gennaio 17th, 2005Tradizione e ModernitàOggi è il…
Tradizione e Modernità
Oggi è il giorno di S.Antonio abate, il santo ricordato per la sua passione verso gli animali e per l’omonimo fuoco (forse anche per le omonime catene, ma questa è una mia idea). A lui sono associati: il bastone a T (che simboleggia la vittoria sugli eretici) e il maiale (che rappresenta il diavolo – sottoforma di tentazione della carne – sconfitto da Antonio resistendo alle tentazioni). Nato nell’Alto Egitto tra il 251 e il 356 D.C., è stato il primo ad inaugurare la vita monastica e si narra che sia riuscito a rubare il fuoco all’inferno con l’aiuto di un maialino che aveva trovato in strada e curato, salvandogli la vita. Grazie al suo dominio sul fuoco gli venne attribuita la capacità di guarire l’herpes zoster (il fuoco di S.Antonio, appunto). L’anniversario della sua morte, inoltre, cade in coincidenza con le antiche feste sementine dell’antica Roma, durante le quali venivano effettuate cerimonie con lo scopo di purificare gli uomini, gli animali e le terre. In questo giorno gli animali non dovevano lavorare e non potevano venire macellati; inoltre gli uomini andavano a dormire molto tardi di notte, perchè si pensava che le bestie iniziassero a parlare tra loro dopo la mezzanotte e tutti erano curiosi di sentirle. La tradizione vuole che, il diciassette gennaio, gli animali venissero portati sul sagrato della chiesa per essere benedetti, come augurio di buon auspicio e prosperità.
Qui la tradizione, in parte, persiste - e oggi i frati distribuiscono i panini di S.Antonio, beneditti in vece delle bestie – per cui i contadini della zona vanno a prenderli e fanno un’offerta (lasciando a casa le vacche e i buoi, che è più comodo, e una volta di ritorno glieli danno da mangiare). In realtà ci vanno un pò tutti, a prendere i panini – anche le signore impellicciate che li spezzettano per i pettirossi, o la gente che vive negli appartamenti e si tiene un alano in salotto. Si pensa che porti fortuna darli agli animali, e – per estensione – si è portati a credere che saranno propiziatori anche ai padroni, alla casa, al portafogli, ai figli, alle piante e a tutto ciò che riguarda la vita quotidiana.
Ieri, quindi, sono andata a consegnare 130 Kg di panini di S.Antonio (peso medio per panino: 2 g) in un convento, trascinandoli in Sacrestia in comodi sacchi della farina da 6 Kg l’uno. Non sono caduta neanche una volta e sono riuscita a non nominare il nome di Dio invano quando il priore mi ha detto, per fare conversazione, "Che freddo fa, oggi?". Però adesso il mio piumino è rivestito da un coriaceo strato di farina che non accenna a sparire, e quando esco sembro una meringa.
E poi mia mamma mi ha costretta a mangiare un panino, che il cane non l’ha voluto e non si sa mai.
Vuacciù Ueiti O-O 