “www.ragazzini eccitati gay.it”,  non è certamente riuscito a fornire una risposta a colui che ha domandato “le donne usano lo strapon?” e neanche a risolvere il problema del misterioso navigatore, che ha tutta la mia simpatia, che si è ritrovato su queste pagine mentre stava cercando dei “siti porno in cirillico”.
Temo, insomma, che ben poche persone finite a leggere questo sito abbiano davvero trovato ciò di cui avevano bisogno. Vorrei rendervi partecipa del dramma di questa persona, che ha cercato in internet un sorta di conforto e – forse – un segreto confidente, utilizzando poche ma efficaci parole: “ho fatto ceretta uomo”. Rimangono a me ignoti i motivi per cui ben due persone siano giunte qui digitando come chiave di ricerca “gatto glabro” – e vorrei precisare, a scanso di equivolci e per tutte le associazioni animaliste, il WWF e coloro che si battono in difesa dei diritti degli animali, che il mio gatto ha i peli, sta bene e non ha mai subito alcun trauma fisico/psicologico durante la sua permanenza nella mia casa.
Mi ha, poi, fatto sorridere il rude che è giunto fin qui dopo aver digitato un pittoresco “minchia che puzza”, mentre mi lasciano completamente spiazzata, nell’ordine:  il tizio che ha cercato di comprare delle prese multiple su internet (“prese multiple compro”), quello che aveva bisogno di informazioni sul “lievito scaduto” e l’animalista che ha cercato di farsi una cultura sui “pesci (con la )coda mozzata”.
La cosa che mi gratifica maggiormente, comunque, è l’essere riuscita a rimorchiare un ragazzo che stava cercando una "super topa". Mica roba da tutti.

 
Non so che tipo di rapporto abbiate voi con i film d’autore coreani; personalmente ne ignoravo l’esistenza fino alla settimana scorsa.

Poi la Corea ha dichiarato di possedere l’atomica, e io sono andata a vedere “Ferro Tre – La casa vuota”, l’ultima fatica del regista Kim Ki-Duk – in modo da farmi un quadro dettagliato e completo dell’attuale situazione politica mondiale.

Se non l’avete visto e siete interessati a farlo, vi consiglio di smettere di leggere.

 

“Ferro Tre” racconta la storia di un Tae-suk, un ragazzo molto al di sopra degli standard orientali di bellezza maschile. Tae-suk  gira con una moto lussuosa, ha una passione per il golf e trascorre alcune delle sue giornate ad appendere volantini ai portoni delle case.  Tae-suk trascorre le altre sue giornate a ripercorrere le strade nelle quali ha lasciato i biglietti  pubblicitari; in molte abitazioni i flyer sono stati tolti dai proprietari, in altre no. In quest’ultimo caso, significa che le case sono vuote e che i padroni sono via; Tae-suk vi entra di soppiatto e vi soggiorna fino al ritorno dei legittimi proprietari.

Per prima cosa, ascolta il messaggio registrato sulla segreteria telefonica dai padroni di casa prima di partire; in questo modo scopre dove sono andati e quanto tempo resteranno via. Deve essere un’usanza coreana, perché io non ho mai sentito di nessuno, qui da noi, che prima di andare in viaggio registri una cosa del tipo “Ciao, siamo Franco e Lorella. Siamo andati per quattro giorni alla dodicesima Sagra dell’Anguilla Marinata di Mincio del Basso , lì vicino a  Como. Se volete, lasciate un messaggio dopo il bip”.

In ogni caso, Tae-suk alloggia nelle abitazioni vuote e le utilizza come se appartenessero a lui: dorme, si lava, si prepara da mangiare, guarda la tv, sfoglia gli album fotografici, lava la biancheria sporca che trova in giro, stende i panni, annaffia le piante e ripulisce tutto alla perfezione prima di andarsene. I padroni di casa, al loro ritorno, non troveranno alcuna traccia della sua permanenza. Tae-suk ha anche una macchina fotografica digitale, con la quale si scatta un’istantanea accanto alle fotografie dei padroni di casa appese alle pareti (pare che in Corea ce ne siano almeno una decina per ogni abitazione).

Nel corso di una delle sue peregrinazioni si stabilisce in una villa che riteneva vuota, ma che non lo era.

Sun-hwa è una ragazza che rientra pienamente negli standard orientali di bellezza femminile, sposata ad un uomo brutto e violento, che la picchia e telefona a casa inveendo e intimandole brutalmente di alzare la cornetta. Lei se ne sta nascosta in uno stanzino buio, rannicchiata in un angolo. Tea-suk non la vede, e rimane nella villa. Sun-hwa lo vede, non dice nulla e spia di nascosto i suoi movimenti per qualche giorno. Quando i due – finalmente – si incontrano, Tae-suk scappa e lascia Sun-hwa al suo destino.

Tae-suk, però, ritorna quasi subito sui suoi passi; rientra in casa e osserva Sun-hwa singhiozzare nella vasca. Prende un vestito dall’armadio di lei e glielo appoggia sul pavimento; quando esce dalla vasca lei lo vede, si veste e si siede sul divano, ad aspettare. Al posto di Tae-suk, però, compare sulla soglia il marito, che inizia ad infamarla. Tae-suk osserva la scena, gli approcci sessuali del marito rifiutati dalla donna, gli schiaffi di lui, il silenzio di lei. Tae-suk, quindi, richiama l’attenzione del marito – che esce di casa domandandosi chi diavolo sia quel ragazzo che gioca a golf nel suo giardino – e lo stordisce ripetutamente con la pallina da gioco, assestando colpi mirati e secchi, che lasciano l’uomo bocconi a terra. Sun-hwa guarda il marito, riflette, poi sale sulla moto si Tae-suk e se ne va con lui.

Sun-hwa inzia a condividere lo stile di vita di Tae-suk: i due girano per le strade e alloggiano in appartamenti vuoti, mangiano e puliscono pavimenti, salgono e scendono dalla moto, dormono, si guardano e non si rivolgono mai neanche una parola. La storia procede per qualche tempo, fino a quando la coppia viene denunciata e portata in questura. Tae-suk e Sun-hwa si devono separare: lei tornerà a casa con il marito, che la va a prelevare dalla stazione di polizia e la trascina via, mentre lui dovrà restare in prigione.

Durante il periodo di separazione Sun-hwa rimarrà in casa ad aspettare il ritorno dell’amato, allontanandosi sempre di più dal marito e iniziando una ribellione muta e implacabile nei suoi confronti; Tea-suk, dietro le sbarre, passerà il tempo ad allenarsi nel diventare invisibile, più di quanto lo sia stato fino a quel momento. Vuole diventare inconsistente, puro spirito. Il secondino che ogni giorno osserva dallo spioncino lo stato dei detenuti viene preso in giro ripetutamente da Tea-suk, che dapprima si nasconde alla vista del carceriere aggrappandosi al muro, poi camminando dietro di lui passo dopo passo – quando questi entra e si guarda intorno per capire dove sia finito il carcerato – e, infine, stordendolo più volte con la sua mazza da golf (una mazza immaginaria, inconsistente, fatta di essenza. Tae-suk la può usare proprio perché anche lui è diventato, grazie all’esercizio e alla pratica quotidiana, inconsistente, intangibile, fatto di non-materia – e quindi immateriale).

Una volta rilasciato, Tae-suk tornerà nella casa di Sun-hwa e lì rimarrà a vivere con lei. Il marito non può vedere Tea-suk, avverte solo una strana presenza alle sue spalle ma non può osservare alcun corpo dietro di lui perché Tae-suk non ne possiede più uno: egli è intangibile, invisibile agli occhi della gente. Non possiede niente, non ha un fisico e non ha una casa, nessun oggetto è di sua proprietà, per il mondo lui non esiste. Tae-suk esiste solo per Sun-hwa, l’unica che lo riesca a vedere e la sola che lo possa amare – la sola persona che sia capace di amare la sua essenza, e che quindi meriti di conoscerlo e di averlo al fianco.

febbraio 18th, 2005Il cibo dei poveri (Riso…

Il cibo dei poveri (Riso Imbragato)

Occorrente:
- Brodo
- Riso
                     - Uova 

Preparazione: mettere il brodo sul fornello accesso. Quando bolle, buttare il riso. Quando il riso è cotto, aggiungere un paio di uova precedentemente sbattute a parte con un filo di sale.  Lasciar cuocere finchè le uova si rapprendono. Aggiungere parmigiano a piacere.

State storcendo il naso, lo so. E invece è buonissimo, e se non lo provate siete delle capre.

Esempio di conversazione ordinaria tra due studentesse universitarie

 

- Scusa, il prof ha per caso detto se il programma è sul sito? Ieri non c’ero.

- Si, è sul sito.

- Ok. Un’altra cosa, scusa: per gli appelli? Ha già detto quando li fa?

- Eh, si. (sfoglia un quaderno) Allora, ce n’è uno il 24 aprile e uno il 3 maggio.

- 24 aprile e 3 maggio (scrivi le date su un quaderno). Perfetto. Grazie mille!

- Ah, ma infatti ha messo delle date impossibili.

- Cosa?

- Le date degli appelli si sovrappongono a quelle di Sociologia della Conversazione, Teorie e Tecniche della Moda e di Inglese. Gli abbiamo già chiesto in molti di spostarle.

- Ah.

- Si, perché uno come fa? Io ho sociologia della conversazione e inglese il 24 aprile, poi sto preparando anche psicologia della comunicazione che lo devo dare il 26 e poi ho il tirocinio che inizia il 2 maggio, è tutto troppo sovrapposto. Bisogna che cambi le date.

- Eh, in effetti…

- E devo anche fare la tesina per Vermoni e una relazione per Catini lunga almeno trenta pagine. Come faccio?

- Ah, non saprei. Io ho altri esami, altri prof, sono al vecchio ordinamento e…

- Si sovrappone tutto. Domani devo anche consegnare la relazione di un esperimento per Boldetti e fare l’orale con la Passarini. Non riesco a preparare questo esame per il 24.

- (inizi a grattarti)

- E poi, voglio dire, l’esame con la Tortelli è troppo lungo. Cioè, voglio dire, come devo fare a studiarmi tre libri da 300 pagine, la dispensa e poi andare a fare un orale in cui chiede delle cose che non sono scritte nei libri, ma che bisogna inventarsi? Cioè, rielaborare, dice, ma è troppo un casino.

- (inizi a guardarti intorno con fare distratto)

- (interviene una studentessa a rafforzare la tesi appena esposta. Continuano la conversazione coinvolgendo anche te)

- Infatti, e poi io lavoro anche, insomma, non ho tutto questo tempo per venire a lezione e fare delle tesine e dei lavori a casa e delle cose su internet. Sono impegnata tutto il giorno, sto fuori casa, giro, sul serio, sono in strada dalle 8 del mattino alle 7 di sera, guarda è davvero pesante.

- (inizi a fare dei passi indietro, tentando un allontanamento)

- Perché l’azienda di moda in cui lavoro è molto esigente, mi hanno assunta perché sono brava, no, cioè, mi hanno assunta perché ho fatto domanda, se vuoi possono assumere anche te, basta chiedere. Poi lavori un po’ e vedono, se non sei proprio impedita ti tengono.

- (ti allontani a piccoli passi fissando il muro, le scale, il soffitto, i tuoi piedi e annuendo coscienziosamente)

- Si, sono bravi, sai. Io ho conosciuto l’azienda perché un amico gay del mio moroso conosce bene l’ambiente e mi ha dato la dritta. Adesso sto lavorando ad una collaborazione con Vogue italia. Lo so che è un po’ così, come giornale, io neanche lo leggo, però dai lo faccio per imparare qualcosa.

- (cerchi di diventare invisibile mimando una tecnica ninja)

- L’altra collaborazione che ho fatto con Fabbrica, sai quella della pubblicità della Benetton, è stata molto più interessante. Ci hanno coinvolti molto nelle loro cose, ci hanno fatto vedere l’ambiente, è stato molto interessante.

- (fingi un malore)

- Comunque il mio lavoro vale come tirocinio, ti danno i crediti e tanto le cose che faccio le farei lo stesso, quindi è una grande opportunità, unisco l’utile all’utile.

- (strisci verso la porta puntellando gli alluci e i gomiti al suolo)

- Dalla mia esperienza sul campo, posso dire che all’università non ti insegnano niente. Gli esami e le cose che studi non ti servono a niente quando entri davvero nel mondo del lavoro. Ma proprio a niente, eh! Io sono anche stata rappresentante degli studenti un paio di anni fa, e infatti ho lottato per affermare questa cosa, cioè che con il nuovo ordinamento gli esami fossero più finalizzati ad insegnare davvero agli studenti come comportarsi sul lavoro e non solo cose astratte come la sociologia o la semiotica.

- (alzi un braccio per chiedere aiuto a un passante, ma quello tira dritto per la sua strada)

- Perché io vengo da Padova, e là le cose sono diverse. Qua non mi piace molto, appena posso torno a casa dai miei cari. Faccio il viaggio in treno con il mio moroso, che anche lui sta in un paese vicino al mio in Veneto, e così ci facciamo le vacanze insieme.

- (sventoli un fazzolettino da naso usato perché è l’unico che hai rimasto)

- L’ultima volta che siamo partiti ho chiesto alla mia azienda di darmi le ferie, ma non me le hanno date perché non le ho maturate, allora mi sono messa in malattia. Oh, io volevo andare a casa, ero qua da otto mesi, è anche giusto che uno torni a casa ogni tanto.

- (ti alzi di scatto e inizi a correre verso l’uscita senza voltarti indietro)

- (una volta fuori, scruti attraverso la porta e vedi che sta continuando a parlare, non sai con chi)

- (ti allontani furtiva)

febbraio 15th, 2005Esercizio di Stile #1 …

Scrittrice a Caso

Esercizio di Stile #1 

Intervista 

Intervistatore: “Ancella Profanata delle Lettere. Così ti sei definita. Perché?”

Scrittrice a Caso: “ Non ricordo di essermi definita così. Non mi piace definirmi. Preferisco bere Lexotan. Dannazione dei gatti.” 

Intervistatore: La tua scrittura sembra non avere regole, come una mina antiuomo che esplode schegge di violenza e poesia, sete d’amore e ansia di fare e farsi male, gocce di passionalità e lassativi. Da cosa deriva tutto ciò?”

Scrittrice a Caso: “La scrittura non deve avere regole. Perché dovrebbe? Mi scappa da cagare. Sento spingere e pulsare giù giù fino nel profondo, nell’oscuro antro pieno di farfalle sanguinanti e ragni viola. Scivolo. Sempre. Più. Giù. Mastico lucertole. Entropia dell’universo.”

Intervistatore: “<<Empty Space>> è, a detta di molti, troppo avanti nell’evoluzione della letteratura. Indigeribile, serve un’intera bottiglia di Jagermaister per mandarlo giù”

Scrittrice a caso: “E’ vero, è un libro spaziale, antartico, da imbottirsi di Motilium prima di leggerlo. Consiglio la lettura di <<Empty Space>> solo in presenza di un secondino, del vostro partner, di una bottiglia di ansiolitici o di un barboncino nano per leccarvi le ferite che vi procurerà. Leggilo sulla tazza, mentre spingi. Infilatelo in un orifizio, quello che preferisci, e succhialo. State attenti, <<Empty Space>> è una bomba, potrebbe farvi saltare una gamba”

Intervistatore: “<<Ice>> consacra una Scrittrice a Caso come l’autrice-shock dell’attuale panorama letterario italiano. Un autentico pugno nello stomaco ai benpensanti. Eri consapevole di questo quando l’hai scritto? Te l’aspettavi? Lo volevi?”

Scrittrice a Caso: “Non sono mai consapevole, la consapevolezza è uno scoiattolo che urla quando lo accarezzi, preferisco l’inconsapevolezza, il detersivo al limone per piatti”

Intervistatore: “Ti senti una scrittrice horror?”

Scrittrice a Caso: “Mi sento una scrittrice Orrenda. Immonda. Sporca. Il 30 di questo mese uscirà un mio racconto intitolato <<Dark Land>>, è la storia di una terra nera popolata di bambini deformi che ripetono tutto il giorno <<Cadrai>>. E’ illustrato dal mio vicino di casa, non è capace a incrociare due righe ma sono stata a letto con sua mamma, è stato così violento e perfido, tenero, e adesso mi devo sdebitare. Alito di Cammello”

Intervistatore: “Ti piacerebbe fare l’esperienza di lavorare in un film porno estreme?”

Scrittrice a Caso: “Si però con Margaret Mazzantini”

Intervistatore: “<<Cast>> ha un po’ deluso le aspettative di chi si aspettava il degno seguito di <<Ice>>. Qualcuno ha detto che è solo un esercizio di stile, sterile ed egocentrico, improduttivo; un libro scritto da un’autrice che non ha più niente da dire. Cosa ne pensi?”

Scrittrice a Caso: “Non sapevo che avesse deluso, tutti i miei fans che mi scrivono si dicono entusiasti, eccitati e mi hanno chiesto di potermela leccare. Non ho esaurito me stessa, questo accadrà solo con la mia morte, quando sarò cadavere e non avrò più niente da aggiungere”.

Intervistatore: “Cos’è il nevroromanticismo?”

Scrittrice a Caso: “Boh”

Intervistatore: “In rete ci sono molti autori esordienti nel campo dell’underground. Ti è mai capitato di leggere qualcosa? Cosa ne pensi?”

Scrittrice a Caso: “Non riesco a leggere in rete. Guardo solo le immagini”

Intervistatore: “Un saluto ai lettori”

Scrittrice a Caso: “Amate, picchiate, Leccate fino a fare uscire il sangue dagli alberi”


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