Ma anche noA Tristan sarebbe piaciuto

Tutti gli uomini gridino: c’è un grande lavoro distruttivo, negativo da compiere. Spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione.

# Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia; 
# Protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere, teso nell’azione distruttiva;
# Presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin’ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione;
# Abolizione della logica – belletto degli impotenti della creazione – di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi;
# Ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta;
# Abolizione della memoria;
# Abolizione dell’archeologia;
# Abolizione dei profeti;
# Abolizione del futuro;
# Fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità.

PUCCA. Che diavolo è?

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Ieri sera, in qualche modo, mi sono ritrovata al Lord Lister a guardare un concerto dei Bag End, gruppo modenese che suona del Kitchen Blues*.

CuloDritto: "Ma perchè vi chiamate ‘Il fondo della borsa’, scusa? Che senso ha?"
Bassista: "Mah, veramente ci chiamavamo ‘Vicolo Cieco’, poi un tizio per il quale dovevamo andare a suonare si è sbagliato a trascrivere il nome, e siamo diventati i Bag End."

Comunque mi sono aggiudicata una pole position – nel senso che stavo esattamente di fronte al cantante. E non c’era un qualcosa assimilabile ad un palco; stavamo proprio uno di fronte all’altra, a mezzo metro.

RickyLeRoy: "Che cos’è quel telefono che ha sotto i piedi?"
CuloDritto: "E’ una pedaliera, imbecille."

Io, poi, mi sono fatta prendere, e ho urlato e applaudito e fatto battute con tutti i membri della band – che quando vedo un concerto vado giù di testa. Ad un certo punto, visto il mio imbarazzante entusiasmo, il cantante mi ha anche attribuito l’appellativo di "Valletta del Gruppo", scatenando l’odio nei miei confronti da parte di tutte le loro amiche che erano scese da Modena apposta per sentirli.

Loro, comunque, sono bravi e simpatici, e alla fine ho anche comprato la spilletta e il Demo (spesa complessiva: 2 euro).
E il cantante è pure belloccio, che non guasta mai.


* No, non ho ancora capito cosa sia di preciso.

StarFuckerHearts and Thoughts they fade, fade away

Ho appena finito di scrivere un’emozionante tesina sul mondo delle Groupie, analizzato da un’originale prospettiva semiotica ("originale" perchè me la sono inventata io).
Se qualcuno è interessato a leggerla può mandare una mail a
super.topa@email.it con oggetto "La Topa è un Referente Condiviso".

Eh ehAguzzate la vista

Il simpatico cagnolino che compare nella pubblicità della nuova Peugeot ha l’uccello in tiro.

Perché sei sbronzo*

Stamattina mi sono alzata carica di buoni propositi e con la ferma intenzione di riprendere in mano le redini della mia vita (è una cosa che faccio un paio di volte a settimana, come decidere di fumare di meno o imparare a inserire i cassetti nella cassettiera. Non so fare, no). Quindi ho acceso il piccì e ho cercato di iscrivermi ad un esame (l’iscrizione è effettuabile solo online, le liste cartacee sono scomparse da tempo in facoltà). Per accedere alla pagina di registrazione è necessario effettuare un login, in cui bisogna compilare tre campi (username, password e numero di matricola). La password è una stringa di dieci caratteri, key sensitive e immodificabile. In sintesi, ho una password che recita più o meno così: fgk7iF9Gxl. L’anno scorso me la sono dimenticata quattro volte, e la mia fama presso l’Ufficio Account ha raggiunto livelli inebrianti. Io, però, sono una persona modesta, e ho rinunciato alla gloria buttandomi alle spalle gli striminziti foglietti sui quali lo stesso impiegato mi ha trascritto la stessa stringa per quattro volte - che perdevo regolarmente dopo un paio d’ore – e ho scelto la via del futuro: l’ho memorizzata sul cellulare. Non ho più avuto complicazioni per diverso tempo, finchè il mio telefonino ha tirato le cuoia e l’ho dovuto cambiare. Forse non tutti sanno che la Sim Card ha una capacità di circa 0,3 KB, per cui nel passaggio ho perso il 70% delle informazioni rilevanti (essenziali) salvate sul cellulare, che sono rimaste nella memoria dello stesso e delle quali la carta non conserva traccia. Sul nuovo telefono ho una rubrica piena di numeri di telefono di gente che non vedo da anni, e nessun numero delle persone che frequento abitualmente. Ma, soprattutto, non ho più la password dell’account. E il vecchio cellulare non funziona proprio più, per cui non posso accenderlo e controllare la rubrica.

Quindi sono andata in un negozio in cui c’è gente che si martirizza ogni giorno nel tentativo di risolvere simili problemi alle persone, e ho esposto il mio. La ragazza che mi ha ascoltata con compassione mi ha spiegato che il vecchio cellulare non riusciva a leggere la Sim Card perché si era rotto il porta-sim-card, cioè un microscopico pezzetto di plastica che la tiene ferma. “Lo compro nuovo e mi laureo”, ho pensato aristotelicamente, e me ne sono fatta dare uno in sostituzione. 5 euro (sti gran cazzi) spesi per una buona causa. Ho chiesto alla ragazza se, magari, non fosse possibile salvare sul sito della Vodafone la mia rubrica, così da evitare simili rotture di palle in futuro. “Non so”, fa lei “C’è Vodafone Live, ma non so bene come funziona”. Mi sono fatta lasciare l’opuscolo e me ne sono andata tutta contenta. Poi ho controllato l’opuscolo, e i mirabolanti scenari che mi stava per aprire. Allora: posso salvare sul sito della Vodafone i miei sms, le mie suonerie polifoniche, i miei loghi e i miei mms, ma per la rubrica mi attacco e tiro forte. Però posso scaricarmi il coro della mia squadra del cuore e cantarlo a squarciagola (“Ti sembrerà di passare una domenica allo stadio”), oppure ricevere via mms ogni edizione del Tg5 per un mese alla modica cifra di 7 euro, o anche “scoprire il mondo dell’Eros con tante immagini e test intriganti”, perché “il Kamasutra e il Tettest renderanno il mio cellulare una divertente fonte di ispirazione!”. E io che credevo fosse illegale. Vodafone. Ed è tutto intorno a te.*

 


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