When I'm Messed up, that's what makes the difference today
Fosse Facile

Mio babbo va a periodi, nel senso che si impunta spesso su una cosa e per svariati mesi in casa gira solo quella cosa lì. Si impallina con la musica? Benissimo: per otto mesi si ascolta una singola canzone, tutti i giorni in loop fino alle 21.00 con il Dolby Sourround - così, per diletto.  Decide di farsi piacere un certo tipo di cibo? Perfetto: per quattordici mesi mangia solo quello, pranzo e cena. Si da all’hobbystica? Ci ritroveremo per sei mesi il salotto invaso dai materiali più disparati.
I Grandi Classici di Casa CuloDritto comprendono, tra gli altri: il Resto del Carlino, le pile, le bistecche di manzo, Trottolino Amoroso (du du da da da), la formattazione di C, il the freddo al limone, le brugole, Attenti al Lupo, il lucido nero per scarpe, le camicie, i Magnum, i dischi fissi, l’acqua frizzante in bottiglia, i cioccolatini, le tende per la porta d’ingresso, i kitkat, le etichette adesive bianche, le verdure cotte alla griglia, i post it fucsia, l’allineamento delle cartucce, gli elastici, Crimson and Clover, le prese multiple, i cellulari, i dc masterizzabili, i calzini neri di lana sottile, i biscotti Oro Saiwa, la piadina confezionata, i porta-zucchero/sale dell’Ipercoop, i fazzolettini da naso, gli accendini neri con scritto Bic. E’ un cosmopolita, in realtà.
Questa tendenza alla diversificazione feticistica è accompagnata da una parossistica tendenza all’accumulo; in casa conservo, tra le altre cose, alcuni quotidiani del ’99, una scheda madre inutilizzata, quaranta pacchetti di sigarette intonsi che non si possono aprire e sette confezioni di acqua (da sei bottiglie cadauna) che svettano minacciose accanto alla cuccia del cane, in giardino. Tutta questa assurda quantità di roba identica e inutile va a finire, com’è logico, nei posti più disparati, creando un disordine assoluto. In casa mia  il martello sta nel quarto cassetto del salotto e la crema per le mani è in cucina dietro le scatolette del cane e davanti allo sciroppo per la tosse secca. E’ un’abitazione a strati: sposti una cosa e ti si apre un universo che non sospettavi esistesse. La mia casa è grande il triplo di quello che sembra, ne sono certa.

Adesso devo trovare una maglia. Verde.
Si accettano scommesse.

We've been dancing with....

The Fish Deal

Una volta, da piccola, ho vinto un pesciolino rosso alle giostre (come tutti, del resto). L’ho portato a casa avvolto in un sacchetto di nylon trasparente, identico a quelli in cui, oggi, metto le zucchine che compro da Billa (anche se costano sempre troppo). Io ero abbastanza reticente nei confronti di quel pesce; mi faceva senso ed era viscido, anche se non era certo il primo che mi aggiudicavo con il lancio dell’anello. Ne avevo già portati a casa parecchi,  e ogni volta li mettevo in un acquario gigante con il coperchio fucsia, dove rimanevano pacifici e solitari fino alla fine dei loro giorni – cioè, in genere, fino alla settimana successiva.
Quella volta, però, andò diversamente: l’indifeso pesciolino restò in vita nove anni (con il tempo mi sono convinta che doveva essere stato esposto a qualche genere di radiazione, e ho iniziato a temere che la mia casa fosse un covo di onde elettromagnetiche nocive per la salute. Ma all’inizio ero piccola e felice).
Si chiamava Mr Brownstone (o Nuanda, a seconda di come mi girava) ed era bruttissimo.
Era anche un predatore, nel senso che ogni anno inserivamo un paio di nuovi pesciolini rossi  a fargli compagnia (sempre vinti alle giostre, ovviamente), e Nuanda se li mangiava, letteralmente. Iniziava con il mordicchiare loro la coda, e dopo un paio di giorni gliel’aveva mozzata del tutto. Morivano perchè diventavano incapaci di nuotare, penso.
Era proprio stoico, il mio pesce: a parte il fatto di essere riuscito a restare in vita tutte le volte che gli abbiamo cambiato l’acqua (il che è un merito, perchè saltava sempre fuori e scivolava sotto la lavastoviglie, luogo dal quale lo tiravamo fuori dopo un’ora abbondante mentre il gatto cercava di sbranarlo), è anche sopravvissuto alla Terribile Fusione dell’Era dei CuloDritto. La Terribile Fusione fu dovuta ad una leggerezza commessa da mia mamma: stanca di avere quegli orrendi pesci mozzi che le nuotavano davanti agli occhi mentre cucinava  – si, li tenevamo in cucina. Davvero- spostò l’acquario nella parte alta della mobilia, vicino al soffitto. In questo modo la visione dei corpicini devastati e storpi non la disturbava più, anche se ogni volta bisognava arrampicarsi su una sedia per riprendere l’acquario e cambiare l’acqua, con il conseguente rischio di rottura del collo dell’addetto di turno al cambio . Dopo poche settimane dalla nuova sistemazione, assistemmo impotenti ad una moria diffusa e spietata dei pesci; pensammo ad una malattia, o alle solite radiazioni, e aspettammo che il tempo facesse il suo corso.
All’epoca c’erano circa sei o sette pesci nell’acquario; dopo un paio di mesi ci venne il dubbio che, magari, il motivo per cui morivano tutti era dovuto alla posizione dell’acquario – in cucina si cuociono i cibi, e il calore va verso l’alto insieme al vapore. Ci accorgemmo con raccapriccio di avere inconsapevolmente lessato le povere bestie, e ritirammo giù l’acquario. Solo nuanda era sopravvissuto.
Morì di vecchia, e penso fosse proprio soddisfatto.
Io quel pesce me lo ricordo ancora - e anche se alla fine dei suoi giorni era tutto squamato e grosso da fare impressione, non posso proprio dire che non abbia lottato fino alla fine (senza unghie e senza denti, oltretutto). Più che un’attrazione o un premio, è stato un eroe.

Ti SpiezzoMi consenta

Insomma. Non posso fumare, devo praticare l’astinenza sessuale perchè è l’unico modo che ho per non prendere l’AIDS e devo avere il girovita inferiore agli 88 cm per decreto legge.  E siamo al 24 gennaio. Si vede che gli inglesi sono ottimisti.

 Pericolo
Analisi della cinematografia italiana contemporanea, primo modulo


La grande abbuffata sarebbe durata molto di meno se avessero preparato cibo cinese.

Ciò che vorrei è la Pace nel MondoL’Angolo del Linguista

Alcune parole hanno un significato che non è univoco, cioè uno stesso termine può significare due (o più) cose diverse. L’esempio classico è il termine "pesca", che può indicare un frutto oppure l’atto del pescare, a seconda dei casi. La capacità di identificare il significato attribuito, di volta in volta, ad un termine, dipende dalle capacità personali, dal contesto e dalla cultura condivisa. Se sentiamo due persone dire: "Domani andiamo a pesca?" la prima cosa che pensiamo è che si stiano dando un appuntamento per il giorno successivo, e che l’azione che svolgeranno sarò quella di sedere al bordo di uno specchio d’acqua, tirare fuori due canne da pesca, gettare l’amo e aspettare che un pesce abbocchi (alcuni passaggi sono volontariamente lasciati alla vostra immaginazione, in modo da non annoiarvi). La frase "Andiamo a pesca?", in ogni caso, difficilmente verrà interpretata da un ascoltare smaliziato come il proposito di recarsi presso le vicinanze di un frutto che risponde al nome di pesca; ciò non toglie, però, che le nostre due ipotetiche persone possano abitare nelle vicinanze di un paese che si chiama "Pesca", e che quindi la frase significhi, nel contesto in cui viene pronunciata: "Domani ci rechiamo insieme presso la località di Pesca?". Può anche capitare che i due condividano un linguaggio peculiare, utilizzato da una ristretta cerchia di persone, al limite solo loro due - cioè che usino il termine "pesca" per indicare, ad esempio, uno spinello oppure un mazzo di carte. In questi casi la frase "Andiamo a pesca?" vorrebbe dire, rispettivamente, "Andiamo a fumarci un cannone insieme?", oppure "Ci facciamo una partita a poker?". Questi due esempi servono a chiarire l’importanza dell’uso che si fa di una lingua nel processo di attribuzione di senso.
In sintesi, esiste un significato preferenziale attribuito ad ogni termine, ma ciò non toglie che esso possa stare a indicare qualcosa di diverso – e la capacità di individuare il significato effettivamente attribuito ad uno scambio linguistico da coloro che lo effettuano dipende, in ultima analisi, dalle capacità dell’ascoltatore.

Tra i fornai, per fare un altro esempio, il lievito viene chiamato “bambino” (perché va curato come un pargolo -  tenuto in freezer avvolto in degli stracci ad una temperatura precisa, e una volta tolto è necessario utilizzarlo immediatamente, altrimenti si altera a contatto con l’aria e non è più buono da niente. In quest’ultimo caso si dice che muoia).  Capita, quindi, che in un laboratorio si senta urlare nel cuore della notte:

- Capo, è morto il bambino! Cosa ne faccio?
- Buttalo nel pattume.

Questo scambio di battute, come avrete capito, non significa che i fornai sono cattivi e uccidono i bambini (se sono anche comunisti, però…), ma solo che il lievito è scaduto.

Date le premesse di cui sopra, analizzare il significato della frase: “L’indomito fuoco della libertà brucerà fin negli angoli più oscuri del mondo”, oppure – in alternativa – “La libertà verrà per coloro che la amano.”


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